
Asilo negato? Da rivedere la decisione depositata dopo troppo tempo
Il giudice deve rivedere la sentenza con la quale nega la protezione internazionale all’immigrato se tra la decisione e il deposito passa un tempo troppo lungo. La Cassazione con la sentenza 5081, accoglie il ricorso di un cittadino nigeriano al quale la Corte d’Appello aveva negato lo status di rifugiato e anche la protezione sussidiaria, o per scopi umanitari. Per la Corte territoriale mancava, infatti, la prova della sua vulnerabilità nel caso di rientro in Nigeria e, soprattutto, quella dell’integrazione in Italia anche per l’assenza di un lavoro.
Tra questa decisione e il deposito della sentenza erano passati però due anni. Un tempo decisamente troppo lungo, durante il quale la situazione del giovane era cambiata: aveva trovato un lavoro ed era diventato padre in Italia. Per la Suprema corte, dunque, sulla vecchia sentenza va passato un colpo di spugna.
Le norme comunitarie
Il verdetto è, infatti, privo di valore perché non in linea con le norme comunitarie e, in particolare, con la direttiva 2013/32/Ce, che impone un esame completo e attuale degli elementi di fatto e di diritto. La Cassazione afferma allora che quando «tra la data in cui il ricorso è stato assunto in decisione e la pubblicazione della decisione decorra un termine troppo esteso e del tutto anomalo – nella specie due anni – il giudice è tenuto a prendere in esame anche elementi di prova o fonti di informazione successivi, eventualmente aggiornando la decisione, anche attraverso la riapertura dell’istruttoria nel rispetto del principio del contraddittorio».
E nel caso esaminato gli elementi nuovi c’erano: era documentata la nascita di due bambine e di un terzo in arrivo, come era provata la sua condizione di lavoratore dipendente. Prove che non erano state considerate perché depositate, a marzo del 2023, dopo l’udienza di precisazione delle conclusioni che si era celebrata il 28 settembre del 2021, per una decisione arrivata il 13 giugno 2023 e comunicata a ottobre dello stesso anno. Per gli ermellini sentenza da cassare e rinviare alla Corte d’Appello.
Fonte: Il Sole 24 Ore