Bonomi Group, dagli investimenti la spinta per il record

Bonomi Group, dagli investimenti la spinta per il record

«È uno dei tanti aspetti per cui le dimensioni aziendali sono importanti – aggiunge Bonomi – perché avere le spalle robuste consente di fare gli investimenti necessari, in questo caso per poter produrre valvole e raccordi in leghe diverse adeguandosi alle regole locali e poter competere così in tutto il mondo».

Organizzazione produttiva complessa, quella del gruppo, che deve poter gestire in modo efficiente lotti minimi di valvole finite, componenti, raccordi e tubi, massa di codici che supera ampiamente le 20mila unità e che vede ogni giorno una produzione massiva: 330mila raccordi, 66mila valvole finite.

Oggetti interamente tracciabili, spostati e gestiti all’interno del sito con un utilizzo robusto dell’automazione, tra carrelli autonomi a guida laser che prelevano i prodotti a fine linea e li posizionano per il confezionamento e magazzini automatici lunghi 70 metri, al lavoro su tre turni per gestire la domanda.

«Che resta alta anche ora – spiega Bonomi – con ordini che ci danno una buona visibilità sui prossimi mesi. L’idea quest’anno è quella di superare per la prima volta la soglia dei 400 milioni di ricavi, scenario internazionale permettendo». Entro fine anno è prevista la scelta finale per l’assetto futuro negli Stati Uniti, che già oggi rappresenta la filiale estera più robusta con 30 persone coinvolte. Anche al netto del tema dei dazi, da tempo il gruppo ha l’idea di avvicinarsi al suo mercato principale, rilevando un’azienda a stelle e strisce o partendo da zero con una nuova costruzione. «Abbiamo già visionato almeno una dozzina di imprese – spiega l’imprenditore – ma devo dire che il livello qualitativo non è paragonabile al nostro: rispetto all’Italia sono davvero molto indietro nei macchinari utilizzati e nelle tecnologie. Da qui, in futuro, continueremo a spedire alcune componenti ma il nodo non è solo rappresentato dai dazi, perché operare negli Stati Uniti in modo diretto aiuta anche in termini finanziari, evitando o abbattendo i rischi di cambio e i costi della copertura di una vendita in dollari». Fondata nel 1901, l’azienda, che vede all’opera già la quarta generazione imprenditoriale, tra crescita organica e acquisizioni ha raggiunto in Italia un organico di mille addetti e realizza i due terzi del proprio business con l’export, come confermato visivamente dalla lunga sequenza di pallet pronti per la spedizione in tutto il mondo. Mentre all’esterno, in uno spazio adiacente, si lavora già per preparare un nuovo investimento da 40 milioni, sito logistico da 16mila metri su cui convergeranno alcune produzioni. «La crescita deve proseguire – spiega Bonomi indicandoci il terreno – e l’unica strada è questa: investire».

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Fonte: Il Sole 24 Ore