Bp vola in Borsa dopo l’ingresso del fondo attivista Elliott
Più di una scalata vera e propria, sembra comunque verosimile un’accelerazione nelle dismissioni di singoli asset – processo che è già stato avviato – o magari la cessione di intere divisioni, previo uno scorporo, a replicare il modello delle “società satellite” sperimentato con successo da Eni. Quest’ultima potrebbe in effetti essere la soluzione preferita da Elliott per creare valore.
Reuters Breakingviews, in base a recenti stime di analisti, calcola che la somma delle varie “parti” di Bp possa valere fino a 193 milioni di dollari, o 134 miliardi una volta sottratto il debito (fardello pesante per la Major britannica, che ammonta a 59 miliardi).
Le difficoltà di Bp saranno probabilmente confermate alla presentazione del bilancio, in agenda martedì 11: la compagnia ha già anticipato un impatto fino a 300 milioni sugli utili del quarto trimestre legato al crollo dei margini di raffinazione. L’appuntamento clou è però quello con il piano strategico, che Bp ha rinviato di due settimane, al 26 febbraio, e spostato da Londra a New York per un trattamento sanitario non precisato subito dal ceo Murray Auchincloss.
Il manager, che ha preso il timone a settembre 2023 dopo il licenziamento di Bernard Looney, sta già cercando di aggiustare la rotta rispetto al passato, anche attraverso un taglio dei costi, e di recente ha annunciato 4.700 licenziamenti. La sfida principale consiste però nel rifocalizzare il gruppo sulle attività nell’Oil&Gas, da cui Looney si era ritirato eccessivamente, convinto che la domanda di petrolio avesse già smesso di crescere.
Le energie pulite – che generano ritorni inferiori – hanno attirato negli ultimi 5 anni un quinto degli investimenti in conto capitale di Bp, fa notare Citi. Le attività tradizionali nel petrolio e nel gas sono state viceversa trascurate, un errore strategico con il senno di poi, al quale adesso è impegnativo rimediare.
Fonte: Il Sole 24 Ore