Campioni di sport e confine

Campioni di sport e confine

I confini stanno diventando muri e un libro come quello di Lamberto Gherpelli sui Campioni di confine. Gli esuli istriani, fiumani e giuliano-dalmati che hanno fatto grande lo sport italiano ci ricorda che stiamo giocando con il fuoco, che non ricordiamo – dimentichi e arroganti – che i confini sono osmosi, scambio e ricchezza. Il giornalista, che ha lavorato per il «Guerin sportivo» e «Il Resto del Carlino», vuole «riportare alla memoria una tragedia dimenticata perché ancor oggi solo una piccola parte degli italiani conosce la storia degli esuli, che, quando arrivarono, erano abbandonati a sé stessi, soli e senza niente» e lo fa con il linguaggio universale dello sport e dei suoi protagonisti.

Nino Benvenuti, storia del pugilato italiano, nasce a Isola d’Istria, che nel Dopoguerra passa sotto il comando jugoslavo e il pugile ricorda: «nel paese dove sono nato le uniche scritte ancora in italiano sono al cimitero. A parlare la mia lingua è rimasto qualche vecchio pescatore, giù al porto». Ha fatto star svegli milioni di tifosi, Benvenuti sul ring contro Emile Griffith per il titolo mondiale dei pesi mesi. Un altro pugile di confine è Ulderico Sergo (1913-1967), nato a Fiume nel 1913, quando la città era ancora parte dell’Impero Austro-Ungarico. Di classe inconfondibile, vinse quattro volte il Guanto d’oro a Chicago e soprattutto l’oro a Berlino 1936 nei pesi gallo. Insomma, un campione olimpico dimenticato che nel 1947 fu costretto ad abbandonare Fiume, la sua terra. Della provincia di Pola era originario Mario Andretti che ricorda il campo profughi di Lucca, prima del grande balzo verso gli Usa e una carriera internazionale come pilota.

I ritratti di Gherpelli si susseguono: Ottavio Missoni (1921-2013) veniva da Ragusa-Dubrovnik. Nel 1935 veste la maglia azzurra nei 400 piani e nei 400 ostacoli, è campione mondiale studentesco a Vienna nel 1939 e partecipa ai Giochi di Londra 1948. Poi, smesso l’azzurro, comincia la rincorsa nel mondo della moda insieme con la moglie Rosita Jelmini. C’è l’eroe dei due mondi, Cesare Rubini (1923-2011), «secondogenito di una famiglia di dalmati emigrati verso l’Italia dopo il trattato di Rapallo del 1920». Le scelte dei potenti ricadono su tutti, vite lacerate, famiglie in fuga. Rubini è stato oro olimpico a Londra 1948 nella pallanuoto e, poi, nella pallacanestro vinse cinque titoli come giocatore e quindici come tecnico. Un altro oro olimpico è quello di Agostino Straulino (1914-2004), velista, oro a Helsinki 1952 e argento a Melbourne 1956. Era nato a Lussinpiccolo, oggi in Croazia: «Sulla mia isola sono venuto al mondo e sono cresciuto. Là ho conosciuto il vento e l’ho fatto diventare mio amico». La geografia entra ed esce dalle storie, è un luogo di nascita e segna le vite. Orlando Sirola (1928-1995) nasce a Fiume e alla fine della guerra la famiglia se ne va, scelsero Latina per ricominciare. Da lì Orlando diventa dieci volte campione italiano di tennis con Nicola Pietrangeli. E poi c’è un calciatore quasi mitico, quell’Ezio Loik (1919-1949), morto a Superga con il Grande Torino. Era nato, pure lui, a Fiume, pochi giorni dopo l’ingresso di D’Annunzio in città. L’album proposto da Gherpelli ha anche le figurine dei fratelli Mario (1905-1978) e Giovanni Varglien (1911-1990), glorie fiumane e pilastri della Juventus dei cinque scudetti consecutivi degli anni 30. Ancora calciatori fra i campioni di confine: c’è anche Rodolfo Ostromann (1903-1960), attaccante del Milan e della Triestina.

I trionfi e le epopee dimenticate degli atleti di questo libro fanno riemergere anche ferite antiche, strappi del confine e della storia, che sono tornati di attualità dopo il 2004, quando è stato istituito il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, che cade il 10 febbraio di ogni anno (il 10 febbraio 1947 fu firmato il trattato di Parigi che assegnava alla Jugoslavia Istria, Quarnaro, Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in passato territorio italiano). Ricordare è costruire un Paese migliore: in questi anni, profughi e barconi sono al centro del dibattito e degli scontri ma resta la riflessione dello scrittore Fulvio Tomizza, nativo di Materada, in Istria: «Che ironia della sorte! Si parla tanto di profughi e non si è mai capito, mai onorato i profughi nostri, italiani d’Istria».

Lamberto Gherpelli, Campioni di confine. Gli esuli istriani, fiumani e giuliano-dalmati che hanno fatto grande lo sport italiano, Ultra Sport, pagg. 188, euro 16

Fonte: Il Sole 24 Ore