Dal Basic all’Intelligenza artificiale: mezzo secolo di Microsoft

Dal Basic all’Intelligenza artificiale: mezzo secolo di Microsoft

Proprio all’apice del successo, nel 1995 con l’uscita della nuova versione di Windows perfezionata e finalmente accettabilmente paragonabile al Macintosh, Gates non vide fino alla fine dell’anno l’arrivo della nuova fase: internet stava decollando. Il produttore di browser, Netscape, si quotò in borsa in agosto e ottenne valutazioni da capogiro per un’azienda che non fatturava quasi nulla, spendeva per produrre il software e regalava il suo prodotto in rete. Ma conquistava il 90% del mercato dei browser che si candidavano a essere una sorta di sistema operativo del web. Un collaboratore, secondo una ricostruzione giornalistica, chiese a Bill Gates di poter diffondere gratuitamente un browser per contrastare Netscape. Gates rispose: «Regalare software? Ma sei diventato comunista?». Del resto, nell’architettura del Windows 95, internet era ancora considerata una periferica del pc. Alla fine di quell’anno, però, Gates comprese la situazione. E dichiarò che avrebbe cambiato rotta, concentrando tutta l’azienda sul web e aggiungendo il browser Explorer a Windows. Questo garantì altri cinque anni di successi e provocò la fine della Netscape, che non resse alla concorrenza del più potente avversario, peraltro indagato dall’antitrust. Le aziende, piccole o grandi, che avevano una strategia fondata su internet fiorivano e conquistavano l’immaginazione sul futuro: Aol, Sun, Amazon, Yahoo!, Google. Gates era l’uomo più ricco del mondo. Ma non salvò la Microsoft dalla sua stessa profezia: all’inizio degli anni Duemila non era più leader dell’informatica.

L’era Ballmer: la Rete più importante del pc

Intervistato su questo punto, il nuovo ceo Steve Ballmer, a lungo braccio destro di Gates, disse che la concorrenza si chiavama Google. Gates aveva lasciato la carica di ceo per diventare “architetto del software” per la Microsoft prima di trasformarsi in un filantropo. Sentiva forse che i tempi erano troppo diversi dai suoi. Che cosa significava leadership in un mondo nel quale la rete era più importante dei pc? La complessità delle relazioni tra gli oggetti digitali prevaleva sull’importanza della tecnologia che si trovava ai nodi. I pc non erano più il centro ma una delle tante cose che si connettevano alla rete. E I telefonini digitali diventavano sempre più importanti. Gli europei, di Nokia ed Ericsson, controllavano il mercato e scrivevano i loro sistemi operativi, cercando a loro volta di connetterli alla rete Internet. Il nuovo ordine doveva arrivare nel 2007 da un’azienda che solo dieci anni prima era praticamente fallita. Steve Jobs presentò l’iPhone e cambiò gli equilibri. Gli smartphone divennero gli strumenti di riferimento per andare su internet in mobilità, i pc furono lasciati sulle scrivanie ma non dettavano più legge, i grandi server sui quali giravano i programmi che potevano servire a tutti i terminali diventarono strategici. Il sistema, in poco tempo, si spostò verso un’architettura fatta di molti oggetti connessi alla rete e di grandi datacenter al loro servizio.

Amazon, una delle più importanti aziende sopravvissute alla bolla delle dot-com, aveva cambiato la sua struttura: da negozio online era diventata una piattaforma per il commercio elettronico e investito tanto nei server sui quali si appoggiava da poter vendere anche a terzi la sua capacità di elaborazione. Il cloud computing divenne una delle forme più importanti assunte dall’informatica nel XXI secolo. Google era di fatto sulla stessa linea e faceva concorrenza a Office con prodotti che si usavano direttamente in rete. Che cosa avrebbe fatto Microsoft?

Nadella, il cloud, l’Intelligenza artificiale

Nel 2014, Satya Nadella, un manager indiano di grande visione, prese il posto di Steve Ballmer e articolò una nuova strategia. La Microsoft che aveva perso la strada vide una nuova luce. I sistemi operativi del pc erano ancora un business e Office, la suite dei tre prodotti tradizionali, per le presentazioni, per il calcolo, per la scrittura, era ancora importante nelle aziende, che cambiavano abitudini più lentamente di quanto facessero i consumatori. Ma, senza la centralità dei pc, perdevano progressivamente valore. Nei successivi dieci anni Nadella riuscì a riposizionare i suoi prodotti che divennero servizi in cloud. Office funzionava collegando il pc o il telefono alla rete e usando i programmi attraverso i server che servivano a conservare il lavoro fatto, condividerlo con altri, aggiornarlo in modo sempre sincronizzato, e così via. Non era un’invenzione: ma il riorientamento strategico di un gigante come Microsoft fu un capolavoro. La nuova architettura decisa da Nadella apriva la strada a un rapporto completamente nuovo con i clienti. La Microsoft poteva a quel punto collaborare ai progetti aziendali con maggiore facilità e partecipare più da vicino all’innovazione delle imprese, senza l’aura di monopolista che nella fase precedente la Microsoft non poteva fare a meno di portarsi appresso. Alcune acquisizioni di servizi online, da LinkedIn a GitHub, allargarono il perimetro delle attività. E tutto questo rese più facile introdurre alla fine una forma preconfezionata di intelligenza artificiale generativa, prodotta da OpenAI, ma integrata nella suite di software aziendali, alla ricerca di un modo per usarla in modo efficiente per il business. Copilot era entrato in gioco. Era cominciata una nuova partita per l’informatica. E il mercato dava credito a Microsoft come non era successo da decenni.

Perché la Microsoft dimostrava di voler cavalcare la nuova ondata con una decisione senza pari. Collaborava con OpenAI, creava legami forti con altre grandi aziende dell’AI, come Mistral e G42, soprattutto investiva enormemente nei datacenter per sviluppare i modelli più giganteschi.

Fonte: Il Sole 24 Ore