
Dalla tassa di soggiorno gettito record nel 2024
I comuni che l’adottano per la prima volta
Nell’arco di 15 anni il numero dei comuni che adottano l’imposta di soggiorno si è moltiplicato. Nel 2011, sempre secondo le rilevazioni di JFC, il primo anno solo 13 amministrazioni con un gettito di soli 77 milioni hanno fatto da apripista mentre a fine anno si arriverà a quasi 1.400. Infatti nei primi mesi del 2025 già 51 comuni hanno introdotto o approvato l’introduzione della tassa. Si può iniziare con parecchi capoluoghi di provincia come Udine, Caserta, Pavia ed Ascoli Piceno. Tra le località balneari che hanno introdotto l’imposta di soggiorno a partire dal 2025 troviamo Bellaria Igea Marina, Quartu Sant’Elena, Castel Volturno, Gela, Montesilvano, Termoli, Bagheria, Torre del Greco. Più in generale le località spaziano da Crema a Ponti sul Mincio, da Livigno a Pregnana, da Valdieri a Limbiate, da Boscoreale a Garbagnate, da Uscio a Pieve a Nievole, da Domodossola a Tirano, ma anche Ronco Canavese, Venosa, Vezzano, Duino Aurisina, Casalmaggiore, Petralia Sottana, Bastia Umbria, Azzano San Paolo (in provincia di Bergamo), Santo Stefano Magra, Nocera Inferiore, Sesta Godano, Genzano, Valvarrone, Castel del Piano, Maslianico (nel comasco), Pioppi, Zone, Montecchio, Bosisio, Venaria Reale, Bedizzole.
In altri 39 comuni si discute sul da farsi mentre sono molti di più, ben 81, quelli che hanno deciso di aumentare il contributo a carico dei turisti. Questa la scelta delle amministrazioni di Capaccio Paestum, Novara, Oulx e Marsala che sostanzialmente raddoppiano le tariffe ma aumenti di vario genere che si dovranno pagare per soggiornare a Milano, Bologna, Bolzano, Pesaro, Perugia, Vicenza, Viterbo, Limone, Gargnano, Cesenatico, Sirmione, Poggibonsi, Chiavari, Bardolino, Rapallo, Salò, ma anche a Monterosso al Mare, Budoni, Cervia, Bibione, Alberobello, Fiumicino, Ferrara, Costermano.
Il comune di Brescia ha invece approvato di «diminuire, a decorrere dal 1° luglio, le tariffe dell’imposta di soggiorno del 50% per tutte le tipologie di strutture ricettive (con un valore minimo di un euro giornaliero) a partire dal sesto pernottamento consecutivo per persona». Secondo JFC la permanenza media dei turisti a Brescia è decisamente inferiore alle sei notti, la media è di quasi 2,3 notti. Più che altro è una mossa tattica di nessuna efficacia.
Tra motivazioni e scopi
Il ritocco all’insù delle aliquote sono motivate in diversi modi, dalla necessità di fare fronte «ai tagli imposti dalla manovra di Bilancio» alla necessità di «fronteggiare le problematiche dell’overtourism» senza spiegare quali misure verranno adottare. Altri ricorrono alle indicazioni della legge 213 del 30 dicembre 2023, che «in occasione del Giubileo 2025, i comuni capoluogo di provincia hanno infatti la facoltà di incrementare l’ammontare dell’imposta a carico dei turisti che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio».
imposta di soggiorno, nelle intenzioni, serve a promuovere il turismo e migliorare le strutture o i servizi offerti ai visitatori ma a quanto pare, ricorda Feruzzi, non si riesce ad avere una precisa rendicontazione del denaro raccolto. «Sono ancora troppo poche le amministrazioni che presentano un chiaro e preciso rendiconto sull’uso di queste risorse – rimarca Feruzzi – non avendo alcun vincolo contabile specifico comunicano solo quanto incassato e non il dettaglio dei reali investimenti effettuati». Così la tassa sui turisti in parecchi comuni non serve per rendere più accogliente la località, curare il verde pubblico, migliorare la sicurezza, collocare cartelli turistici o preparare una app multilingue che racconta la destinazione e le sue attrattive.
Fonte: Il Sole 24 Ore