Dhl Express Italy sotto indagine per evasione fiscale e contributiva, ma sotto la lente c’è anche il caporalato

Dhl Express Italy sotto indagine per evasione fiscale e contributiva, ma sotto la lente c’è anche il caporalato

Proseguono le inchieste nel settore della logistica. A quanto risulta al Sole 24 Ore, ieri Dhl Express è stata sottoposta a un sequestro da 46,8 milioni per presunta evasione fiscale da parte del nucleo Pef della Guardia di finanza di Milano. Finanzieri, Carabinieri e Inps sono entrati, sempre nella mattinata di ieri, nelle sedi di Milano, Pomezia e Salerno. L’accusa quindi non è solo il mancato pagamento dell’Iva e dei contributi, ma c’è anche l’ipotesi di caporalato allo studio.

Il manager padovano Luca Bassini, 56 anni, firmatario delle dichiarazioni Iva dal 2019 al 2023, è indagato con l’ipotesi di dichiarazione fraudolenta con l’uso di fatture per operazioni inesistenti e la società risponde per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Dhl Express è un colosso di servizi di logistica, con oltre 600mila addetti in 220 Paesi. In Italia (sede a Peschiera Borromeo, Milano), realizza quasi 1,5 miliardi di fatturato, con 3.700 addetti circa. Anche in questo caso la Procura di Milano contesta serbatoi di manodopera. L’accusa, come in altre inchieste “gemelle”, è di aver esternalizzato la manodopera servendosi appunto di cooperative false o comunque non rispettose dei versamenti fiscali e dei contributi Inps, anche per evitare, come si legge in altri decreti di sequestro simili a questo, «dinamiche tipiche delle relazioni industriali e determinando, di fatto, una somministrazione illecita di manodopera». Gli inquirenti parlano chiaramente di «gravi condotte che agevolano lo sfruttamento dei lavoratori e che determinano concorrenza sleale».

Anche in questo caso, dunque, i pm Paolo Storari e Valentina Mondovì indagano sul fronte della frode fiscale e contributiva. Ma sullo sfondo gli inquirenti arrivano a parlare di «sfruttamento» dei lavoratori e di «concorrenza sleale», mettendo in discussione una prassi largamente usata, quella appunto dell’esternalizzazione, utile a camuffare il mancato rispetto delle regole, ai danni dei lavoratori.

Per questo la Procura parla di serbatoi di manodopera, da cui attingere lavoratori al bisogno bypassando le regole, e la cui caratteristica principale è quella di essere «un mercato di uomini assunti senza alcuna continuità di lavoro e a condizioni di fame approfittando sia delle condizioni di disoccupazione in cui essi versano sia di condizioni particolari come nel caso dell’immigrazione di manodopera». In questi termini si sono espressi gli inquirenti nelle varie indagini.

Fonte: Il Sole 24 Ore