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Dietro gli attacchi di Trump i sospetti (e la rivalità) degli Usa verso la Ue
BRUXELLES – La Commissione europea ha risposto con crescente allarme agli ultimi attacchi di Donald Trump che mercoledì sera non solo ha ribadito il desiderio di introdurre nuovi dazi contro le merci europee, ma ha spiegato che l’Unione europea è nata «per fregare gli Stati Uniti». Dietro alla presa di posizione del nuovo presidente americano si insinua una avversione (forse anche un timore?) nei confronti dell’Europa che in fondo risale alla nascita della moneta unica negli anni 90.
Bruxelles ha confermato che reagirà «con fermezza e immediatezza» a qualsiasi nuova tassa commerciale imposta dagli Stati Uniti, ha spiegato il portavoce Olof Gill. Il commissario al Commercio Maroš Šefčovič si è recato di recente a Washington alla ricerca di un compromesso. «Gli incontri sono stati produttivi (…) Negoziati sono in corso», ha ribadito ieri la Commissione, che tra le altre cose è in attesa di tariffe americane su acciaio e alluminio già preannunciate per il 12 marzo.
Parlando da Washington mercoledì, il presidente Trump aveva ribadito l’intenzione di imporre nuovi dazi del 25% «sulle auto e su tutte le cose». Ha poi aggiunto: «Amo i paesi dell’Europa. Amo tutti questi Paesi, davvero, tutti diversi. Ma l’Unione europea è stata progettata per fregare gli Stati Uniti. Questo era l’obiettivo e l’hanno raggiunto». Da quando è tornato al potere in gennaio, il leader repubblicano ha in mente di ridurre il deficit commerciale americano nei confronti dell’Unione europea.
Se su questo fronte la questione è ormai chiara, più interessante è l’attacco di Donald Trump contro il progetto europeo. Dietro alle critiche non c’è solo fastidio per l’assetto normativo nel settore digitale o disturbo per il successo europeo in campo commerciale. C’è un filone della società americana che ritiene l’Unione europea un rivale economico, finanziario, forse addirittura politico. Questi sentimenti possono sorprendere se osservati da questa sponda dell’Atlantico. Eppure, non mancano.
In un saggio del 2009, intitolato The euro: It can’t happen. It’s a bad idea. It won’t last. US economists on the EMU, 1989-2002, Lars Jonung e Eoin Drea raccontano come negli anni 90 gli economisti americani facessero campagna contro l’avvento dell’euro. Molti nutrivano dubbi sull’assetto stesso dell’unione monetaria, in assenza di bilancio comune. Altri, spiegano i due autori, temevano che l’euro diventasse «un concorrente del dollaro, fino a indebolire il ruolo globale degli Stati Uniti».
Fonte: Il Sole 24 Ore