Fermentazione, business da 4 miliardi di dollari

Fermentazione, business da 4 miliardi di dollari

La fermentazione di precisione –che ingegnerizza una tecnica utilizzata da millenni da culture di tutto il mondo – utilizza lieviti, batteri e funghi per produrre proteine identiche a quelle presenti, per esempio, nel latte e nelle uova, ma senza utilizzare animali. Rispetto all’allevamento tradizionale, permette di ottenere proteine in tempi molto più rapidi, riducendo i costi, l’uso di risorse naturali e aumentando la scalabilità. Inoltre le proteine ottenute attraverso fermentazione possono essere modificate per migliorarne il profilo nutrizionale, la digeribilità e la funzionalità nei prodotti alimentari.

Nel panorama internazionale, le aziende coinvolte nel settore hanno raccolto 4,1 miliardi di dollari su un totale di 15,7 miliardi di dollari investiti nelle proteine alternative fino a oggi (il 95% solo negli ultimi cinque anni). Le aziende europee di fermentazione hanno raccolto 164 milioni di euro nei primi sei mesi del 2024, più dei 100 milioni di euro raccolti nel 2023.
E in Italia? Sergio Andreutti, senior engineering manager e co-founder di Pre-Fer.Bio, azienda di consulenza nel settore della fermentazione di precisione, attiva in tutto il mondo e relatore del convegno, spiega che «il settore si sta muovendo più lentamente rispetto agli altri Paesi europei, ma si cominciano a cogliere i primi segnali di movimento, con qualche primo investimento in start-up. Abbiamo notato un crescente interesse, da parte di diverse aziende, verso questa tecnologia, che dà la possibilità di ampliare la gamma di ingredienti e materie prime utilizzate nelle lavorazioni a integrazione di quelle tradizionali».

Dal 2022, Pre-Fer.Bio ha curato la progettazione di due impianti su scala industriale e uno su scala pilota, oltre a vari progetti di retrofitting di impianti esistenti, in Europa e negli Stati Uniti. Al momento sta partendo la costruzione di un altro impianto in Medio Oriente.

«L’Italia ha tutte le condizioni per crescere in questo mercato – aggiunge Andreutti – grazie alle competenze consolidate, agli impianti esistenti e alla stretta integrazione con una filiera alimentare solida e strutturata. Questa sinergia rappresenta un’opportunità strategica per il settore, che potrebbe cogliere l’innovazione delle proteine alternative anche per ampliare l’offerta di prodotti».

Sono varie le università italiane al lavoro sul tema: le Università di Bologna e di Torino hanno avviato studi su batteri e lieviti per la produzione di caseina vegetale e proteine funzionali per l’industria alimentare. L’Università di Padova sta conducendo ricerche con un focus sulla scalabilità industriale. L’Università di Milano-Bicocca ha avviato un progetto in collaborazione con aziende biotech per sviluppare la produzione di proteine lattiero-casearie.

Fonte: Il Sole 24 Ore