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Gestione efficace in azienda: tra carrieristi e ventisettisti
All’interno dei gruppi di lavoro di solito emergono naturalmente due tipologie di persone: i “carrieristi/aziendalisti” e i “ventisettisti” (espressione coniata ironicamente a partire dalla consuetudine nel pubblico impiego di accreditare lo stipendio il 27 del mese). I primi ambiziosi, scrupolosi, motivatissimi, disposti a mettere il lavoro sempre in cima alle proprie priorità di vita, i secondi molto più liberi dall’ossessione della produttività e molto più attenti alla sfera dei propri diritti di lavoratori.
Questa classificazione rappresenta ovviamente una forzatura che risente di tanti pregiudizi e stereotipi. Tuttavia è utile per inquadrare una serie di dinamiche professionali che si possono incontrare nel settore pubblico come in quello privato, nella grande come nella piccola azienda, negli studi professionali, nei reparti delle fabbriche ed in quelli degli ospedali.
La grande sfida dei manager è quella di ottenere il meglio da tutti e di rendere possibile la convivenza tra “carrieristi” e “ventisettisti”. Si tratta di una missione molto delicata perché ciascuna delle due categorie percepisce istintivamente l’altra come la causa dei propri mali: “Io mi spezzo la schiena tutti i giorni perché qui c’è chi non fa nulla o si limita al minimo sindacale” da un lato; “In questo ambiente non ci sono più valori e non c’è alcun rispetto perché conta solo la produttività e il dio denaro” dall’altro. Nel concreto si creano spessissimo fratture insanabili, barriere di incomunicabilità che impediscono di lavorare in modo efficiente in un clima sereno.
Se il manager si fida solo del “carrierista”
In situazioni simili quello che accade solitamente è che il manager più o meno consapevolmente faccia leva sui “carrieristi”. Non solo perché sono più performanti e disponibili al sacrificio, ma anche perché il manager essendo spesso diventato tale in quanto a sua volta “carrierista”, si percepisce in sintonia con questo approccio al lavoro. Per lo stesso motivo il manager è generalmente in difficoltà nella gestione dei “ventisettisti”. Li sente lontani dalla sua concezione del lavoro e deve impegnarsi a fondo per convincerli, sfidarli, spostarli dalle loro convinzioni e dai loro “paletti”.
Tipicamente i “ventisettisti” vengono quindi gestiti con due strategie: 1) il combattimento: minacce, azioni disciplinari, pressioni psicologiche; 2) l’accettazione fatalista: ti ignoro, ti esento da qualsiasi responsabilità, ti confino in un ambito limitatissimo di piccole mansioni semplici e ripetitive. Addirittura in caso di più “ventisettisti” nel gruppo creo un vero e proprio “ufficio affari inutili” dove il “ventisettista” possa trovare la propria zona di comfort.
Fonte: Il Sole 24 Ore