Le Ops coinvolgono più di 102mila bancari e riaprono il nodo delle libertà sindacali

Le Ops coinvolgono più di 102mila bancari e riaprono il nodo delle libertà sindacali

Sono più di 102mila, oltre uno su tre, i bancari coinvolti nelle Offerte pubbliche di scambio annunciate negli ultimi mesi. La concentrazione degli annunci in un lasso temporale di pochi mesi ha contribuito a ravvivare il tema delle libertà sindacali su cui c’è in corso una trattativa tra Abi e i sindacati (Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin) per il rinnovo dell’accordo siglato nel febbraio 2019 e valido per tre anni. Per ora la piattaforma unitaria dei sindacati non ha incontrato il favore degli istituti, ma sono stati messi in agenda due incontri, il 17 e il 21 marzo, per tentare di accelerare il negoziato in vista di una fase di grande dinamismo societario.

I cambiamenti in corso

Il confronto col passato ci dice che «oggi c’è una forte concentrazione, in poco tempo, delle operazioni, in un contesto in cui è aumentata la complessità della gestione – ragiona il leader della Fabi, Lando Maria Sileoni -. È cambiato il modello di banca che ha portato dalla classica agenzia alla filiale di consulenza, i servizi sono sempre più digitalizzati, c’è stata una riorganizzazione del lavoro, anche per via della maggiore remotizzazione soprattutto dalla pandemia, c’è una concorrenza sfrenata tra le banche e sullo sfondo un ruolo sempre più incisivo e determinato della Bce, rispetto al 2019. In Italia è evidente che qualcuno sta cercando di ridisegnare il potere della finanza e sono ormai lontani i tempi in cui le azioni si pesavano e non si contavano e a Mediobanca bastava il 3% per controllare UniCredit. Tutti questi cambiamenti appesantiscono il ruolo del sindacato ad ogni livello».

I lavoratori coinvolti

Sempre guardando al passato per capire, nel 2019, secondo una ricostruzione della Fabi, c’erano 22 gruppi bancari aderenti ad Abi, con 280mila dipendenti. Oggi i gruppi sono 18 e i dipendenti 260mila, quindi 20mila in meno. Le tre operazioni realizzate hanno coinvolto quasi 130mila bancari all’epoca, considerando Intesa-Ubi nel 2020 e nel 2022 Bper-Carige e Credit Agricole-Creval. Le operazioni in corso oggi sono ben 5 e coinvolgono 102.700 lavoratori: Unicredit-Banco Bpm, Banco Bpm-Anima, Bper-Popolare di Sondrio, Mps-Mediobanca e Ifis-Illimity. «Siamo all’interno di un cambiamento che sarà ancora più profondo di quello che abbiamo visto fino ad oggi – interpreta Sileoni -. E proprio per questo è necessario rafforzare la partecipazione sindacale e adattarla alle nuove forme di lavoro. Serve una maggiore disponibilità per gestire una fase molto complessa e articolata».

La piattaforma unitaria dei sindacati

La risposta delle banche però «non può essere un no per no. Non ci è stata presentata una posizione politica del settore, ma il dialogo sindacale non funziona così – continua Sileoni -. Chiediamo che ci venga data una risposta punto per punto». In particolare i sindacati, unitariamente, chiedono di allungare la durata dell’accordo da 3 a 4 anni, di uniformare al 6,5% la percentuale di dirigenti sindacali segnalabili per tutte le sigle, di aumentare la durata dei permesso per iscritto da 7 ore e 17 minuti a 8 ore, di prevedere un nuovo diritto ai distacchi per i segretari nazionali, senza obbligo di consegna delle cedole. E poi c’è il grande tema delle Rsa, le rappresentanze sindacali aziendali, mettendo insieme più comuni o per raggruppamenti provinciali. I sindacati chiedono che venga abbassato da 15 a 8 il numero di dipendenti iscritti a uno stesso sindacato per poterle costituire tenuto conto che le agenzie con più di 15 dipendenti nei piccoli comuni sono introvabili. L’idea è integrare, senza toccarlo, lo Statuto dei lavoratori. In Abi, dove ci sono molti volti nuovi nel Comitato affari sindacali e del lavoro, al momento ci sarebbe apertura solo sulla contabilità digitale delle cedole, contabilizzate ogni anno sulla base della rappresentatività e a ragionare per comuni o province nella costituzione delle Rsa.

Fonte: Il Sole 24 Ore