l’evento delle destre cristiane che sfida politiche ambientali e media tradizionali

l’evento delle destre cristiane che sfida politiche ambientali e media tradizionali

Osservare l’Alliance for Responsible Citizenship (ARC), l’evento annuale delle destre cristiane anglosassoni che si tiene a Londra, durante la prima edizione dell’ottobre 2023 era stato un po’ come per Alice cadere nella tana di Bianconiglio: qui le narrative del mainstream venivano ribaltate e sembrava tutto un po’ surreale. Ora che gran parte di quei contenuti sono diventati la politica di Trump siamo tornati al secondo appuntamento per intuire cosa accadrà e capire l’intreccio tra politica americana, britannica e australiana in questo terreno di ibridazione delle destre cristiane occidentali. Qui si evocano crociate culturali, si invocano valori tradizionali e si costruisce una narrativa che vede l’Occidente (inteso come politiche basate sulla cultura cristiana) sull’orlo della dissoluzione, minacciato da ideologie progressiste e dall’“illusione” di un futuro sostenibile.

Uno dei nemici dichiarati di ARC è il Net-Zero, l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2050, considerato un piano suicida per l’Occidente. «Un obiettivo sinistro e irraggiungibile» afferma con veemenza Chris Wright, segretario per l’energia degli Stati Uniti, secondo cui il Regno Unito sta impoverendo la propria popolazione in nome di un’utopia climatica. «Un modo per spaventare i bambini», lo definisce, liquidando la transizione ecologica come una manipolazione emotiva più che una necessità scientifica. Non è solo. Paul Marshall, finanziatore dell’evento e investitore nei combustibili fossili, prende il palco per denunciare una «moda non sostenibile» che starebbe a parer suo portando la Gran Bretagna alla bancarotta.

Mentre Londra si ingessa con obiettivi climatici sempre più rigidi, Cina e India ridimensionano le speranze e rinviano il traguardo al 2070, guadagnando terreno nel confronto economico globale. Bjorn Lonborg, politologo danese, va oltre e dice che solo i Paesi con il più alto consumo di energia sono abbastanza ricchi da investire nella protezione dell’ambiente, quindi impoverirsi con queste politiche autolesioniste danneggia indirettamente anche l’ambiente. Dopo anni passati a dibattere di SDG e ESG, anni passati a seguire le gesta di Greta Thunberg, un ribaltamento a 180 gradi della narrativa diffusa dai media mainstream. Non è un caso che proprio i media tradizionali vengano individuati come il vero nemico politico, più ancora dei laburisti.

Per la destra di ARC, i giornali e le televisioni sono la cassa di risonanza di ideologie “woke” e della cultura LGBTQ+, percepite come dannose per la società. Non sorprende quindi che Marshall una Tv se la sia comprata: è GB News, che campeggia nello spazio dedicato al networking e ai pasti. ARC è sostenuta anche da Peter Thiel, co-fondatore di Paypal e soprattutto fondatore di Palantir, che ha regalato fior di manager al Governo Trump, incluso il vice JD Vance. Ha mandato qui tre relatori dalle sue aziende ed è intervenuto in collegamento. Jordan Peterson, co-fondatore dell’evento, invita sul palco Nigel Farage, l’uomo della Brexit ora leader di Reform UK, che non risparmia critiche al Partito Conservatore: «La destra non è spaccata semplicemente perché il partito Conservatore non è di destra». Un’affermazione che suona come una candidatura implicita a una futura leadership, magari proprio quella di Primo Ministro. Molti degli speaker rendono omaggio a Donald Trump. Lo fa anche Kemi Badenoch, leader dell’opposizione Tory britannica, che con il suo discorso contro l’ideologia woke ricalca i toni del vice di Trump, JD Vance, intervenuto pochi giorni prima a Monaco. L’evento è anche un raduno, un’occasione per ritrovarsi, per tessere reti e, in alcuni casi, per cercare una/un compagna/o di vita. Un runner italiano folgorato da un podcast su ARC durante una maratona cerca una moglie cattolica; altri si sono già fidanzati al primo evento. Qui la procreazione non è solo un tema sociale ma una missione. In ogni caso l’ambizione è appartenere, riconoscersi, trovare una riscossa dall’emarginazione culturale. C’è Maya Forstater, ad esempio, licenziata dalla Banca dove lavorava e bannata dai social per aver scritto su Twitter (ora X) che «le donne sono donne e gli uomini sono uomini»: è solo una delle tante persone che vedono in ARC una bolla di resistenza alla censura mediatica. L’ambizione di ARC è chiara: diventare la “Davos delle destre”, l’alternativa al World Economic Forum, percepito come l’epicentro di un globalismo elitario e progressista. Se nel 2023 i partecipanti erano 1.500, quest’anno sono 4.000, provenienti da 96 Paesi. 67 speaker, prezzi d’ingresso che vanno dai 400 ai 1.500 euro, senza contare le spese per soggiorno e networking. Tra gli speaker di uno degli eventi collaterali (aperitivi, colazioni, cene si susseguono per tutti e tre i giorni) c’è anche un italiano: Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia e responsabile del dipartimento Ambiente ed Energia del partito. Durante la stessa cena a tema Kevin Roberts, presidente di Heritage Foundation, lancia il “neo-fusionism”, un’inedita sintesi tra progressisti di destra e conservatori sociali, un tentativo di aggiornare la destra in chiave post-liberale. ARC insomma è un manifesto ideologico, un luogo di riconoscimento per un’élite che si è sentita emarginata dai media e dalle istituzioni e che vuole riprendersi lo spazio perduto. Qui si celebra la nostalgia di un Occidente che si percepisce in declino e si cerca una riscossa culturale prima ancora che politica di cui Trump è apripista.

Fonte: Il Sole 24 Ore