Mattarella compie 85 anni: le sfide al Colle tra elezioni e Costituzione

Un compleanno che trascorrerà a Castelporziano, a pranzo con figli e nipoti, poi rientrerà al Quirinale. Mattarella festeggia 85 anni, gli ultimi 11 da capo dello Stato attraversati da fasi affatto semplici se ricordiamo le varie crisi politiche e i diversi governi che ha battezzato, oltre al Covid e le guerre. Ma anche questo suo 85esimo ha un affaccio su una stagione con qualche difficoltà. In agenda ci sono già scadenze segnate ma su un appuntamento resta un punto di domanda: le prossime elezioni politiche. Dovrà sciogliere le Camere in anticipo? O la legislatura arriverà alla scadenza naturale di settembre? Sia come sia, Mattarella sa che in ogni caso dovrà affrontare mesi di campagna elettorale con tormenti e acuti che spesso coinvolgono pure il Colle. Basta guardare questi giorni.

Si parte dalla legge elettorale: non si capisce quale sarà la versione finale, con o senza preferenze, con ballottaggio oppure no. Ma, soprattutto, se resterà la versione attuale – con tutti i dubbi di costituzionalità che ha già suscitato – il primo a esserne investito sarà il capo dello Stato nel momento della firma. Non solo. In campagna elettorale si accendono scontri e contrapposizioni per alimentare la propaganda ma spesso riguardano temi che hanno a che fare con la Costituzione e lo stato di diritto. Parliamo di sicurezza che sembra aver conquistato il terreno principale di gioco tra i due schieramenti con l’appendice di revisione della legge sulla legittima difesa e annesso risarcimento per chi delinque. Ecco, su questa strada Mattarella sta già esercitando il suo ruolo di vigilanza costituzionale a cui non intende rinunciare.

Come si è visto nell’arco di questi anni, la sua rotta presidenziale è stata piuttosto chiara: non intende interpretare un ruolo politico, tantomeno quello di anti-Meloni. Tuttavia, con la stessa fermezza ha intenzione di preservare integra la carica del presidente della Repubblica e far valere i limiti e le traiettorie fissate dalla Costituzione. C’è quindi da aspettarsi che sui dossier appena elencati – messi in fila non sono pochi – non mancherà di esercitare in totale autonomia la sua funzione di garante. Di certo, l’esercizio di questa funzione porta il segno del suo stile. Che non è quello di cercare subito un piano di visibilità. Piuttosto, Mattarella sceglie sempre di muoversi, in prima battuta, con la moral suasion. Cioè, quella diplomazia istituzionale che risponde a un criterio di collaborazione tra i vari organi dello Stato e che si fa sentire attraverso i suoi uffici, con suggerimenti e segnalazioni per riportare testi e norme entro i corretti argini costituzionali senza che ci sia bisogno di ricorrere a richiami pubblici.

Certo, succede anche quello, come abbiamo visto qualche giorno fa davanti a un’impropria iniziativa del ministro Nordio sull’avvio di un’istruttoria di grazia al gioielliere Roggero condannato per l’omicidio di due ladri. Una mossa che ha messo il Guardasigilli fuori dal dettato costituzionale come ha voluto – pubblicamente – ricordargli Mattarella convocandolo al Colle e ricordandogli come la Costituzione affidi solo al presidente un autonomo potere di grazia (come stabilito pure da una sentenza della Consulta). E ripetendogli ciò che diceva Einaudi, ossia che un capo dello Stato deve lasciare – intatte – al successore le prerogative presidenziali.

Questo suo 85esimo anno ha già le premesse di un anno complesso pure sul versante internazionale. Non ci sono solo i fronti di guerra, a cominciare da quello russo-ucraino su cui si è espresso più volte a sostegno di Kiev provocando gli attacchi di esponenti governativi russi, ma quello in Medio Oriente. Anche qui non ha esitato a condannare la carneficina a Gaza a opera di Netanyahu, o gli attacchi in Libano perfino ai danni della nostra missione Unifil. L’ultimo fronte, poi, è quello acceso dalla guerra di Trump e Israele contro l’Iran destabilizzando ulteriormente un mondo che ha abbandonato il multilateralismo. Criterio che, invece, secondo Mattarella va ripristinato per non rassegnarsi a una geopolitica della prepotenza di pochi. Tra questi c’è Trump, 80 anni compiuti a giugno, in attesa di affrontare le elezioni di midterm in autunno che saranno seguite con particolare attenzione da Mattarella convinto sostenitore dell’atlantismo ma in evidente dissonanza valoriale con il tycoon americano.

Infine, ci sono gli anniversari: quest’anno si celebrano gli 80 anni della Repubblica ma già si pensa al prossimo appuntamento degli 80 anni della Costituzione che fu approvata dall’Assemblea costituente nel dicembre del 1947 ed entrò in vigore il primo gennaio dell’anno successivo. Scadenze storiche che diventano un punto di riferimento più saldo (se ce ne fosse bisogno) per tenere i partiti e i leader dentro il perimetro segnato da una Carta che, nonostante gli anni, conserva la sua popolarità e un legame forte con gli italiani. Anche grazie al lavoro di “cura” di Mattarella.

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