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Micam e Mipel chiudono con oltre 40mila visitatori, il 45% dall’estero
Più di 40mila visitatori, con gli stranieri a rappresentare quasi un visitatore ogni due (45%). Si è trattato di un’edizione particolarmente internazionale per le manifestazioni che in questi giorni hanno fatto da vetrina a più di 1.700 marchi nei padiglioni di Rho-Fiera: Milano Fashion&Jewels, Micam, Mipel, The One (Lineapelle, invece, è in corso). Il dato arriva a confortare una filiera, quella della pelle, che ha archiviato il 2024 in discesa: il fatturato preconsuntivo stimato si è fermato a quota 30 miliardi di euro, con un calo dell’8,6% rispetto al 2023 ed export a 25 miliardi, in calo dell’8,2 per cento. Recuperare l’attenzione dei compratori esteri, dunque, è fondamentale per puntare alla ripresa.
La manifestazione più grande tra quelle che si sono concluse ieri è Micam, alla 99esima edizione. «L’atmosfera è un po’ stanca – commenta Elvio Silvagni, titolare del gruppo Silver1, proprietario di Valleverde, 31 milioni di euro di ricavi nel 2024 – e i clienti hanno ancora dei problemi. Per noi Micam è una vetrina, ma già prima della fiera abbiamo quasi finito la campagna vendite per l’A-I 2025-26 e siamo soddisfatti, ma per le aziende più piccole può essere utile per stringere nuovi contatti». Tra gli habitué della manifestazione c’è il Calzaturificio Brunate, 10 milioni di ricavi annui e prossimo ai cento anni (fu fondato nel 1926): «I compratori sono molto attendisti per via della situazione globale incerta – dice Andrea Galli, ceo ed esponente della terza generazione della famiglia in azienda -, la vera sfida è farsi conoscere e riempire il vuoto lasciato dalle griffe: le nostre scarpe sono rigorosamente made in Italy ma hanno prezzi molto più accessibili. In questi giorni abbiamo avuto nuovi contatti con buyer americani, kazaki, uzbeki ed emiratini».
Tra gli espositori di Mipel 127 c’è chi è tornato dopo anni di assenza e chi ha scelto la fiera per aiutare il marchio a rilanciarsi. Il primo caso è quello di Campomaggi, gruppo forlivese cui fanno capo i marchi Gabs e Caterina Lucchi (oltre a Campomaggi), entrambi presenti a questa edizione: «Abbiamo incontrato compratori europei che non vedevamo da tempo, tra cui greci e spagnoli, oltre a nuovi buyer, per esempio russi. Sono a caccia di prodotti che abbiano non solo un buon rapporto qualità-prezzo ma anche una forte identità: il futuro dipende sempre di più dalla capacità di noi produttori di dare un significato a quello che facciamo», ha commentato Marco Campomaggi, fondatore del gruppo che nel 2024 ha fatturato circa 20 milioni. Anche Francesco Biasia, marchio che nel 2022 è stato rilevato da Miriade, è stato tra gli espositori di Mipel: « Abbiamo registrato una grande affluenza di compratori italiani che sembrano aver riscoperto la filiera della pelle e questo è positivo – ha detto Raffaele Carlino, presidente di Miriade -. Il nostro progetto più ambizioso è quello di riportare la prima linea, a marchio Francesco Biasia, nelle boutique di tutto il mondo e stiamo avendo segnali positivi: c’è richiesta di made in Italy».
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Fonte: Il Sole 24 Ore