
Perché il futuro sia possibile per tutti la prevenzione e la ricerca sono fondamentali: per questo iniziative come il Nastro Rosa di Fondazione Airc hanno un valore così importante
A 27 anni non pensavo che la parola «cancro» potesse entrare nella mia vita. Quando è successo, ho scoperto che una diagnosi non riguarda soltanto il corpo. Cambia il modo in cui guardi il tempo, le persone che ami, il futuro. E ti costringe a capire che cosa conta davvero.
Il mio tumore al seno è stato scoperto nel 2021. Era piccolo, ma aveva già coinvolto i linfonodi. Era un tumore triplo negativo, una forma aggressiva che a quell’età non avrei mai immaginato potesse riguardarmi.
Sono arrivati mesi difficili, fatti di cure, paura e cambiamenti. La chemioterapia, la perdita dei capelli, la lontananza dal lavoro e dalla quotidianità. Ma anche qualcosa che prima non conoscevo: la capacità di affidarmi agli altri e di lasciarmi aiutare.
Nel mio percorso sono stata seguita anche dal dottor Bruno Perrucci, oncologo dell’Asst Cremona. Incontrare professionisti capaci di accompagnarti non solo dal punto di vista medico, ma anche umano, ha fatto la differenza. Ho capito che dietro una terapia non c’è soltanto un farmaco: c’è una quantità enorme di conoscenza, studio e ricerca che rende possibile quella cura.
Anche la mia storia familiare ha avuto un ruolo importante. Il test genetico ha evidenziato una mutazione BRCA1. Ricevere quel risultato non è stato soltanto un modo per comprendere meglio la mia malattia, ma anche un’informazione importante per il futuro e per le persone che mi erano vicine.
Quando viene individuata una mutazione genetica ereditaria, è importante condividere questa informazione con la famiglia, perché anche altri familiari possono avere l’opportunità di conoscere il proprio rischio e, insieme agli specialisti, intraprendere percorsi di consulenza e prevenzione.
Nel mio caso, non avendo più mia madre, la prima persona con cui ho sentito di dover condividere quella informazione è stata mia sorella Giada.
In quei mesi Giada era una presenza fondamentale. Mi è stata vicina durante le cure, ha cercato di alleggerire le mie giornate e di restituirmi, quando possibile, un po’ di normalità.
Poi la nostra storia ha preso una direzione che nessuna delle due avrebbe potuto immaginare.
Anche Giada si è ammalata.
Ci siamo ritrovate a vivere contemporaneamente qualcosa che, fino a poco prima, sembrava appartenere soltanto a me. Due sorelle, due percorsi diversi, la stessa paura.
In quei mesi ho scoperto che quando sei tu ad avere una malattia riesci in qualche modo a trovare la forza per affrontarla. Quando è una persona che ami a stare male, quella forza [...]
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