La mostra collettiva dedicata all’arte contemporanea, “Dalla Terra alla Terra”, è fino all’8 settembre all’IZart Gallery, nel Borgo Isolabella
Il silenzio della valle e, allungato nel verde, il panorama mozzafiato sul tramonto; poi il fresco delle cantine dalle mura di pietra, la convivialità del vino e la bellezza tra i vigneti che si traduce in sculture, molte sculture, e quadri. Fino all’8 settembre è in tal contesto la mostra “Dalla Terra alla Terra”, all’IZart Gallery (la nuova realtà dedicata all’arte contemporanea) all’interno del Borgo Isolabella di Loazzolo, nel cuore dell’Alta Langa astigiana. Una galleria ideata da Luigi Isolabella della Croce e Owen Zaccagnino con l’obiettivo di creare un luogo di incontro tra arte, paesaggio e cultura; l’esposizione riunisce nella tenuta artisti locali e non solo, in occasione di questa mostra collettiva, curata da Annalisa Ghella e realizzata in collaborazione con Gart – Arte Contemporanea di Neive.
Se Chiara Cirio con i suoi Filtri fissa in forme organiche sul cartoncino i processi di vinificazione, trascritti attraverso orme sfumate, Jacopo Mandich è interprete assoluto della poetica mistificazione delle forme, che si assemblano in evocativi contrasti: le sue sculture, (Sezione, legno e ferro, 2025) con i tronchi intarsiati di metallo luminescente, creano spaesanti convivenze, con le linee fredde del minerale che si intersecano e spezzano in filamenti argentei in grado di far dialogare le forme naturali con gli innesti di leghe brillanti. Il naturale e l’artificiale convivono osmoticamente in questo lavoro che ha il fascino plastico e suggestivo di entrambi.
L’iraniano Ahmad Nejad scava nelle radici profondissime della sua cultura d’origine trascrivendo versi antichi e iscrizioni attualissime sull’ocra, il beige e il marron della sua palette fatta di terre, che inscrive in contorni, (Les 4 coins du monde, 2010) che incidono la materia, richiamandosi, solcando e quasi scavando fra le remote poetiche e i miti suggestivi del suo pease natale; e il suo gesto di scontorno ben si attaglia al concetto evocativo della memoria, che attraversa tutti i suoi lavori, con le scritte in Farsi che si nutrono di poesia e di echi lontani fin dal solo materializzarsi sulla tela. I suoi sono significanti già prima e ben oltre il mitizzante contenuto che trasmettono in maniera densa.
I Fossili urbani, Frammenti di Gianni Depaoli sono plastici carotaggi su inerti cementizi e non solo, in grado di fissare il decadimento e degrado di un ambiente devastato dal progresso. Il disastro ambientale di cui si fanno interpreti queste sculture è l’inevitabile nemesi della disgregazione sociale che ne costituisce il controcanto, ovvero l’amaro frutto di un’umanità che si fa distruttrice di ambienti e culture, e senza remore corre verso un futuro che il clima e non solo rendono sempre meno vivibile e praticabile.
E ancora fra gli altri sono presenti in mostra i lavori di Marco Fiaschi, Marco Laganà, e soprattutto gli ingrandimenti colorati (echi moderni di antichi scarabei egizi, o anche scarafaggi che dir si voglia, o meglio Sternotomini e Curculionidi) e intitolati Sternotomis callais, Eupholus Bennetti, Eufholus cuvieri di Owen Zaccagnino, poetico interprete d’artistica natura.
“Dalla Terra alla Terra”, Borgo Isolabella di Loazzolo, IZart Gallery, fino all’8 settembre

