
L’incontro è stato organizzato in vista della settima edizione del Made in Italy Summit 2026, l’evento digitale dedicato al brand Italia organizzato da Il Sole 24 Ore, Financial Times e SkyTG24, che avrà luogo dal 6 all’8 ottobre
Stimolare la crescita, mantenere la competitività e sostenere l’export: queste le sfide che le imprese italiane hanno dimostrato di saper affrontare anche in questa fase di grande instabilità geopolitica. Il made in Italy ha saputo resistere ai venti contrari, hanno convenuto gli esperti che hanno partecipato a una tavola rotonda organizzata da Il Sole 24 Ore che si è tenuta giovedi sera a Londra presso la sede del Financial Times.
«La risposta ai problemi attuali è la diversificazione», ha dichiarato aprendo i lavori Fabio Cassese, Ambasciatore d´Italia nel Regno Unito. «Le nostre imprese non devono scegliere tra Europa e resto del mondo ma continuare ad ampliare i loro orizzonti, sempre con il forte sostegno delle istituzioni».
La stabilità politica degli ultimi anni ha contribuito al successo del made in Italy. «La reputazione del nostro Paese a livello globale è completamente cambiata – ha sottolineato Federico Silvestri, Chief Executive Officer, Gruppo Il Sole 24 ORE -. L’Italia viene vista come portatrice sana di opportunità di business, come abbiamo visto di recente con gli accordi Mercosur, e sta dando grande impulso a un’Europa che auspicabilmente sarà più reattiva».
L’incontro è stato organizzato in vista della settima edizione del Made in Italy Summit 2026, l’evento digitale dedicato al brand Italia organizzato da Il Sole 24 Ore, Financial Times e SkyTG24, che avrà luogo dal 6 all’8 ottobre. L’evento, dal titolo «Sostenere la crescita in un’era di instabilità», riunirà imprenditori, top manager, politici, economisti ed esperti italiani e stranieri per analizzare le prospettive di crescita del sistema produttivo italiano in uno scenario globale segnato da instabilità geopolitica, rapida innovazione tecnologica, rinnovate tensioni commerciali e riconfigurazione delle catene di approvigionamento.
Nel suo intervento al panel londinese Michele Pignotti, amministratore delegato di SACE, ha spiegato le ragioni principali per cui in un contesto difficile l’export italiano è cresciuto più di quello di altri Paesi. «Le imprese hanno dimostrato grande determinazione a sfruttare il potere dell’innovazione per avere un vantaggio competitivo, e la volontà di continuare a investire nonostante i tassi di interesse elevati – ha detto -. A volte l’attacco è la migliore forma di difesa».
La loro capacità di diversificazione è superiore a quella della Cina o della Germania, ha sottolineato Pignotti, con 4.400 tipologie di prodotti diversi esportate. L’unico punto debole, ha detto, è che il 45% delle imprese italiane esportano in un solo Paese: «Per questo abbiamo individuato 15 mercati dove vediamo il maggiore potenziale per le imprese italiane».
I rapporti commerciali con il Regno Unito sono una dimostrazione della resilienza del made in Italy. «Sono 133mila le imprese italiane che esportano in Gran Bretagna, non solo nei settori di forza tradizionali del made in Italy ma anche nei servizi che hanno registrato un aumento del 26%», ha spiegato Roberto Costa, Presidente dell’Italian Chamber of Commerce.
Le esportazioni italiane nei mercati tradizionali e in quelli emergenti saranno al centro del Made in Italy Summit, partendo dall’ambizioso obiettivo – fissato dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani – di sforare quota 700 miliardi di euro entro il 2027. L’obiettivo è tracciare una rotta da seguire in un mondo sempre più multipolare, dove, oltre che con gli Stati Uniti di Donald Trump, occorre confrontarsi con colossi come Cina e India, senza dimenticare i Paesi del Golfo Persico e quelli dell’America del Sud.
I temi toccati durante il panel londinese verranno discussi e appprofonditi durante il Made in Italy Summit. Tra i protagonisti già confermati Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, che affronterà il tema ‘Modernizzare il tessuto industriale per affrontare le sfide di un mondo instabile’, Dan Jorgensen, Commissario Europeo per l’Energia, Gelsomina Vigliotti, Vice Presidente European Investment Bank, Tim Bulman, Senior Economist e Responsabile Desk Italia Dipartimento di Economia OCSE e Mario Pozza, Presidente Assocamerestero.
Nel corso delle tre giornate, il Summit approfondirà i principali driver della competitività italiana: dagli scenari economico-finanziari alla modernizzazione del tessuto industriale, dal ruolo della finanza e dell’energia per la resilienza delle imprese fino alla forza delle filiere d’eccellenza del Made in Italy. Ampio spazio sarà inoltre dedicato all’export e ai mercati esteri, con un focus sulle opportunità di internazionalizzazione in un mondo sempre più multipolare e sulla capacità delle imprese italiane di consolidare il proprio posizionamento nei mercati tradizionali ed emergenti, dall’agrifood all’automazione, dal luxury all’aerospace.
Keynote speech, interviste e tavole rotonde offriranno un confronto di alto profilo sul futuro del Made in Italy e sulle strategie necessarie per sostenere investimenti, innovazione, competenze, resilienza delle filiere e diversificazione dei mercati. L’obiettivo è contribuire a delineare una rotta condivisa per rafforzare il valore del brand Italia nel mondo e accompagnare la crescita delle imprese italiane in una fase di profonda trasformazione degli equilibri economici internazionali.
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