
Dodicesimo podio diverso su dodici in questa stagione di Formula 1: sfuma la vittoria numero 7 di Antonelli a due giorni dal compleanno
Lando Norris chiude Zandvoort come aveva chiuso Budapest: pole e vittoria. Il campione in carica centra il secondo successo di fila per McLaren, dopo cinque Gran Premi con cinque vincitori diversi, e si lascia dietro Andrea Kimi Antonelli e George Russell. Quarto Hamilton, poi Leclerc, Piastri e Lawson. Anche la dodicesima gara dell’anno regala un podio inedito, il dodicesimo su dodici. Antonelli, che martedì compie vent’anni, resta soprattutto il grande beneficiario della classifica: sei vittorie, dieci podi e un margine salito a 59 punti su Russell e Hamilton, ora appaiati.
Con l’asfalto ancora bagnato dalla pioggia caduta fino a poco prima del via, l’olandese perde la Red Bull nelle condizioni insidiose del primo giro e finisce contro le barriere della sopraelevata: bandiera rossa. Nessuna conseguenza fisica, ma un epilogo brutale per l’ultima gara di casa di un pilota che a Zandvoort aveva vinto tre volte di fila dal ritorno del GP nel 2021. Poco dopo gira su se stesso anche Bortoleto, nello stesso tratto di pista; Bearman, al giro di ricognizione successivo, resta fermo senza propulsione e ritarda ulteriormente la ripartenza.La corsa vera si gioca tra Norris e Antonelli, con strategie e neutralizzazioni che rimescolano più volte le posizioni. Il leader del Mondiale ha il passo per restare davanti, e stavolta Mercedes sceglie la ragion di squadra: quando Russell rallenta il compagno più veloce, cede la posizione, evitando il bis del duello interno che in Spagna era costato punti. Norris corre però su un altro pianeta: passa Antonelli alla Tarzan e allunga fino a undici secondi, senza lasciare spazio a repliche.
Sabato, nella Sprint vinta da Russell davanti a Leclerc, Norris aveva chiuso terzo lamentando un retrotreno senza grip. McLaren corregge la macchina tra Sprint e qualifica, prende la pole e in gara conferma che Budapest non era un episodio isolato. Il pacchetto aperto in Ungheria con il nuovo fondo si completa a Zandvoort con ala posteriore, carrozzeria centrale e condotti freno posteriori rivisti. Mercedes si presenta invece con una sola modifica dichiarata all’angolo anteriore, ben lontana dal pacchetto consistente atteso dopo la pausa. Il margine tecnico delle prime gare non c’è più.Ferrari conferma un passo gara migliore della terza fila, ma non lo trasforma in podio. Nel finale Hamilton, con gomme Soft molto più fresche, raggiunge Russell, costretto a difendersi con le Hard ormai al capolinea; dietro si avvicina anche Leclerc. Una Virtual Safety Car per i detriti lasciati dalla Haas di Ocon interrompe l’attacco nel momento migliore per la Ferrari e regala ossigeno alla Mercedes. Russell resiste fino al traguardo, Hamilton è quarto, Leclerc quinto; Piastri chiude solo sesto. Audi porta Hulkenberg ottavo, Alonso risale fino al nono posto davanti a Gasly.
Per Antonelli restano un paio di dubbi sulla gestione: nel finale segnala via radio la sensazione che qualcosa non funzioni, ipotizza una perdita di efficienza aerodinamica e non condivide la scelta di fermarsi durante una neutralizzazione. Dopo l’arrivo, “rincara” e si lamenta di un possibile errore strategico. Ma il bilancio, dopo un weekend aperto con due qualifiche sbagliate, resta positivo: secondo posto, vantaggio iridato in crescita e Russell di nuovo alle spalle. Cambia tono, invece, la partita tecnica: Mercedes comanda ancora i due Mondiali, ma McLaren ha vinto due gare di fila e la Ferrari respira sul collo.
Il paradosso è che Zandvoort se ne va proprio mentre dimostra cosa significhi davvero “fan experience”. La Formula 1 la confonde sempre più spesso con hospitality, lounge premium e intrattenimento collaterale. Qui l’avevano pensata per chi il biglietto lo paga per vedere le macchine: pista compatta, tribune a ridosso dell’azione, visuali eccellenti, stazione a 15 minuti a piedi. Nel weekend la ferrovia olandese mette in campo un treno ogni cinque minuti da Amsterdam e stima circa cinquantamila passeggeri al giorno; sabato ci sono state code e ritardi, ma l’efficienza resta difficile da replicare altrove. Zandvoort e i comuni vicini hanno chiuso al traffico ordinario, bici e Park+Bike fanno parte del sistema, non un’eccezione. Un modello collaudato che rischia di andare in pensione senza il dovuto onore.
Il confronto con Monza viene da sé: un autodromo dentro un grande parco, vicino a una metropoli e a una rete ferroviaria importante, che continua comunque a richiedere parcheggi esterni, navette e accessi molto regolati, persino per le biciclette. Zandvoort non era perfetta, ma aveva trasformato un limite geografico in un sistema. E sparisce lo stesso. I promotori motivano l’addio con il rischio economico; sarebbe ingenuo però ignorare il ciclo sportivo. Questo gran premio a ben vedere era rinato sulla forza commerciale di Verstappen, che oggi non domina più e non ha un erede olandese all’orizzonte. Nessuno nel paddock lo dirà così chiaro. Resta però una domanda concreta: prima di contare quante lounge Vip piazza un circuito, converrebbe chiedersi quanto rispetta chi in tribuna ci arriva con un biglietto in tasca, per vedere le corse e basta.
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