
Ci sono esempi virtuosi che attraverso la cucina sublimano l’essenza delle isole italiane, raccontando una storia diversa da tutte le altre e diventando casi di business di successo
Nel turismo di alta gamma la gastronomia ha assunto un ruolo che va ben oltre il servizio di ristorazione. Per una clientela internazionale ad alta capacità di spesa, sempre più orientata verso esperienze autentiche, riservate e personalizzate, la qualità della proposta culinaria rappresenta oggi uno degli elementi che contribuiscono alla scelta della destinazione, alla permanenza media e alla fidelizzazione.
L’hotellerie di lusso, inoltre, da molti anni ha cambiato l’approccio al suo target altospendente: se, in passato, si cercava una proposta “inclusiva e internazionale” con piatti che potevano “piacere ai turisti”, oggi la rotta è completamente cambiata. Infatti, il senso del viaggio non è una cucina uniforme, che il cliente possa trovare in qualsiasi altra parte del mondo, ma una cucina unica, forte e identitaria, che racconti un territorio specifico.
Questo è il senso del viaggio: una scoperta culturale che comprenda prodotti di eccellenza locali, lavoranti e interpretati con rispetto e creatività. Le proprietà che hanno fatto questa scelta anni fa – puntando tutto su ingredienti local e identità precisa – ora ne raccolgono i risultati con fatturati in crescita. Ecco tre esempi virtuosi di luxury hotel che sublimano la cucina di un’isola, raccontando una storia diversa da tutte le altre.
Negli ultimi anni la Costa Smeralda sta vivendo una trasformazione significativa. Accanto al lusso più iconico e internazionale, cresce la domanda di esperienze autentiche, capaci di raccontare l’identità della Sardegna attraverso il paesaggio, l’artigianato, la gastronomia e il rapporto con il territorio. È la direzione intrapresa fin dall’inizio dal 7Pines Resort Sardinia di Baja Sardinia, boutique resort di 75 camere immerso in 14 ettari di macchia mediterranea, dove il concetto di quiet luxury, un “lusso rilassato” che non imbriglia il cliente il regole rigide.
Dai pavimenti in marmo di Orosei ai manufatti realizzati da artigiani sardi, fino ai prodotti di benvenuto selezionati da piccoli produttori locali, ogni elemento contribuisce a costruire un’identità riconoscibile e coerente che parla di “Sardegna vera”.
Con un fatturato complessivo di circa 17 milioni di euro, il 7Pines Resort Sardinia genera attraverso il comparto Food & Beverage circa 5 milioni di euro, pari a quasi il 30% dei ricavi totali.
L’offerta gastronomica si articola in quattro concept complementari: Capogiro, ristorante stellato Michelin guidato dall’executive chef Pasquale D’Ambrosio; Spazio by Franco Pepe, nato dalla collaborazione con uno dei più celebri maestri pizzaioli al mondo; il Cone Club, beach club che unisce dining, mixology ed entertainment; e la Bollinger Terrace, terrazza dedicata all’aperitivo e agli champagne. A questi si aggiunge il comparto eventi e banqueting. Nel dettaglio, Spazio by Franco Pepe genera 1,7 milioni di euro, il Cone Club 1,3 milioni, Capogiro 1 milione, gli eventi e banqueting 800 mila euro e la Bollinger Terrace 200mila euro.
«La ristorazione rappresenta uno dei pilastri strategici dell’offerta di 7Pines Resort Sardinia e costituisce un elemento distintivo del nostro concetto di ospitalità – spiega il managing director Vito Spalluto -. Più che un semplice servizio dedicato agli ospiti del resort, il comparto Food & Beverage è stato sviluppato come una vera e propria destinazione gastronomica, capace di attrarre una clientela internazionale e locale. Per questo motivo definiamo il resort un autentico hub gastronomico, dove esperienze culinarie d’eccellenza contribuiscono in modo determinante al posizionamento del brand».
Un dato testimonia la forza del posizionamento raggiunto: circa il 70% degli ospiti che scelgono i ristoranti del resort non soggiorna nella struttura, ma raggiunge il 7Pines esclusivamente per vivere una delle esperienze gastronomiche proposte. Allo stesso tempo, il Food&Beverage rappresenta un importante fattore di scelta anche per il segmento alberghiero. «Molti ospiti decidono di prenotare il loro soggiorno al 7Pines Resort Sardinia proprio per poter vivere il percorso gastronomico offerto dal resort, riconoscendo nella qualità della ristorazione uno degli elementi distintivi dell’esperienza complessiva. La gastronomia non è quindi un servizio accessorio, ma una leva determinante sia nell’acquisizione di nuovi ospiti sia nella fidelizzazione della clientela».
Particolarmente rilevante è l’andamento di Capogiro, che dopo l’arrivo della Stella Michelin registra una crescita dell’80% rispetto all’anno precedente. Le prenotazioni consentono di prevedere un fatturato superiore a un milione di euro entro la fine dell’esercizio, confermando il valore strategico del ristorante sia sotto il profilo economico sia in termini di reputazione internazionale. Una dimostrazione di come l’investimento nella qualità dell’offerta gastronomica possa rafforzare contemporaneamente i risultati economici del resort e il suo posizionamento tra le principali destinazioni luxury del Mediterraneo.
I menu degustazione costruiscono un racconto contemporaneo della Sardegna attraverso il lavoro dei piccoli produttori e la reinterpretazione della tradizione locale. Tra i piatti più rappresentativi Il Riccio che non ti aspetti, dove la patata di Gavoi incontra il riccio di mare e il finocchio di mare raccolto lungo le coste dell’isola, il Maialino al mare, che reinterpreta uno dei simboli della cucina sarda accostandolo a una sottile cotenna di tonno crudo, e Esperienza – pasta mischiata ai dodici pomodori, piatto manifesto dello chef che trasforma un ricordo personale in un omaggio alla biodiversità dei pomodori locali e italiani.
«Il concetto di lusso si è evoluto: oggi i nostri ospiti cercano un ambiente rilassato, esperienze autentiche e un’accoglienza capace di farli sentire davvero a proprio agio. Il lusso non è più ostentazione, ma tempo di qualità, benessere e attenzione ai dettagli – continua il managing director Vito Spalluto – . Negli ultimi anni il 7Pines ha scelto di investire nella costruzione di una filiera di piccoli produttori sardi, rinunciando alla più semplice strada di una cucina internazionale per trasformare il territorio nel principale elemento distintivo dell’esperienza degli ospiti. Una scelta che interpreta uno dei trend più evidenti dell’hôtellerie di lusso contemporanea: utilizzare il food & beverage come leva di posizionamento e di valorizzazione della destinazione».
A completare il progetto gastronomico del resort c’è Spazio by Franco Pepe, dove uno dei pizzaioli più influenti al mondo ha scelto di non replicare semplicemente le sue pizze iconiche, ma di reinterpretare la Sardegna attraverso il proprio impasto. Accanto a grandi classici come la Margherita Sbagliata e Scarpetta, il menu propone creazioni sviluppate insieme allo chef Pasquale D’Ambrosio che valorizzano ingredienti e produzioni locali. La Senti-Menti di Gallura, con fiordilatte affumicato, carciofo spinoso sardo, carpaccio di bue rosso, olive scabecciu, olio al finocchio di mare e aria di Pecorino Sardo DOP, rappresenta un omaggio al territorio gallurese. Più recente è Essenza, nata dal dialogo con l’orto del resort e costruita attorno alle erbe aromatiche mediterranee, a dimostrazione di come la pizza possa diventare un ulteriore linguaggio per raccontare il territorio. «Con il mio impasto voglio raccontare i territori. In Sardegna mi interessa lavorare con ingredienti che parlino di mare e di entroterra, dando valore alle produzioni locali», ha spiegato Franco Pepe. Un progetto che conferma come anche uno dei prodotti simbolo della cucina italiana possa trasformarsi in uno strumento di marketing territoriale quando dialoga con l’identità della destinazione.
Capri non ha bisogno di presentazioni, è già un “brand” di per sé che racconta di mare, barche pigramente ondeggianti sul mare, aperitivi al tramonto, profumo giallo di limone. Tra i resort di lusso più amati dai turisti c’è sicuramente il Jumeirah Capri Palace che, negli anni, ha ampliato la propria offerta gastronomica diventando un vero e proprio “parco giochi” per i gourmand. La volontà della proprietà Jumeirah, in accordo con il direttore Ermanno Zanini è stata quella di regalare la vera essenza di Capri, con diversi outlet capaci di fidelizzare il cliente. Detto in poche parole: si potrebbe alloggiare in questo hotel per oltre una settimana senza annoiarsi mai e provando cucine diverse, dall’orientale fino alla raffinatezza del due stelle Michelin “L’Olivo”. E la ristorazione è uno degli asset strategici dell’hotel: con un’incidenza del 55% sul fatturato complessivo che trasforma l’hotel in una destinazione gastronomica che incide positivamente sulla competitività.
Il Jumeirah Capri Palace è una piccola “città” a sé stante: con i suoi 430 collaboratori, il resort rappresenta una delle principali realtà occupazionali dell’isola. Tra questi, 70 sono professionisti capresi, il cui contributo consente di integrare nell’esperienza di ospitalità una conoscenza diretta del territorio, delle sue tradizioni e della sua cultura, affiancando competenze internazionali e radicamento locale.
Le 72 camere e suite del Jumeirah Capri Palace riflettono una strategia che fa del design uno degli elementi distintivi dell’esperienza di soggiorno. Accanto a spazi esterni, giardini e piscine private, il progetto valorizza collaborazioni con firme riconosciute dell’architettura contemporanea. Le Mariorita Suite, firmate da Patricia Urquiola, reinterpretano l’identità di Capri attraverso una palette ispirata alla terracotta, alla pietra e al mare, materiali innovativi e lavorazioni artigianali. A queste si affiancano le suite progettate da Giuliano Andrea Dell’Uva, che rileggono la tradizione caprese con ceramiche dipinte a mano, maioliche e arredi realizzati da artigiani locali. Un approccio che unisce design, manifattura e identità territoriale come leva di differenziazione nel segmento dell’hôtellerie di lusso.
L’ecosistema food del Jumeirah Capri Palace rappresenta un modello di diversificazione dell’offerta gastronomica nel segmento luxury, capace di intercettare target e occasioni di consumo differenti all’interno della stessa destinazione. Accanto a L’Olivo, due stelle Michelin e riferimento dell’alta cucina mediterranea contemporanea, il gruppo sviluppa concept con identità ben definite: Il Riccio, dedicato al pescato e alla cucina di mare in una delle location più iconiche di Capri; a-Ma-Re Capri, che valorizza la tradizione italiana attraverso una proposta informale di alta qualità; Zuma Capri, espressione della ristorazione giapponese contemporanea e del crescente interesse della clientela luxury per i grandi brand internazionali; Il Bar degli Artisti, con una raffinata proposta italiana all day dining pensata per accompagnare gli ospiti durante l’intero arco della giornata; e Nox Capri, nuovo spazio dedicato all’intrattenimento serale e notturno che amplia l’offerta esperienziale della struttura.
Il fiore all’occhiello rimane il bistellato L’Olivo, che racconta una Capri autentica ed elegante, grazie alla visione degli chef Andrea Migliaccio (corporate Jumeirah), dell’executive chef Salvatore Elefante, dell’head chef Vincenzo Tedeschi, del restaurant manager Christopher Morcet e del sommelier Vincenzo Riccio. Qui la cucina diventa uno strumento per raccontare il Mediterraneo come patrimonio culturale. Il menu Mediterraneo pone al centro il pescato locale e il tema della pesca sostenibile, con piatti come la Pezzogna maturata con asparagi bianchi, foglie di cappero e salsa agrumata, la Triglia con carciofi e limone e i Cappelletti con scampi, zucchine e Provolone del Monaco, esempio di dialogo tra mare e prodotti del territorio. La Recherche, invece, rilegge la memoria gastronomica campana attraverso un approccio contemporaneo: dai Tagliolini con gamberi rossi, burrata, asparagi di mare e foglia d’ostrica alla Guancia alla genovese con candele e salsa alle cipolle rosse, fino alla Carezza della buonanotte, dessert simbolo che richiama il valore del ricordo. Due menu che raccontano una visione del lusso fondata sull’identità locale, sulla creatività e sulla capacità di trasformare ingredienti, tradizioni e paesaggio in un’esperienza gastronomica riconoscibile a livello internazionale con un punto fermo: Capri.
«La gastronomia rappresenta oggi una delle principali ragioni di viaggio. Sempre più ospiti scelgono una destinazione non soltanto per il paesaggio o per l’albergo, ma per le esperienze che possono vivere attorno alla tavola – spiega il direttore Ermanno Zanini -. Negli anni abbiamo investito nella costruzione di un ecosistema gastronomico articolato e complementare, capace di interpretare linguaggi diversi: dall’alta cucina de L’Olivo al dialogo con il mare de Il Riccio, dalla dimensione internazionale di Zuma alla convivialità mediterranea di A-Ma-Re Capri. I risultati dimostrano che la ristorazione può rappresentare non solo un servizio dell’hotel, ma un vero motore di attrattività, reputazione e valore economico per l’intera destinazione. In alcuni esercizi, i ricavi generati dai nostri ristoranti hanno raggiunto e talvolta superato quelli del reparto camere, un dato che testimonia come l’eccellenza gastronomica possa contribuire in modo determinante al successo di un progetto di ospitalità contemporanea. Per noi il lusso gastronomico non coincide con l’opulenza o con la complessità. Coincide con l’autenticità – continua Zanini -. È il privilegio di poter assaporare un prodotto nel luogo in cui nasce, di conoscere le persone che lo coltivano o lo pescano, di vivere un servizio attento ma naturale, di sentirsi accolti senza formalismi inutili. La vera eccellenza nasce dall’incontro tra territorio, cultura, creatività e relazioni umane. Un grande ristorante non serve soltanto dei piatti: racconta una storia, custodisce una memoria e crea connessioni tra persone provenienti da luoghi e culture diverse. In questo senso Capri continua a essere una straordinaria fonte di ispirazione. Da secoli accoglie viaggiatori, artisti e pensatori provenienti da tutto il mondo. La nostra cucina cerca di fare la stessa cosa: rimanere profondamente mediterranea nelle radici e aperta al dialogo con il mondo».
Il Verdura Resort, parte del Gruppo Rocco Forte Hotels, sulla costa meridionale della Sicilia, interpreta l’evoluzione del lusso integrando ospitalità, benessere, golf e ristorazione in un unico ecosistema. I 230 ettari affacciati sul Mediterraneo, tra uliveti, agrumeti, spiaggia privata e campi da golf progettati da Kyle Phillips, costruiscono un’offerta rivolta a un segmento che ricerca spazio, privacy e servizi ad alta personalizzazione. Circa 200 camere comprese junior suite e suite vista mare, a cui si aggiungono 20 Private Villas, con piscine infinity, che rispondono proprio a questa domanda crescente di riservatezza nell’esperienza alberghiera. Come vi abbiamo già raccontato per i luxury brunch, oggi la privacy è un valore inestimabile per la clientela del lusso.
In questo modello la cucina diventa un elemento di differenziazione competitiva, leva di posizionamento capace di rafforzare l’identità del resort e di aumentare la sua attrattività sui mercati internazionali. La direzione gastronomica è affidata a Fulvio Pierangelini, uno degli chef più eleganti del mondo nella relazione con l’ingrediente, capace di interpretare la materia con un rispetto che solo un animo nobile può garantire. La proposta food si sviluppa in otto ristoranti, ciascuno con una propria identità e un target preciso. È una strategia che amplia le occasioni di consumo all’interno della struttura e permette di intercettare esigenze differenti senza disperdere la coerenza del progetto.
Alla base della proposta rimane il patrimonio agricolo siciliano. Pasta fresca, pescato locale, carni artigianali, ortaggi provenienti dall’orto biologico del resort, olio extravergine prodotto nella tenuta e una selezione di ingredienti stagionali diventano la materia prima di una cucina che valorizza il territorio senza ricorrere ad artifici. L’identità dei singoli ristoranti segue questa impostazione. Nagori racconta il dialogo tra Sicilia e Giappone attraverso piatti come i cannoli di tonno e wasabi, i ravioli di gambero rosso di Mazara con shiitake e le capesante di Sciacca con yuzu, mantenendo come riferimento la qualità delle materie prime mediterranee. Zagara, il fine dining del resort guidato da Fulvio Pierangelini ed Emmanuele Riccobono, propone invece una cucina fortemente radicata nel territorio con preparazioni come gli spaghettoni ai gamberi rossi di Sciacca, il pescato del giorno con finocchio brasato e agrumi, i ravioli di ricotta al tartufo e altri piatti che valorizzano ortaggi dell’orto biologico, olio Verdura e una selezione di vini siciliani e italiani. Emblematica è la filosofia dello chef Pierangelini: «La semplicità è il punto di arrivo. Da oltre quarant’anni sono alla ricerca di questo». Un principio che interpreta perfettamente una delle principali evoluzioni del lusso contemporaneo, sempre meno associato all’ostentazione e sempre più alla qualità della materia prima, all’equilibrio e alla capacità di sottrarre anziché aggiungere.
Il Therasia Resort Sea & Spa, sull’isola di Vulcano, è una delle realtà più consolidate dell’hôtellerie di lusso italiana. Membro di The Leading Hotels of the World e insignito di Due Chiavi Michelin, il resort ha costruito il proprio posizionamento internazionale integrando ospitalità, benessere e un ecosistema gastronomico che rappresenta oggi uno dei principali elementi di differenziazione della struttura.
Nel 2025 il resort ha registrato un fatturato di 7 milioni di euro e conta 130 collaboratori. La ristorazione incide per circa il 22% dei ricavi complessivi, attraverso quattro offerte complementari: Il Cappero (8%), I Tenerumi (4%), I Grusoni (8%) e L’Arcipelago (2%). Numeri che confermano come la costruzione di una destinazione gastronomica rappresenti una leva strategica di marketing, capace di rafforzare il posizionamento del brand e fidelizzare la clientela nel segmento luxury. Il resort è inoltre una delle pochissime strutture alberghiere italiane a riunire all’interno della stessa proprietà tre Stelle Michelin in totale (Il Cappero, 1 stella Michelin e Tenerumi, 2 stelle Michelin) oltre a due Stelle Verdi Michelin.
«Al Therasia Resort il lusso nasce dall’incontro tra un luogo irripetibile e un’ospitalità profondamente personalizzata- spiega Francesca Polito, titolare del resort-. Essere circondati dal mare, con lo sguardo che abbraccia tutte le Isole Eolie e la possibilità di vivere sia l’alba sia il tramonto nello stesso luogo significa offrire un’esperienza che non può essere replicata. Anche la nostra proposta gastronomica segue questa filosofia: la cucina stellata non rappresenta un esercizio di stile, ma il modo più autentico di raccontare il territorio attraverso creatività, ricerca e rispetto della materia prima».
Il progetto gastronomico si sviluppa attraverso due ristoranti stellati con identità complementari. I Tenerumi, guidato dall’executive chef Davide Guidara, è oggi uno dei principali riferimenti della cucina vegetale contemporanea:ha costruito la propria identità attorno al manifesto “Cook More Plants”, che pone il mondo vegetale al centro dell’alta cucina. Più che una proposta vegetariana, quella di Guidara è una cucina “plant-based” che valorizza ortaggi, erbe aromatiche e prodotti dell’orto attraverso fermentazioni, essiccazioni e tecniche di conservazione capaci di amplificarne gusto e complessità. Tra i piatti più rappresentativi figurano la Zucchina aglio e menta, frutto di una lunga lavorazione che ne concentra aromi e consistenze, e il Datterino, che racchiude in un unico ingrediente tutta l’intensità del Mediterraneo.
Accanto a questa proposta, Il Cappero, una Stella Michelin e stella verde, è guidato dallo chef Davide Perna, con la supervisione di Guidara. Qui la cucina interpreta il Mediterraneo attraverso un approccio contemporaneo che mette al centro il pescato locale, i prodotti delle Eolie e della Sicilia e una filosofia monoproteica, nella quale ogni piatto valorizza uno o due ingredienti principali per esprimerne identità e purezza. Il sourcing responsabile, costruito insieme a pescatori, allevatori e piccoli produttori del territorio, diventa parte integrante dell’esperienza gastronomica, trasformando la filiera in uno degli elementi distintivi del progetto.
L’offerta è completata da I Grusoni, dedicato alla cucina mediterranea informale a bordo piscina, e dalla pizzeria L’Arcipelago, che amplia ulteriormente le occasioni di consumo all’interno del resort.
«Per noi il vero luxury food è tempo, silenzio, panorami straordinari, servizio sartoriale e una cucina capace di emozionare senza eccessi. Un lusso discreto, che lascia spazio alla natura e alle persone e rende ogni soggiorno un ricordo destinato a durare nel tempo», conclude Francesca Polito. Una visione che dimostra come la gastronomia rappresenti oggi un asset strategico non solo per incrementare il valore economico della struttura, ma anche per rafforzare il posizionamento internazionale delle Eolie come destinazione del turismo di alta gamma.
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