A Venezia, Melvil Poupaud brilla in “Un peu avant minuit”

In concorso alla Mostra di Venezia il nuovo film di Nicolas Parisier

Il cinema francese ancora protagonista in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia: dopo i film di Cédric Kahn, Florian Zeller e Stéphane Brizé, è arrivato il turno di Nicolas Parisier, quarto regista transalpino in lizza per il Leone d’oro. Parisier ha presentato al Lido “Un peu avant minuit”, suo quarto lungometraggio dopo “Le grand jeu”, “Alice e il sindaco” e “Il mistero del profumo verde”. Il film ha come protagonista Léo, un uomo di quarantanove anni che si trova sul punto di separarsi dalla compagna, con la quale convive nella Francia orientale, quando apprende della morte del padre biologico che non ha mai conosciuto. Prima di partire per l’Italia, dove dovrà sbrigare le pratiche ereditarie, trascorre alcuni giorni a Parigi per fare un bilancio della propria vita. Tra conversazioni con la figlia attivista e incontri con i fantasmi del passato, comincia a interrogarsi sulla sua stessa esistenza e, soprattutto, sul suo rapporto con le donne.

«Mi chiedevo se fosse ancora possibile concepire una storia d’amore “innocente”, se un racconto del genere fosse ancora credibile nell’epoca del #MeToo, ora che siamo entrati in una fase di demistificazione del desiderio»: Nicolas Parisier descrive così le prime fasi di un soggetto che poi si è modificato per raccontare il ritratto di un uomo che cerca di rileggere la propria vita sentimentale nel corso degli anni. È infatti una narrazione che procede sostanzialmente per episodi quella di “Un peu avant minuit”, un film segnato dai vari incontri compiuti dal personaggio principale come fossero tasselli diversi di un unico mosaico che è il momento di vita che sta passando.

 

 

Molto più che su una regia piuttosto scolastica, Parisier punta su una sceneggiatura che è un vero e proprio fiume di parole a tutti gli effetti: soprattutto durante le tante passeggiate presenti nel film, le conversazioni abbondano, rischiando di avere un effetto lievemente verboso, ma allo stesso tempo sono dialoghi ricchi di spunti di riflessione da non sottovalutare. Il ritratto che ne è esce è quello di un personaggio ben scritto, nonostante si rischi in qualche caso di cadere in alcuni stereotipi e in alcuni passaggi troppo studiati a tavolino. Tra i meriti di questo prodotto c’è anche la notevolissima prova di Melvil Poupaud, attore che non scopriamo certo oggi, ma che si conferma uno dei volti più intensi del cinema francese contemporaneo.

 

Per gli amanti del cinema maggiormente sperimentale, invece, da segnalare fuori concorso “Dust”, il nuovo lavoro di Tsai Ming-liang. Si tratta dell’undicesimo film della serie “Walker”, un progetto a metà tra cinema e videoarte che vede protagonista Lee Kang-sheng, da sempre attore feticcio del regista, nei panni di un monaco che cammina in maniera estremamente lenta mentre attorno a lui il mondo si fa sempre più dinamico. In questo nuovo film lo seguiamo attraverso San Sebastián, in Spagna. Si muove attorno al Peine del Viento, dove il mare si solleva e si infrange contro la costa. Lungo il percorso incontra un’antica casa colonica basca, un uomo che sta in silenzio, una donna che beve acqua, un’altra intenta a fumare, un gruppo di punk riuniti in un locale rock, e persone di ogni età nella città vecchia al calare del sole. Si tratta probabilmente del prodotto più compiuto e interessante di tutta la serie (soprattutto per i contesti in cui il “Camminatore” si ritrova), questo film in cui ci sono diversi incontri con figure molto interessanti e che porta il pubblico a interrogarsi in maniera davvero suggestiva su certe dinamiche del mondo contemporaneo.

Era il 1994 l’anno in cui Tsai Ming-liang vinceva a Venezia il Leone d’oro con la sua opera seconda, “Vive l’amour”, e la sua arte continua ancora oggi a risultare affascinante, anticonvenzionale e dotata di uno stile sempre estremamente riconoscibile.

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