Inaugurata la prima tappa di un viaggio quinquennale tra le minacce che insidiano il patrimonio librario (e l’umanità). Papa Leone XIV: «Troviamo nuovi varchi di riconciliazione»

Una gigantesca onda in bianco e nero lambisce la facciata cinquecentesca della Biblioteca Apostolica Vaticana: un promemoria della vulnerabilità del sapere, della memoria e della vita. È il Diluvium dell’artista francese JR, l’installazione monumentale che accoglie il visitatore all’ingresso della nuova mostra della Biblioteca Apostolica Vaticana, “AQVA – Catastrofe e Meraviglia”, inaugurata oggi da Papa Leone XIV nel giorno del suo 71° compleanno e parte di un più ampio progetto realizzato in collaborazione con Fondazione Roma e con il sostegno di Intesa Sanpaolo.

Parte dall’acqua, tema centrale nel contesto della crisi climatica globale, il raffinato viaggio promosso dalla Biblioteca tra le minacce che da sempre insidiano il patrimonio librario: nei prossimi anni verranno il fuoco, la luce, gli insetti e l’intervento umano. Tutti «catastrofe e meraviglia», come si intitola il ciclo espositivo quinquennale; tutti elementi naturali che nuotano nell’ambivalenza, perché possono generare la vita, ma anche distruggerla; tutti allegoria universale delle inquietudini dell’essere umano davanti a ciò che sfugge al suo controllo.

La Biblioteca ha ormai abituato il pubblico alla contaminazione tra il suo patrimonio plurisecolare e le espressioni più vivaci della contemporaneità. «Testimonia l’antica e nuova apertura culturale della Chiesa», ha affermato il Pontefice, celebrando il valore della «cordialità culturale» rappresentata dalla «gentile diplomazia che trova tra i documenti e i libri dell’Archivio e della Biblioteca Vaticana una via aperta, uno dei “varchi di riconciliazione” di cui parla l’Enciclica Magnifica humanitas. E allora, avanti! Fedeli al passato e fedeli al futuro, con i linguaggi e i mezzi che vi sono propri, trovate nuovi varchi di riconciliazione».

Varchi, alla mostra, si aprono continuamente. Anche in questo caso come negli anni passati, dal cuore scientifico e simbolico della mostra – l’Aquatilium animalium historia di Ippolito Salviani, capolavoro del 1557 che unisce sapere scientifico, arte calcografica e cultura gastronomica e che campeggia al centro della sala in due esemplari di straordinario pregio – si irradiano le opere dei creativi contemporanei chiamati a lasciarsi ispirare dalle suggestioni provenienti dai saperi antichi: insieme a JR hanno risposto all’appello il tipografo statunitense Bill Moran e lo chef italiano Fulvio Pierangelini.

Ne deriva un’esperienza unica basata su una selezione eccezionale di manoscritti, libri a stampa, incisioni e oggetti provenienti dalle collezioni vaticane che testimoniano il rapporto millenario tra acqua e conoscenza. Opere che, dal De re coquinaria di Apicio ai racconti di viaggio di Giovanni Battista Ramusio, dai bestiari marini alle curiosità numismatiche legate al mondo acquatico, dialogano con i Letterfishes di Moran appesi alle pareti – creature marine composte da lettere, numeri e segni paragrafematici – e con i racconti gastronomici inediti di Pierangelini, raccolti nell’agenda 2027 della Biblioteca.

Non manca una sezione dedicata al Laboratorio di restauro della Biblioteca, con l’acqua che rivela di nuovo la sua duplice natura: causa di degrado, ma anche strumento di conservazione e rigenerazione dei libri. A concludere il percorso attraverso l’ambivalenza è Undae, la seconda installazione site-specific di JR, stavolta nella sala Barberini, che proietta il video di un’onda registrato in Brasile, sempre rigorosamente in bianco e nero. Dalla percezione iniziale di minaccia si arriva alla riconciliazione con la natura.

Non accade per caso. «La Biblioteca ha deciso di guardare in faccia le proprie paure», ha spiegato Don Giacomo Cardinali, Vice Perfetto e Commissario alle attività espositive, nonché curatore della mostra insieme con Simona De Crescenzo, Francesca Giannetto e Delio Proverbio. Tagliando il nastro della mostra (che sarà visitabile dal 25 settembre 2026 al 14 maggio 2027, il venerdì e il sabato secondo il calendario specifico che a breve sarà disponibile) assieme al Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, monsignor Giovanni Cesare Pagazzi, e al Prefetto delle Biblioteca apostolica vaticana, don Mauro Mantovani, don Giacomo Cardinali ha sintetizzato così il significato dell’esposizione e dell’intero ciclo: «In un tempo in cui con la paura giocano molti e grazie alla paura veniamo controllati e indirizzati riteniamo, da persone di studio e di cultura, che la strada migliore sia affrontarle, le proprie paure, oggettivarle».

L’aiuto dei creativi è stato dirimente. «Per un anno uno chef, un tipografo e un artista visivo – ha sottolineato Cardinali – hanno studiato assieme a noi, contribuendo alla vitalità di questa istituzione centenaria, ma capace di confrontarsi con tutti i linguaggi». La sfida è stata vinta. L’aspetto quasi mistico dei libri, oggetti che trasportano nel mondo voci, storie e conoscenze, vive nelle opere di JR, che ha cercato di immortalare l’immensità della loro forza e della loro fragilità. «Portando un’onda nella Biblioteca Vaticana, Diluvium e Undae mettono a confronto questo paradosso. Che cosa può sopravvivere e che cosa scegliamo di preservare?», si domanda l’artista.

Dal canto suo, Moran trasforma la tipografia in linguaggio visivo, «affiancando le attrezzature tipografiche tradizionali della mia famiglia – racconta – e i caratteri in legno d’epoca per creare nuovi LetterFish». Mentre Pierangelini esplora il fertile legame tra acqua, cucina e memoria, con ironia e amore per una materia prima che «anche in una sola goccia può fare miracoli, rivoluzionando un piatto». Il messaggio finale è una chiamata all’equilibrio: in un’epoca di polarizzazioni, “Catastrofe e Meraviglia” ci ricorda che in natura l’assoluto è un falso. Esiste invece la grazia di imparare a nuotare nella complessità.

 

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