
Il caldo ha fatto crescere le vendite del 3,6% a luglio dopo il +4% del 2025, mentre i prodotti aromatizzati diminuiscono i volumi. Packaging e logistica pesano per l’80% sui costi delle aziende
L’eccezionale e prolungata ondata di calore che ha caratterizzato l’estate 2026 ha messo il turbo ai consumi di acqua minerale: tra giugno e luglio 2026 gli italiani ne hanno messo nel carrello della spesa ben 97 milioni di litri in più rispetto allo stesso periodo del 2025. «Le temperature superiori alla media stagionale hanno fatto aumentare del 3,6% i volumi venduti in Gdo rispetto allo scorso anno, con punte del +5,3% nel Nord Italia, l’area maggiormente interessata dai picchi delle temperature», spiega Gaia Grassi, Cpg business development director Italia di Circana.
Questo trend positivo consolida il ruolo di primo piano delle acque in bottiglia nello scenario del beverage in Italia. Le minerali muovono un mercato di enormi dimensioni: oltre 16 miliardi di litri nel 2025 tra retail, porta a porta e fuoricasa, in crescita del 4% rispetto all’anno precedente, stima l’associazione di categoria Mineracqua.
La parte del leone la fa la Gdo, soprattutto supermercati e discount (rispettivamente 48% e 30% dei volumi) con 12,6 miliardi di litri venduti e un incasso superiore ai 3 miliardi di euro. Le acque minerali rappresentano circa tre quarti dei volumi e la metà delle confezioni di bevande vendute nella distribuzione moderna, ma in termini di valore la loro incidenza scende drasticamente al 22% del mercato totale delle bevande.
Del resto, mentre all’estero le acque minerali rientrano tra i campioni del lusso accessibile, invece in Italia sono le bevande più economiche in assoluto. Al supermercato le si paga in media 24 centesimi al litro (ma al discount si trovano anche a 16 centesimi).
In Europa, solo in Grecia l’acqua in bottiglia costa di meno. Ma si può arrivare a risparmiare approfittando delle numerose offerte, perché l’acqua è un riconosciuto prodotto-civetta, onnipresente nei volantini della Gdo e quindi la pressione promozionale è importante (23,6% di incidenza sulle vendite), anche se in lieve calo. Risultato: nonostante un consumo pro capite da record (273 litri annui), per comprare acqua in bottiglia un italiano non arriva a spendere 100 euro l’anno.
Il basso costo è un elemento non secondario per motivare l’ampia e diffusa abitudine a consumare acqua e l’alto grado di penetrazione tra le famiglie italiane e per spiegare anche la ridotta propensione a spendere di più per le versioni a valore aggiunto (e quindi a maggior costo) su cui gli imbottigliatori stanno puntando per espandere l’offerta e aumentare la redditività.
Nonostante gli investimenti delle aziende, le acque aromatizzate restano un business molto limitato (oltre 23 milioni di euro a fronte di 10,3 milioni di litri venduti) e oltretutto in calo (-5% circa), che non rientra formalmente nel mercato delle minerali e che si caratterizza per un posizionamento premium, con un prezzo medio di 2,25 euro al litro. Tradotto in battuta di cassa, una confezione costa in media un euro, ossia il doppio di un pack di acqua minerale.
Anche i preparati per acqua, che sono state una delle novità più rilevanti degli ultimi anni, non sembrano aver conquistato gli italiani. In dodici mesi il mercato è calato dell’1,7% a valore del 2,5% a volume, fermandosi poco sopra i 3 milioni di euro e i 314mila litri venduti. In questo caso il prezzo medio è ancora più alto: oltre 10 euro al litro, che diventano 2 euro circa a confezione.
In un mercato con queste caratteristiche, dove la domanda resta elevata così come la sensibilità al prezzo, e dove il business fa sì grandi numeri ma ha una bassa marginalità, l’efficienza è fondamentale.
«Packaging e logistica sono le prime due voci di costo degli imbottigliatori e incidono per oltre l’80% sul costo – spiega Ettore Fortuna, vicepresidente di Mineracqua – Non sorprende, dunque, che i loro recenti rincari stiano determinando dei cambiamenti nelle strategie delle aziende e un diverso assetto competitivo del settore. Si stanno privilegiando le fonti locali in modo da ridurre l’entità dei trasporti e questo sta portando a investire in diverse parti d’Italia e a segmentare maggiormente l’offerta».
Le opportunità sul territorio non mancano. In Italia si contano 322 fonti riconosciute dal ministero della Salute, 125 imbottigliatori e 280 marchi. Il mercato è molto affollato ma anche fortemente concentrato, visto che i primi tre player –Sant’Anna, San Pellegrino e San Benedetto – coprono un terzo del valore e le private label sono ormai vicine al 18%.
Per questi grandi gruppi il ruolo consolidato delle minerali nello stile di vita italiano e nella dieta mediterranea costituiscono un importante volano per le vendite all’estero, su cui stanno investendo soprattutto i brand premium. Nel 2025 le esportazioni italiane sono cresciute nel 12%, superando gli 1,6 miliardi di litri venduti in un centinaio di paesi, con gli Stati Uniti come primo mercato di sbocco.
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