
Il sindaco Mario Baccini
Il progetto di espansione dell’aeroporto “Leonardo da Vinci” si tradurrà in «un piano di sviluppo e investimento per il territorio e per i cittadini di Fiumicino». Ne è convinto il sindaco Mario Baccini – già ministro, senatore e deputato – dal 2023 alla guida di una coalizione di centrodestra che punta a superare l’identificazione del Comune sul litorale laziale con il suo celebre scalo.
La scommessa è muovere un piano di investimenti decennale da 50 miliardi di euro che oltre alla quarta pista dell’aeroporto, comprende la creazione del porto turistico-crocieristico. Per questo, dopo aver messo in sicurezza i conti del comune e aver combattuto l’evasione («in tre anni gli incassi tributari sono cresciuti del 41,6% rispetto al 2022») ha creato “Fiumicino 3000”: fondazione partita con una dotazione di 400mila euro che «potrebbe diventare, con la fine del Pnrr, l’unica struttura di un’autonomia locale capace di generare un impatto di due punti percentuali di Pil». A guidarla l’ex candidato sindaco di Roma Enrico Michetti che ha l’obiettivo di redigere il masterplan della città e presentarlo alle imprese.
Il cuore del piano resta il futuro dell’aeroporto di Fiumicino con il programma di investimenti da 9 miliardi di euro, varato da Adr senza finanziamenti pubblici, che prevede un assetto a quattro piste e la costruzione di un terminal per accogliere fino a cento milioni di passeggeri l’anno nel 2046. «Non vogliamo subire lo sviluppo delle infrastrutture ma governarlo» sottolinea Baccini. Per questo il sindaco ricorda che, durante il tavolo di lavoro che ha preceduto il via libera da parte dell’amministrazione comunale, ha «chiesto e ottenuto di mettere nero su bianco le opere compensative finanziate con 300 milioni di euro per interventi sulla viabilità e sui collegamenti pubblici». La quarta pista accoglierà i voli oggi gestiti sulla pista 1: uno spostamento che permetterà sia di creare un parco pubblico, sia di ridurre il rumore fino all’80% sui centri residenziali vicini, secondo le stime di Adr.
«Il vecchio progetto di espansione era autoreferenziale perché rappresentava le esigenze del solo aeroporto e non quelle della città. La nuova proposta – spiega il sindaco motivando il via libera dell’amministrazione – è invece inserita in un contesto di crescita urbanistica finanziata dallo sviluppo stesso». L’ulteriore crescita dello scalo farebbe inoltre aumentare i dividendi assicurati al Comune dalla quota di partecipazione (0,1%) in Adr: nel 2025 poco meno di un milione di euro. L’obiettivo indicato dall’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, è arrivare al Giubileo del 2033 con la nuova pista già operativa.
In questo stesso cronoprogramma punta a inserirsi anche il contestato progetto del porto crocieristico, nell’area di Isola Sacra: ideato dal predecessore Esterino Montino, era stato inizialmente inserito dal commissario giubilare Roberto Gualtieri nel Piano delle opere dell’ultimo anno santo. «L’ho fatto mio come opera strategica perché prevede una riqualificazione completa di un’area oggi abbandonata e utilizzata solo per set cinematografici per film come Suburra» rivendica Baccini. Progetto da 600 milioni di euro che rappresentava un tassello fondamentale nel piano del sindaco e che, insieme all’aeroporto, accrescerebbe l’attrazione turistica di Fiumicino.
Il 3 luglio il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dai comitati cittadini e da associazioni ambientaliste annullando il parere di Valutazione d’impatto ambientale emesso a novembre 2025 dal ministero dell’Ambiente. Un arresto forzato per un progetto che prevedeva due moli: il primo destinato all’ormeggio delle navi da crociera e dei super yacht, il secondo pensato per accogliere circa 1.200 imbarcazioni da diporto. La società concessionaria Fiumicino Waterfront (controllata dal fondo anglosassone Icon Infrastructure Fun al 54% e da Royal Caribbean group al 46%) che aveva acquisito la concessione per 11,45 milioni di euro ha annunciato ricorso al Consiglio di Stato e lo stesso farà il Comune.
«Siamo sereni» dice Baccini, convinto di poter superare i due rilievi mossi dai giudici amministrativi: il Comune di Fiumicino in quanto ente locale non aveva titolo a presentare il progetto. «Ma se non lo ha il Comune, chi dovrebbe averlo?» si chiede il sindaco. In più, per il Tar laziale il procedimento che ha condotto all’adozione del decreto di Via è viziato per “difetto di istruttoria”: manca il coinvolgimento dell’Autorità di bacino. «Il parere c’era e non so perché non è stato presentato – assicura il sindaco -. Verrà richiesto di nuovo».
Se l’opera dovesse sbloccarsi, l’interrogativo di fondo rimarrebbe lo stesso: ha senso realizzare un terminal crociere ad appena 70 chilometri da Civitavecchia, secondo porto nel Mediterraneo dopo Barcellona? «Siamo sinergici e complementari» ribatte Baccini. Nessuna concorrenza, insomma. E per dimostrarlo ricorda il progetto da lui fortemente sostenuto per l’istituzione della provincia “Porta d’Italia” con comuni costieri e non a nord di Roma, inclusi proprio Fiumicino e Civitavecchia. «Ci prepariamo all’autogoverno dei nostri territori – conclude Baccini –. Quando Roma Capitale avrà poteri speciali e l’area metropolitana verrà meno diventeremmo una delle province più ricche d’Italia».
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