Agenti Ai, in Italia utenti cresciuti di 10,8 volte: il 65% dei token contro il 55% dell’Ue

Il nuovo rapporto OpenAI fotografa l’uso dei propri strumenti tra i clienti europei. Sono indizi sull’uso di “ChatGPt” non indicazioni su risparmi o guadagni di produttività misurati.

Il 55% dei token di testo generati dai clienti aziendali di OpenAI nell’Unione europea proviene ormai dagli strumenti agentici Codex e ChatGPT Work. In Italia la quota sale al 65%, mentre gli utenti settimanali attivi di questi strumenti nelle piccole e medie organizzazioni analizzate sono aumentati di 10,8 volte tra maggio e l’inizio di ottobre, contro le 8,1 volte della media Ue. Sono i dati centrali di Europe’s Agentic Opportunity, il rapporto di ottobre con cui OpenAI racconta l’avanzata degli agenti intelligenti in Europa. Quindi, per capirci, è quello che Sam Altman rileva guardando nei suo server come viene utilizzato ChatGpt. L’azienda misura l’uso dei propri prodotti e quelle percentuali descrivono il volume di testo generato, non la quota di imprese che adottano agenti né i guadagni di produttività.

La tesi è che l’Europa debba passare dalla diffusione dell’intelligenza artificiale a un utilizzo più approfondito. Gli agenti sono sistemi capaci di eseguire compiti attraverso più passaggi: pianificare un’attività, utilizzare strumenti, elaborare documenti o scrivere codice. L’utente assegna un obiettivo e delega parte del lavoro, con un’autonomia che richiede controlli.

La quota attribuita agli strumenti agentici raggiunge l’85% in Lituania, il 65% in Italia e il 51% in Germania; scende al 30% in Spagna e al 22% in Slovenia. Sono differenze interne alla clientela OpenAI: interpretarle [...]

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