Aids, spesa oltre 2 mld nel 2030 senza interventi ma le cure ci sono

Ben 1,4 mld di spesa associata a nuove infezioni evitabili ma restano i nodi della diagnosi tardiva e dell’accesso ritardato alle terapie Prep

In assenza di interventi aggiuntivi, la spesa annuale per la gestione dell’Hiv potrebbe superare i 2 miliardi di euro entro il 2030, con un incremento annuo stimato del 3,6%; una quota rilevante di questo burden, pari a circa 1,4 miliardi, sarebbe associata alle nuove infezioni potenzialmente evitabili. A riaccendere i riflettori sull’infezione che terrorizzò il mondo negli anni Ottanta e Novanta dello scorso secolo e che oggi è parzialmente “dimenticata”, l’ultimo rapporto che sulla base dei dati ufficiali su casi e contagi e alla luce delle terapie disponibili guarda ai benefici attesi in termini di salute e di minore pressione sui costi della sanità pubblica. In questa prospettiva, la PrEP non va letta soltanto come strumento preventivo, ma come leva di sostenibilità capace di ridurre nuove infezioni, costi futuri di trattamento e pressione sul sistema assistenziale.

Rispetto alla patologia, il report “Cambiare la traiettoria dell’Hiv in Italia: prevenzione, equità e innovazione per un Ssn sostenibile”, presentato a Roma da Cencora e ViiV Healthcare analizza il quadro epidemiologico, clinico, economico e organizzativo del Paese utilizzando varie evidenze disponibili. Nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di Hiv. Nel 40,3% dei casi, l’infezione è stata scoperta quando il sistema immunitario era già gravemente compromesso. Un altro dato segnala il ritardo diagnostico: l’83,6% delle nuove diagnosi di Aids ha riguardato persone che avevano scoperto la positività al virus nei sei mesi precedenti.
Uno studio del 2021 sulla valutazione delle conseguenze epidemiologiche ed economiche generate dal ritardo di trattamento dei pazienti Hiv-positivi causato dalla pandemia, ha evidenziato come il ritardo di trattamento potrebbe generare un peggioramento della condizione clinica dei pazienti e un aumento della mortalità Hiv-correlata, mentre una ripresa tempestiva del trattamento per i pazienti Hiv positivi potrebbe permettere di evitare fino a 687 decessi al decimo anno di analisi. Le simulazioni sono state condotte ipotizzando un trattamento continuativo per i pazienti già diagnosticati, senza interruzioni terapeutiche, e un avvio immediato della terapia per i pazienti con nuova diagnosi nel corso del 2021.

Le terapie hanno reso l’Hiv una condizione cronica controllabile. In uno studio condotto su persone con Hiv in Italia, il 93% dei partecipanti risultava virologicamente soppresso, mentre il 42% aveva riportato livelli di aderenza subottimali nei 12 mesi precedenti. Inoltre, oltre il 50% delle persone con Hiv seguite ha più di 50 anni e circa il 60% presenta almeno una patologia concomitante non correlata all’Hiv. Il costo diretto medio di gestione è stimato in 9.762,92 euro l’anno per persona con Hiv, mentre il costo cumulativo nell’arco della vita, su un orizzonte di 39 anni, è pari a 222.674,77 euro per paziente.

«Oggi disponiamo di terapie che consentono alle persone con Hiv un’aspettativa e una qualità di vita paragonabili a quelle della popolazione generale, [...]

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