Terzo luogo santo dell’islam e sito più sacro dell’ebraismo, la Spianata di Gerusalemme è da decenni uno dei punti più sensibili del conflitto israelo-palestinese
Nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme, su una spianata di circa 144mila metri quadrati, convivono due nomi e due geografie religiose. Per i musulmani è Al-Aqsa, o al-Haram al-Sharif, il Nobile Santuario, terzo luogo santo dell’islam dopo la Mecca e Medina. Per gli ebrei è Har HaBayit, il Monte del Tempio, il luogo più sacro dell’ebraismo, dove sorgevano i due antichi Templi di Gerusalemme. Per tutti è uno dei punti più sensibili del conflitto israelo-palestinese.
Il complesso si trova nella Città Vecchia, a Gerusalemme Est, conquistata da Israele durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967 e successivamente annessa. L’annessione non è riconosciuta dalle Nazioni Unite e dalla maggior parte della comunità internazionale. I palestinesi rivendicano Gerusalemme Est come capitale di un futuro Stato.
Dal 1967 il Waqf islamico di Gerusalemme, sostenuto dalla Giordania, amministra il complesso, con la polizia israeliana che ne controlla la sicurezza e gli accessi. Secondo lo status quo mantenuto dopo la guerra, i musulmani possono pregare sulla spianata, mentre i non musulmani possono visitarla in determinati orari ma non celebrarvi il proprio culto. Il trattato di pace tra Israele e Giordania del 1994 riconosce inoltre lo «speciale ruolo» del regno hashemita nei luoghi santi musulmani di Gerusalemme.
Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha visitato più volte il sito ribadendo il diritto degli ebrei a pregare sul Monte del Tempio. Lo scorso luglio l’uomo, esponente dell’estrema destra, ha visitato il luogo celebrando apertamente il fatto che visitatori ebrei stessero pregando sulla spianata, in violazione delle regole dello status quo. La Giordania e le autorità palestinesi hanno denunciato l’episodio come una violazione degli accordi. Varie volte il premier Benjamin Netanyahu aveva invece ribadito che la politica ufficiale israeliana sul sito non era cambiata.
Spesso il nome “Al-Aqsa” viene usato per indicare soltanto l’edificio dalla cupola grigio-argentata che sorge nella parte meridionale della spianata. Ma nel lessico islamico, palestinese e giordano, “Al-Aqsa” può indicare l’intero recinto sacro, al-Haram al-Sharif: circa 144mila metri quadrati che comprendono anche la Cupola della Roccia, con la sua cupola dorata, oltre a cortili, porte e altri edifici religiosi.
Lo stesso recinto è il Monte del Tempio della tradizione ebraica. Qui sorgevano i due Templi dell’antica Gerusalemme. Il Secondo Tempio fu distrutto dai romani nel 70 dopo Cristo. Ai piedi del complesso si trova il Muro Occidentale, luogo centrale della preghiera ebraica contemporanea e parte del muro di contenimento che circondava la spianata del Secondo Tempio.
Per l’islam la centralità di Al-Aqsa precede di secoli il conflitto contemporaneo. Il primo versetto della sura 17 del Corano racconta il viaggio notturno del profeta Maometto dalla «Moschea Sacra» alla «Moschea più lontana», “al-masjid al-aqsa”. La tradizione islamica ha identificato quest’ultima con Gerusalemme e ha legato al luogo anche il “Mi’raj”, l’ascensione di Maometto attraverso [...]
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