
Un territorio lambito dall’oceano, punteggiato da fari storici e dimore museo, come quella di Jackson Pollock o di Jack Lenor Larsen. È l’essenza della riviera sulla East Coast raccontata da Nicolas Bellavance-Lecompte.
Dopo St. Moritz, Capri, Montecarlo e, più di recente, di Abu Dhabi, la scelta degli Hamptons per la prima edizione americana di Nomad (un format itinerante che riunisce collectible, arte contemporanea e riflessione culturale in luoghi di eccezionale valore architettonico) è stata quasi naturale. Potevamo puntare su destinazioni altrettanto internazionali, come Palm Beach o Aspen, ma la costa orientale di Long Island ci è sembrata il luogo ideale, capace di mettere insieme il concetto di villeggiatura esclusiva con una comunità di collezionisti importante. Qui abbiamo trovato l’Old America, quella legata alla tradizione anglosassone: bellissime architetture, natura potente e una scena culturale vivace. Negli Hamptons hanno scelto di vivere e lavorare artisti straordinari come Andy Warhol e Jackson Pollock; qui trascorrono il loro tempo libero le grandi famiglie americane, ma anche le nuove élite internazionali, un insieme di persone eclettico, privilegiato, ma legato ai boschi, alle spiagge e all’oceano, come se qui New York si dissolvesse lentamente nel paesaggio.
Fondamentale è stato l’incontro con Bob Wilson, poco prima della sua scomparsa, e con il Watermill Center, il laboratorio interdisciplinare per le arti da lui fondato nel 1992 su quattro ettari di territorio della nazione indigena Shinnecock, un vero e proprio ecosistema per artisti. Come per ogni edizione di Nomad, con i nostri espositori, gallerie, artisti, progetti speciali, abbiamo occupato tutti gli spazi di Watermill, dalla cucina alla sala da pranzo, dagli atelier alle biblioteche, al centro ricerca, per creare un dialogo tra architettura e arte.
Ho avuto così l’occasione per trascorrere più tempo e scoprire questo territorio che ho imparato ad amare. Quando non soggiorno da amici, scelgo il Bridgehampton Inn, piccolo hotel a conduzione familiare, appena 12 stanze in un edificio di fine Settecento dove mi sento a casa. In alternativa, amo l’atmosfera rimasta ferma nel tempo del The American di Sag Harbor, che risale al culmine dell’era della caccia alle balene e ha anche un piacevole ristorante un po’ New England. La colazione, in entrambi, è ottima, ma spesso cedo alla tentazione di provare le pasticcerie della zona, come la Levain Bakery di Wainscott, imprescindibile per la bontà dei suoi chocolate cookies, Pierre’s a Bridgehampton, per i croissant e una cucina più francese, o ancora Carissa’s a East Hampton o Sag Harbor, dall’impronta più contemporanea e attenta ai prodotti biologici e di stagione. Negli Hamptons, del resto, i farmer market fanno parte dello stile di vita quotidiano.
Le giornate qui sono intense, ma trovo sempre il tempo per visitare spazi d’arte. A Water Mill c’è il Parrish Art Museum, con la sua importante collezione di arte americana, che dal 2012 si è trasferito in un edificio progettato da Herzog & de Meuron. Poco distante, si trova il Dia Bridgehampton, piccolo museo in una ex chiesa che, oltre alle mostre temporanee, ospita una meravigliosa installazione permanente di Dan Flavin. Un posto speciale e contemplativo. Amo poi le case museo, come quella di Jackson Pollock a Springs e la LongHouse, la proprietà del designer tessile Jack Lenor Larsen, che è un po’ la casa dei miei sogni con i magnifici giardini e l’importante collezione d’arte. Sul fronte delle gallerie, consiglio di vedere Sardine, progetto pop-up di arte contemporanea della curatrice Valentina Akerman in una fattoria del Settecento ad Amagansett. Tra gli spazi di ricerca per il design meritano una visita particolare Wyeth, tempio degli arredi Mid Century Modern, a Sagaponack, e la galleria Jeff Lincoln Art+Design, che ospita collectible design e arte contemporanea in una ex centrale elettrica di Southampton.
La natura è qui il vero lusso e, se ho tempo libero, scelgo spiagge selvagge come Amagansett, o cammino tra le dune verso il faro di Montauk, tra i più antichi degli Stati Uniti. Le serate si vivono nelle case, ma quando sento nostalgia della cucina italiana prenoto un tavolo da Tutto il giorno a Sag Harbor, un bel ristorante aperto da Gianpaolo de Felice e dalla moglie Gabby, figlia della fashion designer Donna Karan, o da Il Buco Al Mare ad Amagansett con ottimi piatti di pesce. Lo shopping trova poco sp zio nelle mie giornate, ma al Sag Harbor Variety Store, il classico emporio americano dove si trova di tutto, dai chiodi ai cappellini degli Hamptons, ritrovo l’atmosfera di certi luoghi della mia infanzia in Canada. Da non perdere, per gli amanti della musica, il Bridgehampton Chamber Music Festival, dal 18 luglio al 17 agosto, rassegna culturale di concerti diffusi, in sintonia con lo spirito autentico degli Hamptons.
Articolo successivo
Ducati: Audi smentisce la vendita nei prossimi anni

