Allarme Arvedi Ast: non più sostenibile il costo dell’energia

«Il peso dei costi energetici per Arvedi Ast e per le industrie siderurgiche italiane è diventato insostenibile». Lo denuncia il gruppo del quale fa parte l’acciaieria ternana. «Ci troviamo ad operare in un mercato europeo caratterizzato da forti distorsioni concorrenziali e da una sostanziale discriminazione nei confronti dei produttori italiani», sostiene l’azienda in una nota. «Non chiediamo condizioni di favore, ma che un’impresa italiana che compete sul mercato europeo possa acquistare energia a condizioni comparabili con quelle dei propri concorrenti» ribadisce. «I produttori italiani sono costretti ad approvvigionarsi della loro principale voce di costo in un mercato energetico particolarmente penalizzante rispetto a quello dei principali concorrenti europei» sostiene Arvedi Ast. «Il gruppo – prosegue la nota -, dal 2022, ha intrapreso un percorso di rilancio a Terni attraverso un piano di investimenti strategici, finalizzato al rilancio della competitività attraverso il riequilibrio e l’ottimizzazione del le capacità produttive dello stabilimento, massimizzando la produzione di laminati a freddo, riducendo contestualmente l’impatto ambientale dei processi e i costi di trasformazione». Arvedi Ast con oltre 2.550 lavoratori tra dipendenti diretti e somministrati, ai quali si aggiunge un migliaio delle imprese dell’indotto, rappresenta una delle principali realtà industriali e occupazionali dell’Umbria.

«I danni che stiamo subendo – denuncia Arvedi Ast – sono tali da mettere concretamente a rischio la continuità produttiva e la sostenibilità economica e occupazionale dell’azienda. In questo contesto, il Gruppo Arvedi, nell’interesse prioritario della tutela dell’occupazione e del futuro industriale dei propri dipendenti, ha portato avanti con determinazione il piano di investimenti di oltre 500 milioni di euro, anticipando significativamente le tempistiche previste dall’Accordo di Programma sottoscritto con le istituzioni. L’ampliamento del differenziale di costo dell’energia rispetto ai maggiori concorrenti europei di Arvedi Ast avrà come conseguenza un aumento dei costi di produzione così rilevante che, se trasferito sui prezzi di vendita, metterebbe i prodotti di Arvedi Ast fuori mercato, con conseguenze rilevanti sui livelli produttivi e quindi occupazionali». «Per Arvedi Ast – si legge ancora nella sua nota – è oggi, più che mai, indispensabile e strategico che vengano subito attuate le misure già individuate e formalizzate tra gli impegni previsti dall’Accordo di programma del 2025. Tali misure consistono, da un lato, nell’accesso a una quota dell’energia idroelettrica prodotta in Umbria dalla Centrale di Galleto a condizioni economiche competitive e coerenti con gli effettivi costi di generazione dell’impianto e con gli impegni assunti nell’Accordo di programma e, dall’altro, nell’introduzione e nella piena operatività del contributo per l’utilizzo del rottame inossidabile. L’attuazione tempestiva di questi interventi rappresenta una condizione essenziale per salvaguardare la competitività di Acciai Speciali Terni e garantirne i livelli occupazionali. Il perdurare nel tempo di queste condizioni di mercato così penalizzanti porterà inevitabilmente a misure che impatteranno la continuità produttiva. La questione energetica non riguarda soltanto Arvedi Ast. Riguarda la possibilità per l’Italia di mantenere produzioni industriali strategiche, sostenendo investimenti, occupazione e transizione ecologica».

«Il tema posto da Arvedi-Ast sul costo dell’energia obbliga ad accelerare la riconvocazione del tavolo dell’Accordo di programma. È quello lo strumento attraverso il quale istituzioni e azienda hanno assunto, con [...]

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