
I timori delle imprese della filiera italiana per la tenuta dei volumi nei prossimi mesi – Tre gli scenari preoccupanti per il Made in Italy dell’auto
Un primo assestamento in negativo sulle esportazioni del comparto automotive italiano verso la Germania c’era già stato nel 2024, con un calo di oltre il 6%, da 5,2 a 4,8 miliardi. Un trend di nuovo evidente nei primi cinque mesi dell’anno, con l’export a quota 1,2 miliardi, l’1,1% in meno rispetto al 2025. La contrazione appare più evidente se si guarda alle esportazioni verso la Polonia, dove il Gruppo Volkswagen ha una presenza importante e dove le imprese italiane da gennaio a maggio hanno visto calare le esportazioni dell’8%, dopo il -7,4% del 2025, che ha seguito anni di crescita invece significativa.
La variabile crisi Volkswagen rischia di condizionare l’industria dell’auto italiana su più fronti. Il primo è sicuramente quello dei volumi: da gennaio a maggio (dati elaborati dall’Ufficio studi di Anfia) il paese, primo produttore di auto in Europa con oltre 4 milioni di unità, ha registrato un calo della produzione del 5% da gennaio. Un calo inserito in un contesto di un piano varato dal Consiglio di sorveglianza del Gruppo che prevede una riduzione della capacità produttiva e del numero di addetti, pari a circa 100mila persone.
Si tratta di una strategia difensiva rispetto ad un mercato che ha visto Volkswagen perdere terreno, in particolare in Cina, e che vede in capo ai player asiatici un market share intorno al 15%. Una fetta di mercato che di fatto non ha – ancora – alcuna base produttiva in Europa. E qui sta il secondo fronte di una crisi che somiglia ad una vera e propria sfida industriale per i produttori italiani di componenti e sistemi. «I produttori cinesi – racconta Patrizia Paglia ceo della Iltar Italbox, che produce componenti in materie plastiche espanse – stanno facendo dei test di mercato, ci fanno quotare dei componenti e in media in due casi su tre scelgono di importare componenti dalla Cina per questioni legate al prezzo e al peso dell’energia sulla competitività delle offerte».
Ecco perché le misure europee, aggiunge Paglia, «non possono e non devono gravare ulteriormente sulla competitività delle imprese». Sira Group opera in Cina ormai da anni, la chiave della futura convivenza con i produttori cinesi per il ceo,Valerio Gruppioni , è la cooperazione. «Soltanto collaborando con i produttori asiatici, l’industria europea potrà contenere i danni e costruire un nuovo equilibrio industriale» sottolinea il numero uno della società che lavora leghe di alluminio e in Italia ha sedi ad Avellino, Nusco, Ferrara e Dosso.
L’industria italiana si aspetta [...]
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