
Già a settembre siccità e inondazioni affameranno 50 milioni di persone in più nel mondo. Il segretario Guterres: «Il pianeta si trova in acque inesplorate»
Il fenomeno del Niño quest’anno assumerà «proporzioni gigantesche». L’agenzia dell’Onu per il clima (Wmo) ieri ha voluto lanciare il suo allarme più forte di sempre da cinquant’anni a questa parte: il riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale, che periodicamente influenza piogge e temperature in vaste aree del mondo, nel 2026 avrà ripercussioni mai viste prima. «El Niño si sta intensificando sotto i nostri occhi – ha detto ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres – la scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate e queste acque si stanno riscaldando. Le temperature continuano a salire e il mondo è minacciato da condizioni meteorologiche estreme».
Che El Niño quest’anno sarebbe stato più forte lo si sapeva da tempo, ma ieri gli esperti hanno assicurato di avere ormai in mano stime più che accurate, e che il fenomeno raggiungerà una forza mai registrata prima. L’agenzia delle Nazioni Unite prevede una probabilità prossima al 100% che El Niño, alimentato da temperature eccezionalmente elevate delle acque dell’Oceano Pacifico, persisterà fino a febbraio 2027. El Niño ha già avuto ripercussioni preoccupanti quest’anno sulle materie prime agricole delle aree tropicali, contribuendo a una grave crisi alimentare nell’America Centrale. «Se questa traiettoria continuerà – ha detto la segretaria generale della Wmo, Celeste Saulo – potrebbe essere più forte di qualsiasi evento osservato dall’inizio del nostro monitoraggio. Letteralmente fuori scala».
Un Niño molto intenso può modificare significativamente i regimi delle precipitazioni e delle temperature in tutto il mondo e favorire eventi meteorologici estremi, come tifoni e inondazioni da un lato, o una siccità spinta dall’altro. Tutti eventi che mettono a rischio l’ambiente, minano la sicurezza delle [...]
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