
È quanto emerge da uno studio dei ricercatori dell’Enea, in cui si raccolgono dati continui sugli scambi di anidride carbonica tra atmosfera e mare
I venti deboli riducono l’assorbimento di CO₂ nel Mediterraneo. Nello specifico, quest’anno il Mediterraneo centrale ha assorbito il 30% di anidride carbonica in meno all’inizio del 2023 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in coincidenza con venti deboli e un’intensa ondata di calore marina. È uno dei principali risultati dello studio condotto dai ricercatori dell’Enea e pubblicato sulla rivista Journal of Geophysical Research: Oceans, che raccoglie per la prima volta dati continui sugli scambi di anidride carbonica tra atmosfera e mare in questa area del Mediterraneo.
Per Alcide di Sarra, ricercatore del Laboratorio Modelli e Misure per la Qualità dell’Aria e Osservazioni Climatiche dell’Enea, anche l’ondata di calore eccezionale che si è verificata «ha avuto con ogni probabilità un importante impatto anche sugli scambi di CO2 tra atmosfera e oceano, con un rilascio significativo dall’oceano verso l’atmosfera». «I dati raccolti all’Osservatorio Oceanografico di Lampedusa durante l’eccezionale ondata marina di calore dell’estate 2026 – aggiunge di Sarra responsabile, insieme a Damiano Sferlazzo, dell’Osservatorio Oceanografico di Lampedusa – mostrano valori di temperatura che hanno superato 31°C a 1 metro, 30°C a 5 e a 18 metri di profondità. Valori così elevati e per un periodo così esteso non si sono mai osservati da quando ci sono rilevazioni».
Al centro dello studio, le misurazioni tra il 2021 e il 2023 nel Mediterraneo centrale che, sottolinea di Sarra, «funziona come un grande serbatoio di anidride carbonica, assorbendo CO₂ dall’atmosfera in inverno e rilasciandola durante l’estate». Da qui il ruolo del mare nella rimozione dell’anidride carbonica. «I dati raccolti sono i primi a mostrare che, su base annuale, questa regione del Mediterraneo contribuisce a rimuovere CO₂ dall’atmosfera – aggiunge -. Tra maggio 2022 e aprile 2023, tuttavia, abbiamo osservato una netta riduzione degli scambi di CO₂ tra atmosfera e mare, in concomitanza con un’ondata di calore marina intensa e prolungata».
A leggere lo studio emerge poi che già nel 2022 la temperatura superficiale del Mar Mediterraneo è risultata «significativamente più elevata rispetto ai valori medi del periodo 1991-2020, a causa di un’ondata di calore marina intensa e persistente, durata da maggio 2022 ad aprile 2023». In media, sull’intero bacino, l’aumento ha raggiunto circa 1,5-2 °C, mentre nel Mediterraneo centrale sono stati registrati picchi ancora più elevati, fino a 4 °C oltre la media stagionale. Nello stesso periodo, i ricercatori hanno rilevato «una marcata riduzione della frequenza dei venti intensi, con 42 valori medi giornalieri di velocità del vento superiori a 8 m/s, rispetto ai 71 registrati nell’anno precedente». Al contrario, «è aumentato il numero di giornate caratterizzate da venti deboli, con 47 giorni in cui la velocità media giornaliera è risultata inferiore a 5 m/s, rispetto ai soli 26 giorni dell’anno precedente». Condizioni che, sottolineano i ricercatori, «hanno favorito il mantenimento dell’ondata di calore marina nell’area di studio, il Mediterraneo centrale».
Non un risultato finale ma il punto di partenza per nuovi studi.«Grazie a oltre un anno e mezzo di rilevazioni continue siamo stati in grado di misurare l’impatto di questo evento climatico estremo sul ciclo del carbonio marino – conclude di Sarra-. Questi dati costituiscono la base per costruire un set di osservazioni a lungo termine, utile a comprendere meglio l’evoluzione di questi fenomeni in un hotspot climatico come il Mediterraneo, particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici e sempre più caratterizzato da eventi estremi come gli uragani mediterranei, i cosiddetti medicane, e le ondate di calore marine».
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