
Il 79% delle imprese paventa una frenata, ma fatturato a +9% nel primo semestre 2026. De Martino: «L’Italia non può solo usare tecnologia, deve continuare a produrla»
«Il “dopo” non può essere un ritorno al prima». Vincenzo de Martino, presidente di Anie, mette così il punto sulla stagione che si apre mentre il Pnrr arriva al capolinea. È uno dei messaggi lanciati dall’Assemblea pubblica 2026 di Anie Confindustria, federazione che rappresenta l’industria dell’elettronica e dell’elettrotecnica riunita a Milano attorno alla domanda «Quale crescita dopo il Pnrr?».
Ad aprire i lavori, in collegamento, è stato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, seguito dalla relazione di de Martino e dalla presentazione, affidata a Benedetta Brioschi di Teha Group, dello studio sull’eredità del Pnrr. Al confronto hanno preso parte anche Domenico Siniscalco, presidente della Fondazione Luigi Einaudi e Marco Simoni, direttore dell’Istituto Affari Internazionali, il sottosegretario Alessandro Morelli, il governatore lombardo Attilio Fontana, il ministro delle Imprese Adolfo Urso e il presidente del Senato Ignazio La Russa.
Il settore arriva al passaggio in condizioni migliori della media. Anie rappresenta oltre 1.100 imprese, 490mila addetti e 118 miliardi di fatturato. Nel 2025, mentre la produzione manifatturiera scendeva dell’1,4%, Elettrotecnica ed Elettronica restavano quasi 12 punti sopra i livelli pre-pandemia, contro una manifattura ancora sei punti sotto. Nel primo semestre 2026 il fatturato dei settori Anie è salito del 9% nominale, contro il +3% della manifattura.
I numeri spiegano ora la centralità della partita. I quattro mercati abilitati dalle tecnologie Anie – energia, edilizia, industria, infrastrutture e trasporti – valgono 930 miliardi di fatturato e 297 miliardi di valore aggiunto diretto. Sono anche i settori su cui il Pnrr ha puntato di più: il 22% dei progetti, ma il 63% dei finanziamenti. Durante il Piano il loro valore aggiunto è cresciuto in media del 10% l’anno, contro il 2,9% del resto dell’economia.
L’effetto è arrivato alle imprese. La survey Anie-Teha su circa 200 aziende, rappresentative del 35% del fatturato del comparto, rileva che otto su dieci hanno partecipato a progetti o gare Pnrr. Per il 54% queste attività hanno generato oltre il 10% del fatturato 2024-2025, per il 32% più del 20 per cento. Di qui l’allarme sul dopo: il 79% degli associati è preoccupato per l’impatto della fine del Piano in assenza di altre politiche.
«Il Pnrr ha rappresentato una stagione straordinaria di investimenti e ha accelerato processi che non possono fermarsi con la conclusione del Piano», avverte de Martino. L’obiettivo è evitare che insieme alle risorse straordinarie si esaurisca la domanda che hanno attivato. Del resto, il Piano lascia risultati misurabili: +32% nella diffusione della fibra, +66% nel risparmio di energia primaria e +25% nei chilometri di alta velocità. Ma restano i divari: solo il 54% degli adulti italiani possiede competenze digitali, contro un obiettivo europeo dell’80%.
Per Anie la risposta passa dalla tecnologia. «L’Italia non può soltanto utilizzare tecnologia. Deve continuare a produrla e a portarla sui mercati», afferma de Martino. Programmazione, semplificazione e capitale umano sono così i tre nodi che emergono dall’assemblea Anie. «Come trasformiamo ciò che il Piano ha messo in moto nella crescita di cui l’Italia avrà bisogno nei prossimi anni?» si chiede de Martino che non tentenna nella risposta: «Occorre dare prospettiva agli investimenti; creare le condizioni perché le aziende possano crescere, sostenute dalle competenze necessarie; fare della tecnologia una leva fondamentale della nostra competitività».
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