
Il bilancio di una stagione che era ben iniziata secondo i 2.600 soci di Apofruit dopo un 2025 chiuso a 313 milioni di fatturato (+5%)
L’estate era partita sotto buoni auspici, con un mercato vivace per la frutta di stagione, come pesche, nettarine, albicocche e susine e, soprattutto, mirtilli. E con una domanda eccezionale di biologico, che in giugno ha fatto salire del 30% le vendite a valore e a volume della società specializzata Canova, presente in Italia, Spagna e Francia, e del 40% quelle di ViviToscano, che presidia il mercato del Centro-Sud Italia. Ma poi l’eccezionale e prolungata ondata di calore si è fatta sentire e ha messo sotto pressione gli oltre 2.600 soci di Apofruit distribuiti in tutta Italia, dal Trentino alla Calabria.
«I nostri produttori subiscono gli effetti del cambiamento climatico e ne sono molto preoccupati – spiega Mirco Zanotti, presidente di Apofruit Italia, che festeggia quest’anno il suo 65esimo anniversario – Dalla scarsità di acqua, anche al Nord, all’eccessivo calore, che ha ‘bruciato’ molti prodotti. Come il 20% delle mele Gala, la cui raccolta avviene in agosto e che potenzialmente saranno sempre più difficili da coltivare e, quindi, a rischio di espianti».
Il cambiamento climatico non incide solo sulla quantità e sulla qualità dei prodotti ma anche sull’organizzazione del lavoro, con la ridefinizione del calendario e degli orari di raccolta per evitare le ore troppo calde. La stessa necessità di adattamento emerge dagli investimenti. Le reti antigrandine, per esempio, vengono sempre più utilizzate anche come strumenti di protezione dall’irraggiamento solare, mentre la scelta varietale punta a individuare produzioni più adatte alle nuove condizioni climatiche. Uno scenario complesso che accresce la pressione sui produttori ortofrutticoli.
Le assemblee straordinarie indette in questi mesi da Apofruit per incontrate i soci conferitori hanno restituito una fotografia comune: il cambiamento climatico riguarda tutti, anche i territori del Nord considerati fino a pochi anni fa relativamente protetti. Ecco dunque che clima, acqua e disponibilità di manodopera stanno diventando variabili sempre più determinanti per la capacità di produrre valore delle imprese ortofrutticole e rappresentano grandi criticità anche per un colosso come Apofruit Italia, che ha archiviato un 2025 con un risultato positivo in termini di ricavi e redditività. Il fatturato è salito del 5%, toccando i 313 milioni di euro, mentre l’utile netto ha segnato un +52% rispetto al 2024, superando gli 1,3 milioni di euro. Il bilancio consolidato, che comprende le otto società controllate operative in Italia, Francia, Spagna e Portogallo, vede il Gruppo Apofruit superare per la prima volta i 401 milioni di euro di giro d’affari (+6%) ma con un utile netto dimezzato rispetto al 2024 (427mila euro).
Ma c’è un altro dato particolarmente significativo: la liquidazione record riconosciuta ai soci produttori che, a fronte di un aumento del 2,5% dei quantitativi conferiti, si sono visti riconoscere 147,5 milioni di euro, il 4,8% in più rispetto al 2024. La liquidazione delle produzioni invernali 2025 rappresenta in questo quadro un altro indicatore della capacità della cooperativa di creare valore: kiwi, mele, pere, agrumi, patate e cipolle hanno generato 80,51 milioni di euro, in aumento del 9,3% rispetto al 2024 a fronte di un +8% dei volumi conferiti, pari a 969mila quintali. Un elemento che si aggiunge agli 1,5 milioni di euro destinati al ripristino della capacità produttiva delle aziende agricole romagnole colpite dall’alluvione del 2023.
Sul piano produttivo il kiwi si conferma il principale driver del business, rappresentando circa il 60% dei quantitativi conferiti. In particolare continua l’espansione del kiwi giallo Zespri G3, la cui produzione è passata nell’arco di un anno da 170mila a 250mila quintali, e che sta crescendo soprattutto nella piana di Gioia Tauro, dove la disponibilità di acqua e le caratteristiche del territorio favoriscono i nuovi impianti e dove quest’anno Apofruit prevede di raccogliere oltre 43mila quintali, quasi il doppio del 2025. Tra gli altri prodotti si distinguono fragole, mele e pesche, mentre la campagna dell’uva da tavola ha registrato risultati inferiori rispetto all’anno precedente.
La crescita di Apofruit si è riflessa anche sull’occupazione, con un aumento annuo del 20% del personale impiegato nei dieci centri di lavorazione italiani, dove oggi lavorano circa 2.000 addetti.
«È la conseguenza del nostro percorso che ha scelto di investire nel lavoro, nella continuità produttiva e nella crescita sostenibile», commenta Ernesto Fornari, direttore generale del Gruppo, che negli anni è arrivata a concentrare il 70% dei conferimenti nelle campagne autunno-invernali, con un’estensione dei periodi di attività degli impianti e una maggiore continuità occupazionale. Sul fronte degli investimenti, dopo i 9,8 milioni stanziati nel 2024, l’anno scorso il gruppo ha destinato 7,4 milioni di euro per aumentare l’efficienza degli impianti, migliorare le capacità di lavorazione e conservazione delle produzioni e sostenere la competitività aziendale nel medio periodo.
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