Appalti, criteri ambientali da applicare anche ai contratti sottosoglia

Anac e Mase pubblicano un comunicato congiunto sui Cam: gli obblighi fissati dal Codice vanno applicati in modo esteso

«Diffuse criticità nell’applicazione della disciplina dei criteri ambientali minimi»: parte da questo elemento il comunicato congiunto appena pubblicato e messo in consultazione dall’Autorità anticorruzione (Anac) e dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Un modo per dare indicazioni al mercato e «garantire la massima trasparenza e partecipazione ai procedimenti di regolazione» dei contratti pubblici, oltre a una corretta e uniforme «applicazione della normativa in materia di criteri ambientali minimi».

Questi – va ricordato – sono «i requisiti ambientali richiesti per le varie fasi del processo di acquisto, volti a individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita del contratto». Sul sito del Mase è possibile consultare i 14 decreti Cam attualmente vigenti.

La nota di Mase e Anac ricorda che il IX rapporto dell’Osservatorio appalti verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi ha individuato un indice di performance del Green public procurement (Gpp) in Italia ancora troppo basso, pari al 65 per cento. L’articolo 57 comma 2, del Codice dei contratti pubblici stabilisce, però, che le stazioni appaltanti e gli enti concedenti devono inserire nella documentazione progettuale e di gara almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali contenute nei criteri ambientali minimi, definiti per specifiche categorie di appalti e concessioni. Questi criteri «sono tenuti in considerazione [...]

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