
Il ministro: «Nessun nostro militare coinvolto, in campo tutte le misure di sicurezza»
C’è un filo rosso, nemmeno tanto sottile, che lega la base aerea di Ta’if in Arabia Saudita utilizzata da una coalizione internazionale in funzione anti Daesh – qui nella notte di giovedì un Eurofighter italiano è stato colpito a terra, probabilmente da un drone degli Houthi – e uno Stretto, quello di Bab al Mandeb, chokepoint marittimo fondamentale per il transito delle merci e dell’energia tra l’Oceano Indiano e il Mar Mediterraneo. Questo filo è costituito dai raid incrociati fra l’Arabia Saudita e gli Houthi yemeniti. Ed è un filo che tocca anche l’Italia, che si trova a operare in uno scenario di “Mediterraneo allargato”.
Nella base in Arabia opera personale italiano. Il resoconto di quanto è avvenuto è nelle parole di Guido Crosetto. «Colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata – ha ricostruito il ministro – Non vi sono militari italiani coinvolti e non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale». «Ho chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, al Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci, e al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, di fornirmi un’ulteriore valutazione, dopo quelle già effettuate nelle scorse settimane, sull’evoluzione del quadro, sulle condizioni del nostro personale e sulle possibili opzioni operative – ha aggiunto il ministro -. Mi è stato riconfermato che erano già state messe in atto da tempo tutte le misure di sicurezza a salvaguardia del personale militare».
In parallelo Crosetto si è mosso sul dossier Aspides-Bab al Mandeb. Il rallentamento delle navi italiane, se non l’immobilismo, è cominciato con l’intensificazione degli attacchi Houthi nello Stretto tra Gibuti e lo Yemen. Dopo aver prospettato l’ipotesi che l’Italia decida di scortare le navi nel Mar Rosso al di fuori della cornice della missione europea, il responsabile della Difesa ha scritto una lettera a Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Le ha chiesto di potenziare la missione europea di Aspides con l’invio di altre navi militari da parte di altri Paesi.
L’Italia – a quanto si è appreso – sarebbe pronta ad inviare anche una seconda fregata (oltre alla Bergamini), se richiesto, ma gli altri Paesi dovrebbero contribuire a sostenere il peso finanziario dell’operazione. «Sono mesi che noi chiediamo all’Unione Europea di rinforzare la missione Aspides», ha ricordato il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della presentazione alla Farnesina del Primo Forum Euromediterraneo dell’acqua. «L’Italia e la Grecia – ha aggiunto – stanno facendo molto», ma «se dobbiamo garantire tutta l’Europa, allora se non c’è un contributo militare deve esserci un contributo finanziario. Crosetto ha scritto alla Kallas, mi auguro che la risposta possa essere positiva in tempi rapidi».
Bruxelles ha difeso la sua missione. «L’Europa – ha rivendicato Kallas – sta contribuendo a proteggere il traffico marittimo nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi: data l’aggravarsi della situazione di sicurezza, l’operazione Aspides ha innalzato il livello di allerta delle proprie navi mentre prosegue le operazioni di scorta». Pochi minuti prima un portavoce della Commissione Europea, a proposito della possibilità che l’Italia decida di scortare le navi nel Mar Rosso al di fuori della cornice Aspides, aveva lanciato un messaggio: «La presenza attiva di Aspides nella regione ha garantito la sicurezza dei marittimi e sta contribuendo a rendere sicura una rotta marittima di importanza cruciale, soprattutto nell’attuale contesto geopolitico che, come possiamo constatare, è estremamente instabile. Con le operazioni Aspides e Atalanta – aveva aggiunto -, l’Ue sta fornendo un contributo fondamentale alla protezione del traffico marittimo nella regione».
Intanto, ed è il primo effetto del braccio di ferro tra Italia e Bruxelles, Aspides è ripartita. Nelle ultime ore – si è appreso da fonti informate – recependo la richiesta del mercantile italiano Jolly Oro della compagnia di navigazione Ignazio Messina & C., i vertici della missione hanno dato l’ok alla fregata Bergamini per la scorta durante il transito dello Stretto di Bab el-Mandeb, in direzione nord: l’operazione dovrebbe durare due giorni. Plaude il presidente di Assarmatori, Stefano Messina: la strategia Crosetto «va esattamente nella direzione auspicata dagli armatori».
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