
Le esportazioni di oreficeria crollano, ma oltre 6 miliardi nel trimestre per i lingotti. Affinazione e recupero dei metalli preziosi spingono la nuova industria del distretto
C’è una sfida silenziosa e strategica che si sta giocando nel distretto orafo di Arezzo, nato 100 anni fa con l’azienda Gori&Zucchi, antenata dell’attuale UnoAerre, che portò a livello industriale una tradizione orafa avviata dagli Etruschi e perfezionata nel Rinascimento. La sfida in atto non è solo digitale, energetica e ambientale, ma si può riassumere in una vera e propria “transizione produttiva”.
La storica industria che produce oreficeria sta dimagrendo. Nel 2024 l’export ha avuto una “fiammata” (da 3,9 a 8 miliardi di euro), trainato dal rialzo delle quotazioni dell’oro e, soprattutto, dagli acquisti della Turchia che, per effetto di una modifica della normativa fiscale, ha acquistato a mani basse catename e semilavorati aretini facendo schizzare all’insù i fatturati di un manipolo di aziende di questo segmento. Ma appena la normativa è cambiata, l’oreficeria è tornata a scendere, indebolita dalla concorrenza mondiale e dalla guerra nell’area storicamente cara ad Arezzo, il Medio Oriente. Più o meno nello stesso periodo è esplosa un’industria rimasta per lungo tempo in ombra e accusata, nei report degli istituti economici come Bankitalia e Irpet, di essere a basso valore aggiunto: è l’industria dell’affinazione e dei lingotti in oro da investimento, che porta con sé l’attività di recupero dei metalli preziosi dagli scarti industriali e dai rifiuti e la costruzione di macchine per la produzione degli stessi lingotti.
Nel 2025 l’export di oreficeria e gioielleria ad Arezzo è precipitato a 4,5 miliardi di euro, segnando -41%. Nello stesso anno l’export di lingotti è salito del 128%, sfiorando gli 11 miliardi di euro. Tra le prime 15 aziende toscane per fatturato 2025, quattro posti sono occupati da produttori di lingotti: Italpreziosi (5,9 miliardi di ricavi, +50% sul 2024, con un utile di 5,2 milioni e 96 dipendenti); Chimet (5,7 miliardi di ricavi, in linea col 2024, con 41,5 milioni di utile e 150 dipendenti); Tca (2,4 miliardi di ricavi con 3,8 milioni di utile e 150 dipendenti) e Safimet (1,3 miliardi di ricavi con 6,3 milioni di utile e 70 dipendenti). Totale: 15,2 miliardi e 470 addetti. Sono queste quattro aziende, tutte familiari, il motore principale della crescita dell’export toscano.
Nel primo trimestre 2026 l’oreficeria [...]
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