
La City ha ospitato i 3mila eventi della kermesse annuale che offre visibilità al “made in Britain” ma anche ad artisti di tutto il mondo.Per quest’anno, la sfida è stata coniugare innovazione e tradizione
Londra è stata il palcoscenico del design globale questa settimana, con 3mila eventi diversi organizzati in undici quartieri della città. L’appuntamento annuale del London Design Festival, pur mettendo in mostra il meglio della creatività “made in Britain”, ha anche dato spazio a designer e artisti di tutto il mondo. Il tema, cruciale per tutti, è come coniugare innovazione e tradizione.
«Le forme tradizionali di artigianato sono in fase di trasformazione, così come il legame tra design e tecnologia – ha detto Ben Evans, direttore e co-fondatore dell’evento, ora arrivato alla 24esima edizione -. Il London Design Festival 2026 dimostra che Londra mantiene il suo status di capitale mondiale del design, coinvolgendo un pubblico sempre più ampio, partner provenienti da tutti i settori dell’economia e il ricco intreccio di storie di design che il Festival ospita».
Il tema centrale del Festival è stato il dialogo – tra Est e Ovest, tra il presente e il passato, tra il fisico e il digitale, tra l’umano e l’artificiale. Le installazioni e creazioni dei designer sono state collocate in luoghi diversi, cooptando musei come il Victoria & Albert e il Barbican, edifici celebri come la cattedrale di San Paolo e Somerset House ma anche luoghi pubblici, strade e piazze in tutta la città, da Soho a Wapping.
L’installazione diventata simbolo del Festival di quest’anno è il Pangolin Shield, sullo Strand a Aldwych, nel cuore della città. Creato da Studio Saar e Atelier One, è una struttura realizzata con gli scudi di legno e bambù usati dalla polizia indiana per creare una tettoia che ricorda le squame del pangolino, l’unico mammifero corazzato che tra gli animali è anche la maggior vittima del traffico illegale. L’opera, che può essere ammirata per la sua bellezza e offre riparo dal sole e dalla pioggia, invita anche a riflettere sullo sfruttamento di persone, animali e natura e sui difficili rapporti dell’Occidente con le ex colonie.
Il programma Awakenings, o Risvegli, ha invitato designer di diversi Paesi a creare opere collocate all’interno del Victoria & Albert Museum per dialogare con la collezione permanente del tempio britannico del design. Installazioni digitali, sculture e opere create con l’intelligenza artificiale vogliono essere complementari alle opere tradizionali create dall’uomo e non presentarsi come un’alternativa. Aziza Kadyri, ad esempio, utilizza un modello Ia per ricreare la tradizione di Suzani, tessili ricamati a mano in Uzbekistan. «Tecnologie che rischiano di cancellare forme tradizionali di artigianato possono essere utilizzate come mezzi per preservarli e reinterpretarli», spiega Kadyri.
Reviving Craft: Reflection of the Mind, a Somerset House, è una full immersion nell’arte, design e artigianato cinese contemporaneo, che fa seguito a un’iniziativa simile ospitata a Palazzo Serbelloni a Milano lo scorso anno. La mostra è divisa in tre parti: liberare la mente; nutrire la mente; affinare la mente. L’obiettivo è dare spazio alla creatività, abilità e manualità dei nuovi designer che prendono ispirazione dalle antiche tradizioni artigianali cinesi. “Nell’era dell’intelligenza delle macchine, cerchiamo di essere più umani -, spiega Lan Yang, co-curatrice della mostra -. Nell’era in cui l’intelligenza artificiale va diffondendosi in tutto il mondo, riscopriamo l’intelligenza delle nostre mani.”
La cattedrale di San Paolo è lo sfondo per Soul (anima), una spettacolare installazione di luce creata da Expolight, studio fondato dall’artista ucraina Mykola Kabluka. Una proiezione audiovisiva sulla facciata della chiesa, generata in tempo reale e che non si ripete mai, risponde ai pensieri dei visitatori inviati tramite una piattaforma digitale con giochi di luci colorate e suoni unici e mai ripetitivi. Oltre cinque anni dopo l’invasione dell’Ucraina, questa opera vuole «riportare la luce in un’epoca buia».
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