ArtVerona avvia la stagione italiana con prezzi accessibili

La direzione di Lamonea migliora la qualità con il coinvolgimento di giovani curatori e curatrici: molti i giovani artisti esposti

La 21ª edizione di Art Verona, organizzata da Veronafiere dal 9 all’11 ottobre, è stata il primo appuntamento fieristico italiano dopo l’estate. Un elemento da non sottovalutare, secondo diversi espositori, che hanno ritrovato i collezionisti ansiosi di vedere l’arte, ma anche in attesa di confrontare le proposte con quello che ha ancora da offrire il fitto calendario autunnale di appuntamenti (soprattutto per quanto riguarda il moderno). Già il Mercanteinfiera, in corso a Parma dal 3 all’11 ottobre, ha creato, secondo alcuni, una certa concorrenza. Ad ogni modo, la fiera veronese è stata ben accolta e, al secondo anno di direzione di Laura Lamonea, si nota il miglioramento della qualità e la voglia di rinnovare, con il coinvolgimento di curatori e curatrici giovani.

Le vendite sono state registrate, soprattutto, in un price range contenuto (per le opere del moderno, i collezionisti si prendono sicuramente più tempo). I galleristi intervistati si sono detti, per lo più, abbastanza soddisfatti, anche grazie ai premi acquisizione. Tra venerdì e sabato, alcuni hanno dichiarato di aver venduto “qualcosina”, altri erano contenti, qualcuno ancora in attesa di chiudere.

Con il nuovo corso della fiera, tra il padiglione 11 e il 12 non c’è più la distinzione tra moderno e contemporaneo, una scelta all’insegna della continuità tra Novecento e presente che permette di creare dialoghi e contaminazioni. Rispetto all’anno scorso, c’è una nuova sezione dedicata alla fotografia, che sostituisce quella del video, mentre già dall’anno scorso c’è un cinema (una novità che anche Miart seguirà nell’edizione 2027). “Still”, la sezione di fotografia, ha accolto cinque gallerie ed è stata curata da Giovanna Manzotti. “Il nome della sezione rimanda a quel momento di attesa prima dello scatto” ha spiegato la curatrice, “tra i filoni emersi ci sono: il rapporto con la natura, la memoria personale, l’archivio, l’identità, lo studio calibrato attraverso la costruzione di set fotografici”. Un’ampia scelta di approcci è stata presentata da Giampaolo Abbondio: al suo stand si andava da giovani italiani come Mara Palena, con scatti intimi dal suo archivio, e Simone Bergantini, che ha vinto il Premio Nadia Zenato per le sue opere che sembrano pitture astratte e in realtà sono segni delle dita sullo schermo del telefono, fino a Nan Goldin (prezzi in stand da 1.500 a 22 mila euro). Ampia scelta anche da Ncontemporary, con lavori di Jonny Briggs, Walter Niedermayr, Erin O’Keefe e Ruben Brulat, quest’ultimo vincitore del Premio MZ Costruzioni con i suoi lavori performativi sul rapporto con la terra (prezzi in stand da 5 mila a 30 mila euro). Ma anche al di fuori della sezione c’erano proposte fotografiche interessanti, come i lavori di Nicoletta Grillo da MLB, intimi ma insieme politici, basati sull’archivio di messaggi che la madre scomparsa lasciava a lei e alla sorella prima di andare al lavoro (a partire da 2.200 euro) e quelli di Almudena Romero da Ipercubo, che nel 2020 ha vinto il premio residenza BMW e ha già esposto ad Arles, che propone una fotografia interamente sostenibile, dal supporto alla stampa, su foglie di piante (edizioni uniche di «The Pigment Change» da 1.800 a 9.000 euro) e su marmo («Fossili del nostro tempo» da 2.400 a 7.000 euro).

Sempre nella Main section troviamo da Zamagni Arte da Rimini, la tematizzazione del viaggio con l’Odissea: cinque artisti si ispirano al viaggio di Ulisse, le opere in marmo e sale di Lorenzo Ceciloni quotano tra 2.400 e 6.500 euro e le le opere su foglia d’oro di Stefano Ronci tra 4.000 e 5.500 euro.

Il fiore all’occhiello della fiera era la sezione “Pittura ora”, a cura di Leonardo Regano, con 13 gallerie. “Il titolo è un omaggio alla mostra di Francesca Alinovi del 1982” ha spiegato il curatore. “La sezione mostra una grande attenzione alla pittura di area veneziana, che rappresenta un unicum in Italia. In qualche modo c’è ancora quel prevalere del [...]

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