La polizia di Torino esegue i provvedimenti delegati dall’autorità giudiziaria. Al centro dell’inchiesta le due ore di disordini in corso Regina Margherita, con un mezzo della polizia dato alle fiamme e un agente colpito con un martello

Quattordici perquisizioni domiciliari in diverse parti d’Italia, a otto mesi dal corteo che aveva trasformato corso Regina Margherita in un campo di scontri. Dalle prime ore di questa mattina la polizia di Stato di Torino sta eseguendo i provvedimenti nei confronti di militanti dell’area antagonista, nell’ambito dell’inchiesta sui fatti del 31 gennaio, quando la manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna era degenerata in violenze contro le forze dell’ordine.

Nello stesso fascicolo il pubblico ministero ha chiesto 19 misure cautelari per reati che sarebbero stati commessi durante il corteo.

Il centro sociale era stato sgomberato il 18 dicembre. L’edificio di corso Regina Margherita era rimasto occupato per circa trent’anni, e la manifestazione di fine gennaio era stata organizzata in tre cortei, partiti da Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo. A margine della mobilitazione, gruppi di antagonisti avevano attaccato gli agenti con razzi, bengala, bombe carta, pietre e bottiglie. I disordini erano proseguiti per circa due ore, concentrati soprattutto nella zona dell’ex sede del centro sociale, dove manifestanti a volto coperto avevano incendiato cassonetti e un mezzo della polizia. L’episodio più grave aveva riguardato un poliziotto, accerchiato e aggredito da un gruppo di antagonisti e colpito con un martello.

Il fronte giudiziario si era aperto nei giorni immediatamente successivi. Il 4 febbraio il gip di Torino, all’udienza di convalida, aveva rimesso in libertà con l’obbligo di firma due dei tre arrestati per gli incidenti, fermati per resistenza a pubblico ufficiale. La Procura aveva poi impugnato la decisione del giudice di non disporre la custodia cautelare in carcere per i tre antagonisti, scelta accolta con favore dal sindacato di polizia Sap.

L’operazione di oggi si aggiunge a una serie di provvedimenti che negli ultimi mesi hanno riguardato l’area di Askatasuna. Il 19 febbraio la Digos aveva eseguito 18 misure cautelari, tra cui cinque arresti domiciliari a carico di esponenti del centro sociale, per violenze e blocchi stradali e ferroviari durante le manifestazioni pro Palestina dell’autunno precedente; per tutti i 18 indagati i pm avevano chiesto i domiciliari.

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