
Il mercato guadagna l’8,3% grazie a 11 case in crescita.L’internalizzazione guida le scelte verso un’elevata qualità delle proposte
Il primo semestre del 2026 si chiude con un bilancio positivo per il mercato delle aste d’arte in Italia. Considerando le 18 case d’asta coinvolte nel consueto bilancio semestrale di Arteconomy, il fatturato complessivo ha raggiunto i 181,8 milioni di euro, segnando un incremento dell’8,3% rispetto ai 167,8 milioni dello stesso periodo del 2025. Un risultato che dipinge un quadro a tinte più chiare che scure, in cui la vivacità della domanda si accompagna a una crescente selettività da parte dei collezionisti, sempre più orientati verso opere di elevata qualità, provenienze solide e stime coerenti con il mercato.
La fotografia dei singoli performer mostra 11 case d’asta in territorio positivo, di cui cinque con incrementi a doppia cifra. In ordine decrescente, spiccano Sotheby’s, che guida la classifica con il settore dell’arte moderna e contemporanea a 11 milioni di euro e il top lot dell’intero semestre, un “Concetto Spaziale” di Lucio Fontana; Studio d’Arte Borromeo, Pandolfini e Cambi, che supera Meeting Art in classifica. Pandolfini, in particolare, ha registrato una crescita complessiva del 15,9% rispetto al 2025, con più di 20 milioni di fatturato. Il Ponte Casa d’Aste, grazie anche all’integrazione nel Millon Auction Group, ha chiuso il semestre con 18,1 milioni di euro, 78 aste battute e un tasso di venduto per valore dell’83%. Bertolami Fine Art ha, invece, registrato una moderata crescita, passando da 7,76 a 7,9 milioni di euro.
Dall’altro lato, sette case d’asta hanno registrato un arretramento, alcune in modo significativo. Farsettiarte, nonostante abbia piazzato il secondo lotto più caro del semestre con un Morandi da 1,7 milioni, ha subito un calo del 29,5%. Seguono Maison Bibelot (-13,6%) e Capitolium Art (-11,2%), che ha visto una contrazione del fatturato di circa un milione di euro, passando da 9,5 a 8,4 milioni, come conseguenza di una scelta strategica volta a ridurre il numero di lotti per concentrarsi sulla qualità. Nonostante le difficoltà di alcune piazze, il tasso di venduto per lotto è stato sopra l’80% in quattro casi e in nove per valore, a testimonianza di un mercato che, pur selettivo, rimane solido.
Nove case hanno aumentato il numero di incanti (Pandolfini, Gruppo Finarte, Il Ponte, Sotheby’s, Capitolium Art, Farsetti, Studio Borromeo, Blindarte e Maison Bibelot), cinque hanno mantenuto lo stesso numero e due (Meeting Art e Pananti) le hanno ridotte in modo rilevante. In questo contesto, la percentuale di compratori esteri è cresciuta in modo esponenziale: “oltre la metà dei collezionisti attivi in Italia proviene dall’estero” ha osservato Claudia Dwek di Sotheby’s, “a conferma del ruolo importante che la piazza italiana continua a rivestire”. Farsettiarte ha registrato che il 30% dei propri compratori è straniero, con una presenza particolarmente significativa da Francia, Spagna e Stati Uniti, mentre per Capitolium Art e Bertolami l’internazionalizzazione della clientela è stata determinante per il successo di dipartimenti come l’antico e la numismatica.
Il dato più eclatante del semestre è la netta inversione di tendenza tra due dei settori più importanti del mercato. L’arte moderna e contemporanea si conferma il motore principale, ma la vera sorpresa è la rinascita dell’Antico. Pandolfini ha segnato un +69% per i dipinti antichi, che con oltre 4,4 milioni di euro sono diventati il primo dipartimento per volume di vendite. Capitolium Art ha vissuto una vera e propria rivoluzione: per la prima volta dal 2008, il settore dell’arte antica ha conquistato il secondo posto nella classifica interna per fatturato, superando il design, e cinque delle prime dieci aggiudicazioni del semestre sono state prodotte da aste di questo settore. Anche Bertolami Fine Art conferma la forza del segmento, dove i dipinti antichi guidano la classifica aziendale, seguiti a sorpresa dalla numismatica, che con otto record mondiali è salita al secondo posto.
Questo trionfo dell’antico è speculare al rallentamento del Design. Capitolium Art ha ammesso che la contrazione del fatturato è stata interamente concentrata in questo settore, vittima di una fisiologica crisi di assestamento dopo anni di eccessi speculativi che hanno portato a un declino della qualità dell’offerta. Sebbene Wannenes consideri ancora il design una “locomotiva” (con oltre 3,5 milioni di fatturato), e Cambi lo annoveri tra i motori di crescita, la tendenza generale è quella di una forte selezione, con aste che esitano meno lotti ma di qualità mediamente più alta. Per Bertolami, il mobile antico soffre, ma i pezzi aulici e di provenienza nobiliare riescono comunque a creare gare interessanti.
Per quanto riguarda i gioielli e gli orologi, il trend è positivo in quasi tutte le case d’aste. Il Ponte ha raggiunto con questi due comparti un fatturato congiunto superiore a 5,6 milioni di euro, mentre Bertolami, Farsettiarte e Colasanti registrano una crescita costante, con Bertolami che sottolinea come il settore sia “sempre in crescita malgrado la diminuzione del prezzo dei metalli preziosi”. Meeting Art, pur riconoscendo lo scoppio della bolla speculativa sugli orologi, parla di una “fase nuova del mercato, un po’ più stabile e razionale”.
Tra i settori emergenti, il mondo dei videogiochi e della cultura pop sta facendo i primi passi. Meeting Art ha debuttato con l’asta n. 3089, la prima in Europa dedicata esclusivamente ai videogiochi, che ha fatto registrare il 100% dei lotti aggiudicati. Anche Bertolami si appresta a esplorare questo mondo, con l’apertura di un nuovo dipartimento dedicato a “Giochi da collezione” (videogiochi, Lego, Pokemon). A questi si aggiunge il Luxury Vintage, che per Wannenes è stato il vero “exploit” del semestre, con un fatturato quasi raddoppiato (+98%) superando i 300.000 euro, e il Memorabilia e la Militaria, che Bertolami intende sviluppare grazie ai nuovi responsabili Leandro Vanni e Danilo D’Alfonso.
Per quanto riguarda gli artisti e i movimenti, il semestre ha confermato l’interesse per i grandi maestri storicizzati. Nel Futurismo spiccano Balla, Severini, Depero e, come novità, il “secondo futurista” Nicolaj Diulgheroff, il cui record mondiale da Capitolium Art (75.600 euro, triplo della stima) segna un’inaspettata inversione di tendenza per gli artisti attivi dopo la prima guerra mondiale. Tra il primo Novecento, vanno forte de Chirico, Morandi (top lot Farsetti a 1,7 milioni), Carrà, De Pisis e l’eclettico Ligabue. Per il secondo dopoguerra, Studio d’Arte Martini segnala una crescente domanda per Carla Accardi, Mario Schifano, Franco Angeli, Giulio Turcato, Giuseppe Capogrossi e Mario Ceroli, mentre Meeting Art aggiunge Valerio Adami, Enrico Baj, Piero Dorazio e Alberto Biasi. Tra gli stranieri, spiccano Albers (top lot Il Ponte a 384.000 euro), Hartung e Andy Warhol. Per l’Ottocento, Il Ponte ha celebrato i record di Giuseppe Biasi da Teulada e Giovanni Battista Galizzi, mentre nell’Antico i nomi più gettonati sono i caravaggeschi (Bernardo Cavallino, Battistello Caracciolo, Mattia Preti, Ribera) e le antiche pittrici come Rosalba Carriera, la cui opera è stata contesa a suon di record da Bertolami. Wannenes segnala, invece, un netto calo per l’ultra-contemporaneo e per gli artisti “moda”, ritenuti troppo rischiosi, mentre Pananti registra una flessione per l’Ottocento e il primo Novecento, in controtendenza rispetto a quanto osservato da Il Ponte.
Le previsioni per il secondo semestre del 2026 sono complessivamente positive, ma connotate da una prudenza che riflette le incertezze del contesto geopolitico ed economico internazionale. La maggior parte delle case d’aste guarda avanti con fiducia, convinta che il mercato continuerà a premiare la qualità, le provenienze solide e le stime coerenti. “Il nostro obiettivo sarà consolidare ulteriormente la partecipazione internazionale e continuare a valorizzare l’importanza dell’arte italiana nel dialogo collezionistico globale”, ha dichiarato Claudia Dwek per Sotheby’s. Cambi e Pandolfini puntano a consolidare i risultati, con Pandolfini che annuncia come protagonista delle aste autunnali un’importante opera di Lucio Fontana, una idropittura bianca su tela con quattro tagli che torna sul mercato dopo quarant’anni.
Farsettiarte e Colasanti parlano di un mercato stabile, orientato alla qualità e alla selezione, mentre Blindarte ipotizza una crescita per gli artisti affermati e una stabilizzazione per quelli emergenti, con un’attenzione particolare agli italiani, sempre più valorizzati all’estero. Meeting Art si prepara a un evento importante: l’asta numero 1000 di ottobre, con capolavori di arte moderna e contemporanea anche inediti, che ha già suscitato fermento internazionale e richieste di tour organizzati. Wannenes, da parte sua, punta a superare il fatturato del 2025 spingendo sul Luxury Vintage, con l’obiettivo di raggiungere un fatturato annuale di 1-1,5 milioni di euro.
Il Ponte mira a consolidare la propria posizione grazie all’integrazione nel Millon Auction Group, che ha raggiunto un fatturato aggregato di 96,3 milioni nei primi sei mesi dell’anno (+36,4%). Rossella Novarini, direttrice generale, ha sottolineato l’importanza della sinergia tra esperti italiani e francesi e l’investimento in infrastrutture e servizi per ampliare l’offerta e l’eccellenza delle competenze. Anche Bertolami si muove su un fronte internazionale, con l’ufficiale avvio delle aste di vini e distillati in joint venture con G&R Wine Auction Hong Kong, e annuncia l’apertura di nuovi dipartimenti come Modernariato e Giochi da collezione.
Non mancano le note di cautela. Studio d’Arte Martini ricorda che le tensioni geopolitiche, l’evoluzione delle politiche monetarie e la volatilità dei mercati finanziari potrebbero influenzare il comportamento degli investitori, ma conferma la solidità del comparto delle opere di qualità. Alcune case d’asta, come Pananti, annunciano una strategia decisa sul potenziamento delle vendite online e della comunicazione per espandere la presenza internazionale, mentre Wannenes punta a valorizzare il fattore umano, attrarre nuove professionalità e consolidare il rapporto con una clientela più giovane. In questo scenario, l’internazionalizzazione e la digitalizzazione si confermano le leve strategiche per crescere, in un mercato che, come ha sintetizzato Capitolium Art, sta uscendo dalla crisi selezionando solo ciò che è idoneo a soddisfare le esigenze di un collezionismo globale, colto e sempre più informato.
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