
Fresche e incoraggianti novità dal mondo sportivo: non dal calcio ma dall’atletica, dal nuoto, dal volley (e altre)
Collassati da un meteo spietato e dai notiziari che non ci risparmiano lutti e altre amenità (solo su Garlasco fortunatamente sono andati tutti in ferie) ci vengono in soccorso fresche e incoraggianti novità dal mondo sportivo.
Non dal calcio, dove siamo ancora sotto choc per le vicende abbastanza surreali del riassetto della Nazionale e per il declino globale dei nostri club, ma da quelle discipline come l’atletica, il nuoto, il volley e altre che ci ostiniamo a considerare “minori” e che, invece, nonostante la nostra viscerale calciomania (parzialmente messa in ombra dal tennis), continuano a darci delle enormi soddisfazioni sia come risultati sia come crescita e impatto sociale.
Una volta potevamo dire che vincere cinque medaglie d’oro come ha fatto Chiara Pellacani agli Europei di tuffi di Parigi, fosse una strana coincidenza capitata per grazia ricevuta (anche se Tania Cagnotto, in anni non troppo lontani, ci aveva abituati bene); ora però davanti alla pioggia di medaglie piovute dalla Senna (fantastica la doppietta nella 5 e 10 km di Ginevra Taddeucci) e che potrebbero arrivare già da oggi dagli Europei, sempre a Parigi, degli sport acquatici, ci viene naturale farci una domanda: ma come abbiamo fatto a diventare così forti?
Che cosa è successo in questi anni? Ci siamo troppo distratti? Da quando sfoderiamo a ripetizione così tanti talenti affermati (come Thomas Ceccon e Nicolò Martinenghi) e stelle nascenti come Sara Curtis e Simona Quadarella? E potremo andare avanti con Simone Cerasuolo (che punta alla doppietta nei 50 e nei 100 rana) e con Benedetta Pilato che, dopo la spiacevole vicenda della scorsa estate a Singapore, sembra definitivamente recuperata. Per non parlare di Gregorio Paltrinieri che, a quasi 32 anni, con l’umiltà di un ragazzo di bottega, è riuscito a centrare un bronzo nella 5 km maschile.
La verità? Che non abbiamo più paura di nessuno. Né dei francesi, padroni di casa, né degli inglesi e dei tedeschi. Non ci fanno un baffo. Perfino la presenza più numerosa della Russia (sotto la bandiera degli Atleti Neutrali individuali) ci preoccupa più di tanto. Siamo forti, sicuri del nostro valore. Un tempo non remoto nel nuoto eravamo appesi alle prodezze di Federica Pellegrini, tutto girava intorno alle formidabili qualità della Divina. Bisognava aver Fede, si diceva ammirati. Ora c’è un movimento. Forte, collettivo. Non c’è più una regina, ma un popolo consapevole.
E l’Atletica? Vogliamo parlarne? Mentre da oggi a Birmingham partono gli Europei con la partecipazione record di 132 azzurri (62 donne), la Giovane Italia ai Mondiali Under 20 in Oregon (Usa) ha fatto incetta di record e medaglie travolgendo avversari potenti come la Gran Bretagna e la Giamaica. Imprese storiche a partire dal trionfo di Serena Di Fabio (marcia 5000) agli ori di Daniele Inzoli nel salto in lungo (7,97) e della staffetta 4×100 mista con Edwin Fermina Galvan, Elisa Valesin, Francesco Pagliarini e Kelly Dualla (record del mondo con 41.21). Una prova eccezionale con gli inglesi secondi e gli americani terzi. Tre ori e due bronzi: mai prima di oggi ai Mondiali Under 21. Una pioggia di risultati. Non sempre saliamo sul podio, ma ci arriviamo quasi sempre vicino. Come per la sesta piazza di Margherita Castellani sui 200 e di Alessia Succo sui 100 ostacoli.
Una nuova Generazione di Fenomeni. Di Inzoli ce ne sono infatti due. Oltre a Daniele, di cui abbiamo già detto, oggi a Birmingham, nelle qualificazioni europee del salto in lungo, è pronto a scendere in pedana il fratello Francesco Ettore Inzoli, 21 anni, fresco di un 8,27 metri agli assoluti di Firenze, quarta misura azzurra di sempre dopo Howe, Evangelisti e Furlani. Anche per gli Inzoli, c’è stato un “innesto” speciale, quello di mamma Danielle, ex atleta nata in Camerun e ora ginecologa a Milano dove vive con papà Angelo. Francesco Inzoli è naturalmente il primo rivale di Mattia Furlani, 21 anni, bronzo olimpico a Parigi 2024 e campione mondiale a Tokyo 2025. Incredibilmente, ora l’Italia ha due saltatori giovani di enorme talento. Saranno rivali? Vedremo. Di certo meglio averne due che nessuno. Anche Furlani viene da una felice mescolanza: il padre, Marcello, è stato un ottimo saltatore (personale di 2,27 metri), la madre Khaty è un’ ex velocista di origini senegalesi che fa anche l’ allenatrice di Mattia. Poi c’è Matteo Sioli, lombardo classe 2005, golden boy del salto in alto, in attesa degli ultimi fuochi di Gimbo Tamberi.
Che dire? In queste discipline c’è vita, c’è fermento. Ci sono giovani, italiani di prima e seconda generazione, con un entusiasmo e una passione ammirevole e contagiosa. Un consiglio? Al posto di affliggerci per la crisi del nostro calcio per tre volte consecutive escluso dai mondiali, godiamoci quanto di buono facciamo in altri sport dove il più delle volte, in un passato anche non troppo lontano eravamo degli imbucati. Poi se Malagò e Mancini faranno il miracolo (ma le premesse non sono incoraggianti) tanto di cappello. Altrimenti, teniamoci questi ragazzi che alle prossime Olimpiadi di Los Angeles (2028) ci andranno di sicuro. Loro.

