
Nel carcere romano di Rebibbia saranno sentiti dal pubblico ministero Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro arrestati lo scorso 30 giugno con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato
Entrano nel vivo gli interrogatori degli arrestati per l’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Oggi nel carcere romano di Rebibbia saranno sentiti dal pubblico ministero Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro arrestati lo scorso 30 giugno con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato.
A chiedere l’interrogatorio sono stati gli stessi difensori. «Ci aspettiamo tante domande, le risposte vedremo. Certamente risponderanno in merito alle accuse. È un interrogatorio che abbiamo chiesto noi, il pubblico ministero farà le domande e noi ovviamente daremo la nostra versione difensiva», hanno spiegato gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, che assistono tre dei quattro arrestati, prima di entrare nel carcere di Rebibbia.
Al centro della linea difensiva c’è anche la contestazione dell’aggravante mafiosa. Secondo i legali, infatti, per i loro assistiti non sussisterebbero neppure le condizioni per la custodia cautelare in carcere.
«Secondo noi non dovrebbero stare in carcere, anche perché riteniamo che non ci sia l’aggravante mafiosa», hanno aggiunto Pagliarulo e Falconieri parlando con i cronisti.
Gli interrogatori di D’Avino e Passariello rappresentano dunque un nuovo passaggio dell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. I due indagati sono chiamati a rispondere alle domande del pubblico ministero e a fornire la propria versione sulle accuse formulate nei loro confronti.

