
Barbara Cimmino (Confindustria) commenta i risultati del primo Barometro imprese estere tra riscontri positivi e criticità da sciogliere
«La prima rilevazione restituisce un segnale positivo: un’ampia quota di imprese ha registrato una crescita dell’attività e per la seconda parte dell’anno si attende una moderata espansione. Il quadro è coerente con il rafforzamento della presenzadelle imprese estere in Italia, sostenuto soprattutto dalla crescita di quelle già presenti». Barbara Cimmino, vice presidente per l’export e l’attrazione degli investimenti di Confindustria commenta così i risultati del primo Barometro.
L’occupazione resta il tema centrale, come stimolarla?
La propensione a investire resta positiva, ma non si traduce automaticamente in nuova occupazione. In una fase di incertezza e trasformazione dei modelli produttivi, le imprese continuano a investire mantenendo prudenza sulle dinamiche del lavoro.
Quali sono le aspettative per il nostro Paese?
Il Barometro evidenzia una distinzione: le imprese esprimono valutazioni favorevoli sulla propria attività e sulle prospettive, ma sono più prudenti sull’economia italiana nel suo insieme. Per i restanti mesi del 2026 quelle che prevedono un peggioramento sono leggermente più numerose di quelle che si aspettano un miglioramento.
Le imprese italiane a controllo estero sono progressivamente cresciute, ma soprattutto è cresciuto il loro contributo all’economia nazionale: realizzano il 21% del fatturato e impiegano circa il 10% degli occupati. Questo trend come ha cambiato le caratteristiche del tessuto imprenditoriale italiano?
Le imprese a controllo estero sono pienamente integrate nel sistema produttivo italiano. Per ogni euro di valore aggiunto diretto ne attivano 2,1 e a ogni addetto diretto corrispondono 3,4 addetti sostenuti attraverso le interdipendenze produttive. L’impatto si estende quindi a filiere e territori, anche sul fronte dell’innovazione: le imprese estere realizzano il 38,1% della R&S d’impresa nazionale e, inserite nei network internazionali, favoriscono la diffusione di competenze, tecnologie e nuovi standard organizzativi.
Per multinazionali quali sono le specificità più attraenti del Paese? E quali le criticità?
L’attrattività dell’Italia dipende dalla qualità dell’ecosistema: filiere evolute, fornitori specializzati, innovazione, competenze, università e ricerca. Le criticità: rendere più semplice e prevedibile l’investimento, con efficienza della Pa, chiarezza delle regole, coordinamento tra centro e territori e tempi delle decisioni.
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