Automotive, per i mini contratti di sviluppo 300 milioni del Mimit

Pronto il decreto ministeriale

È pronto per il debutto un nuovo strumento di agevolazione rivolto alla filiera dell’automotive, con una disponibilità complessiva di 300 milioni di euro. Un decreto del ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, definisce le regole di accesso ai “mini contatti di sviluppo” che, incentivando progetti con spese ammissibili tra 5 e 20 milioni di euro, dovrebbero adattarsi in modo più efficace alle capacità produttive della componentistica, settore messo ora fortemente alla prova dagli effetti indiretti dei tagli del gruppo tedesco Volkswagen.

Un successivo decreto direttoriale stabilirà la data di apertura dei termini per presentare le domande, intanto le imprese possono prepararsi. Saranno incentivati investimenti produttivi che possono essere accompagnati, entro determinati limiti, da progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale e da progetti di formazione del personale strettamente correlati. Tre gli ambiti di investimento: nuovi veicoli e soluzioni di mobilità che minimizzino le emissioni inquinanti; componenti e tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma e connessa anche con sistemi di AI; diversificazione e riconversione industriale verso settori a potenziale dual-use (come la difesa). Il programma di investimento, realizzabile anche in forma congiunta da un massimo di cinque imprese, può riguardare la creazione di una nuova unità produttiva, l’ampliamento della capacità di un’unità esistente, la riconversione, la ristrutturazione oppure, infine, l’acquisizione di un sito produttivo chiuso o a rischio di chiusura.

L’incentivo, nella forma del contributo a fondo perduto e del finanziamento agevolato, potrà coprire al massimo il 75% delle spese ammissibili. Quest’ultime dovranno riferirsi a suolo aziendale, opere murarie, macchinari, impianti e attrezzature, software e brevetti. Ok anche ad acquisti in leasing, nei limiti del regolamento europeo generale di esenzione GBER.

Sono previste clausole di esclusione nei casi di delocalizzazione delineati dal Codice degli incentivi e l’obbligo di mantenere i beni agevolati nell’unità produttiva oggetto dell’investimento per almeno cinque anni (tre nel caso di Pmi) dalla data di ultimazione del progetto.

Per quanto riguarda i programmi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, sono agevolabili costi del personale, strumenti e attrezzature per il periodo in cui sono utilizzate per il progetto, brevetti acquisiti oppure ottenuti in licenza e costi di consulenza, spese supplementari e costi di esercizio, compresi i materiali, per il 20% degli altri costi.

Lo stanziamento di 300 milioni fa parte di un più ampio pacchetto per il settore, tra sostegno alla domanda e all’offerta, del valore di 1,3 miliardi, attinti dal Fondo automotive. La distribuzione delle risorse per i mini contratti di sviluppo dovrà rispettare una serie di quote: il 10% alle imprese in possesso del rating di legalità rilasciato dall’Antitrust, un ulteriore 10% a quelle in possesso della certificazione della parità di genere e poi, per i primi sei mesi dopo l’apertura dello sportello, il 60% alle Pmi e una riserva del 40% alle regioni del Mezzogiorno.

Le domande per gli investimenti produttivi saranno valutate da Invitalia, soggetto gestore della misura, sulla base dell’ordine cronologico di presentazione e, in caso di esito positivo, l’agevolazione sarà concessa entro 120 giorni dal ricevimento della domanda. L’incentivo sarà cumulabile con altri aiuti di Stato, anche de minimis, e con altri incentivi che non sono aiuti di Stato, fatto salvo il divieto di sovracompensazione delle spese ammissibili.

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