Autorizzazioni rating Esg, dall’Italia il maggior numero di richieste a Esma

Per lavorare in Europa, le agenzie devono essere iscritte a un registro gestito dall’authority europee

Ventuno. È il numero delle società italiane che hanno notificato all’Esma, l’authority europea dei mercati finanziari, di voler continuare a produrre rating Esg. Italia al primo posto in questa classifica: dopo di noi Germania con 17, Francia con 10, Paesi Bassi 6 e via via gli altri. L’elenco è sul sito Esma: entro il 2 novembre tutte le società che hanno effettuato la notifica dovranno poi presentare la domanda per la registrazione nell’elenco che avverrà dopo l’esame dell’authority. È il procedimento a tappe previsto dal regolamento europeo 2024/3005 per le agenzie di rating Esg che vogliono lavorare sul territorio del Vecchio continente.

Per non penalizzare le società più piccole rispetto ai colossi del rating, è stato introdotto un regime temporaneo di tre anni (previsto dall’articolo 5 del regolamento) «che offre requisiti più proporzionati per i piccoli fornitori di rating Esg», si legge sul sito Esma. Per tre anni dunque, le piccole aziende di rating Esg avranno meno incombenze di compliance; i requisiti per accedere al regime temporaneo sono quelli indicati da Esma sul sito: «Non devono superare due dei seguenti requisiti a livello individuale e, quando rilevante, di gruppo: bilancio totale inferiore o uguale a 5 milioni di euro; fatturato netto inferiore o uguale a 10 milioni di euro; dipendenti medi inferiore o uguale a 50».

Oltre all’elenco delle società che hanno notificato la richiesta, c’è anche una lista di società che hanno già avuto il via libera sulla registrazione: i dati sono al 13 agosto e sono tutte aziende ex articolo 5, quindi sotto il regime temporaneo dei “piccoli”; sono 13 società tra cui 4 italiane (Asacert, Ecomate, Fidesg e Standard Ethics Europe).

Ora la domanda è: sarà sufficiente il regime temporaneo per far sopravvivere anche le piccole aziende europee? «La regolazione dei rating Esg nasce per aumentare fiducia e trasparenza, ma apre una seconda questione: chi sarà ancora in grado di produrli?», spiega Alain Keck, managing director di Mc Advisory Csr che ha inviato la notifica a Esma e fatto domanda per la registrazione nell’ambito dell’articolo 5. «Il settore premia naturalmente la scala – aggiunge Keck –. Servono grandi basi dati, aggiornamenti continui, capacità tecnologica, copertura internazionale e integrazione nei sistemi degli investitori. Il rischio è che i costi fissi della conformità rafforzino proprio gli operatori già dominanti».

Da qui la normativa ad hoc per le piccole imprese. «Il regime temporaneo – evidenzia Keck – alleggerisce la governance iniziale, ma non risolve i principali svantaggi competitivi. Il primo è l’accesso ai dati: licenze, normalizzazione, storicizzazione e controlli di qualità hanno costi che non diminuiscono in proporzione al fatturato. Il secondo è la distribuzione: banche, assicurazioni e gestori preferiscono fornitori già integrati nei propri sistemi e con una copertura molto ampia. Il terzo è reputazionale: la marca del provider diventa spesso una componente implicita della decisione d’acquisto». Vedremo cosa accadrà nei prossimi anni. Nella speranza che il rating Esg non finisca nelle mani di pochi.

Articoli correlati