
La riduzione riguarda anche l’Italia: tra il 2010 e il 2025 il nostro Paese ha perso circa il 20% di posti. I tagli più importanti in Spagna, secondo una rielaborazione di dati Bce realizzata dalla Fabi
Tra fusioni e acquisizioni, trasformazione tecnologica, digitale, Ai, l’Europa ha perso 921.903 bancari dal 2010 al 2025, secondo una rielaborazione di dati Bce, realizzata dal sindacato Fabi. Per il segretario generale, Lando Maria Sileoni, «è questo il dato che fotografa meglio la trasformazione del credito europeo». In 15 anni il settore è passato da 3 milioni e 52.370 dipendenti a 2 milioni e 130.467, con un calo del 30% circa.
La crisi finanziaria del 2008 ha rappresentato il punto di svolta, con l’avvio di una profonda riorganizzazione in tutti i principali Paesi europei. Anche in Italia. «Le banche che aderiscono ad Abi nel 2010 erano 760 , mentre nel 2025 sono diventate 420, soprattutto per effetto delle fusioni», afferma Sileoni. Tuttora si stanno definendo nuovi equilibri, con operazioni come l’Opas lanciata dal gruppo Intesa Sanpaolo, guidato da Carlo Messina, su Mps. A cui è seguita la reazione di Mps con l’offerta su Banco Bpm e Banca Generali.
Settembre si preannuncia un mese molto intenso per il settore, anche sul fronte del rinnovo del contratto di lavoro scaduto in marzo (il prossimo incontro sarà il 24 settembre), su cui Sileoni ha ribadito la necessità di procedere speditamente: «Il risiko non può diventare un alibi, tra il 2022 e il 2025 le banche hanno realizzato 160 miliardi di euro di utili. A contribuire a questi straordinari risultati sono state tutte le persone che lavorano nelle banche, quindi i 518 euro medi di aumento che abbiamo chiesto sono più che giustificabili perché tengono insieme il recupero dell’inflazione e anche la maggiore produttività delle banche».
Dietro la contrazione dell’occupazione c’è anche quella della rete bancaria europea che si deve alla maggiore concentrazione del settore e a un modello di business che punta molto sulla multicanalità e sul digitale. Dal 2010 al 2025 in Europa sono scomparsi oltre 106mila sportelli (-46%), un calo ancora più marcato rispetto a quello dell’occupazione.
La Germania è stata la prima a partire con le ristrutturazioni e continua a ridurre gli organici. È il Paese che registra il calo occupazionale più consistente: conta infatti 255.351 dipendenti bancari in meno (-33%) nel periodo tra il 2000 e il 2025. Oltre il 60% della riduzione si è concentrata già prima del 2010, segno che il processo di riassetto del settore era iniziato con largo anticipo rispetto agli altri grandi Paesi europei. Il dato riflette il progressivo consolidamento di un sistema bancario storicamente caratterizzato da un elevato numero di istituti, con una forte presenza di casse di risparmio locali, banche regionali e credito cooperativo.
Negli ultimi vent’anni la riduzione del numero delle banche è stata accompagnata da una razionalizzazione delle strutture e degli organici, con l’obiettivo di rafforzarne efficienza, competitività e sostenibilità nel lungo periodo un po’ in tutta Europa. La Spagna, per esempio, rappresenta il caso più emblematico di come una crisi sistemica possa ridisegnare un intero settore. Dopo una fase di crescita degli organici fino al 2010 (+7%), il sistema bancario ha perso quasi 95 mila dipendenti (-36%) nei quindici anni successivi. La ristrutturazione imposta dalla crisi immobiliare e dal salvataggio delle banche locali ha favorito la nascita di un mercato molto più concentrato, nel quale il recupero della redditività è passato anche attraverso una drastica riduzione dell’occupazione.
Secondo i dati Fabi, in Italia, gli sportelli sono passati da 33.631 del 2010 a 19.182, quindi sono 14.449 in meno, in calo del 43%. «L’innovazione è indispensabile, ma non può trasformarsi in [...]

