
Emerge dal 9° rapporto sulla finanza etica in Europa curato da Febea e Fondazione Finanza Etica. Le principali banche europee analizzate destinano solo il 18,5% a fini sociali e ambientali
Solidità, orientamento sociale e ambientale possono procedere insieme: le banche etiche europee presentano infatti una maggiore solidità patrimoniale e una qualità del credito migliore rispetto alle “banche significative”. E destinano al credito una quota più elevata delle proprie attività, confermando una maggiore attenzione al finanziamento dell’economia reale. Il 98,36% di credito erogato dalle banche etiche va ad attività con finalità ambientali o sociali, contro il 18,5% delle principali banche europee analizzate. È quanto emerge dal 9° rapporto sulla finanza etica in Europa: lo studio – curato da Fondazione Finanza Etica e Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative (Febea) – è stato presentato a Milano, nell’ambito del Festival dell’Economia Critica promosso da Fondazione Feltrinelli. Nel rapporto si evidenzia l’importanza dell’economia sociale, formata da oltre 4,3 milioni di organizzazioni e 11,5 milioni di persone occupate: tuttavia si fa presente anche che tale economia continua a incontrare difficoltà «nell’accesso alle risorse necessarie per crescere, investire e innovare».
In Europa al momento esistono 26 banche etiche che gestiscono più di 120 miliardi di euro di attivo e contano oltre 90 miliardi di euro di depositi. I dati sono in crescita se consideriamo che nel 2018 i miliardi di attivo erano poco più di 51. Si tratta di banche che destinano al credito una quota più consistente della loro raccolta rispetto alle banche tradizionali (67% rispetto a 61%), con l’obiettivo di produrre positivi impatti sull’ambiente e sulle comunità, mantenendo al contempo elevata solidità finanziaria, economica e patrimoniale.
L’obiettivo dello studio è proprio approfondire il confronto tra banche etiche e grandi banche europee: si analizza poi l’accessibilità degli strumenti finanziari per le imprese sociali. Il rapporto, si spiega, «analizza inoltre la dinamica del cost-to-income ratio (il rapporto tra costi operativi e reddito operativo degli intermediari) che è cresciuto maggiormente nelle banche etiche rispetto alle grandi banche. Il rialzo dei tassi ha portato infatti a una crescita del reddito operativo per tutte le banche, ma ciò che differenzia le banche etiche dalle banche più grandi è il modo in cui sono stati usati i maggiori profitti: nelle banche più grandi i redditi più elevati si sono trasformati in utili da distribuire agli azionisti o da impiegare in operazioni di fusione e acquisizione». Nelle banche etiche invece «una porzione maggiore dei ricavi è stata utilizzata per rafforzare la banca e la sua presenza sui territori, per destinare più risorse al personale, per distribuire una porzione più elevata del valore aggiunto ai clienti».
Nel report si inseriscono anche alcune proposte, a proposito della competitività del settore bancario. Nel dettaglio Febea chiede di «riconoscere e valorizzare la diversità del settore finanziario, nel quale – accanto ai grandi gruppi – operano anche intermediari medio-piccoli, radicati nei territori e maggiormente orientati al finanziamento dell’economia reale, delle Pmi e dell’economia sociale».
Un altro punto centrale è il seguente: «Rendere effettivo il principio di proporzionalità significa applicare regole e obblighi normativi coerenti con la dimensione, la complessità e il profilo di rischio delle diverse banche». Riguardo alle proposte Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica, ha detto che «non chiediamo nuove risorse, ma più stabilità, coerenza e co-progettazione. In vista del negoziato sul bilancio Ue 2028-2034, è fondamentale trasformare le garanzie pubbliche – a partire dal rafforzamento di InvestEU – in strumenti permanenti e prevedibili. Servono criteri d’accesso che valorizzino l’impatto sociale e ambientale, una regolamentazione bancaria davvero proporzionata per gli intermediari radicati nel territorio e lo sviluppo di strumenti di capitale di lungo periodo. È solo così che il risparmio dei cittadini potrà tornare a finanziare ciò che crea valore reale per le comunità e la tutela del pianeta».
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