
Introdotto da una direttiva Ue del 1992, è un conto corrente che offre l’operatività fondamentale pensato per rendere i servizi bancari accessibili a tutti, ha un canone annuo ridotto e sotto una certa soglia di reddito è gratuito
Poca informazione, scarsa conoscenza, resistenze ingiustificate: i conti di base sono meno diffusi in Italia rispetto agli altri paesi e la Banca d’Italia, con un invito che assomiglia molto ad un monito, chiede alle banche, a Poste Italiane e agli altri prestatori di servizi di pagamento, di promuoverne la conoscenza e la diffusione e a favorirne l’accesso, “in particolare da parte della clientela più vulnerabile”. E nel farlo l’istituto sottolinea che le analisi evidenziano che “talvolta l’accesso a questo prodotto è ostacolato o scoraggiato in modo ingiustificato”.
Il conto di base, introdotto da una direttiva Ue del 1992, è un conto corrente che offre l’operatività fondamentale pensato per rendere i servizi bancari accessibili a tutti, ha un canone annuo ridotto e sotto una certa soglia di reddito è gratuito. Un passo importante per l’inclusione finanziaria che ha però trovato molti ostacoli sulla sua diffusione. Ora, nella sua comunicazione Bankitalia indica anche un termine per adeguarsi: quello del 30 novembre di quest’anno, quando le Compliance e l’Internal Audit “dovranno aver completato le verifiche sulla piena coerenza degli assetti, delle procedure e delle prassi con le previsioni normative e le aspettative di questo Istituto, in modo da assicurare il definitivo superamento di ogni ostacolo all’accesso al conto di base”.
L’Istituto sottolinea che “la diffusione del conto di base tra i consumatori è ancora limitata, anche in confronto con altri paesi dell’Unione europea” e che ci sono “numerosi casi in cui l’accesso al prodotto è ostacolato o scoraggiato in modo ingiustificato”. In dettaglio tra le principali problematiche emerse sono il mancato inserimento del conto di base nel catalogo dei prodotti offerti o l’incompletezza dei servizi essenziali ad esso collegati ma anche scarsa conoscenza del prodotto da parte del personale e “resistenze ingiustificate” nei confronti di richiedenti che ne hanno potenzialmente diritto (ad esempio, soggetti non residenti ma legalmente soggiornanti nell’Ue, soggetti riconducibili genericamente a categorie considerate ad alto rischio di riciclaggio, soggetti con condizioni patrimoniali e finanziarie precarie)“; nodi segnalati anche dai consumatori e da associazioni di categoria che parlano anche di mancanza di trasparenza nelle motivazioni del rifiuto e offerta di prodotti alternativi più costosi per il cliente.
Bankitalia chiede quindi tra l’altro che siano effettuati gli aggiornamenti necessari per adattare gli applicativi e i sistemi informatici ”per gestire anche informazioni e documenti non ordinari (ad esempio, codice fiscale provvisorio non alfanumerico o ricevuta della domanda di permesso di soggiorno) e che sia data “specifica e adeguata pubblicità al prodotto, evidenziandone la gratuità per i clienti vulnerabili, nei siti web degli operatori, nei canali digitali utilizzati (ad esempio, le app) e nei locali destinati al pubblico (ad esempio, mediante affissione di avvisi) e realizzati programmi formativi a favore degli addetti alla rete di vendita sulle caratteristiche del conto di base.
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