Bankitalia non segue la Banca centrale olandese: nessun trasferimento delle riserve d’oro

Tra marzo e agosto 2026 la De Nederlandsche Bank ha spostato 86 tonnellate d’oro da Stati Uniti e Canada verso la Bank of England

La Banca d’Italia non ha effettuato nessun trasferimento delle riserve d’oro. Ad annunciarlo è l’istituto stesso, rispondendo a quanti si chiedevano se avrebbe preso la stessa decisione della Banca centrale olandese (Dnb), che nei giorni scorsi ha reso noto di aver spostato parte delle sue riserve auree da Stati Uniti e Canada verso Londra in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche.

Come si legge sul sito di Bankitalia, con un quantitativo totale di riserve auree pari a 2.452 tonnellate, per un valore attuale di mercato di circa 280 miliardi di euro, l’Italia risulta il quarto detentore di riserve auree al mondo. Sul podio della classifica figurano la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo monetario internazionale. L’oro italiano è costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e per una parte minore da monete

Le riserve del nostro paese sono custodite, oltre che nei caveau di Palazzo Koch a Roma, presso alcune altre banche. Se in Italia rimangono 1.100 tonnellate (il 44,86% del totale), una porzione quasi equivalente delle nostre riserve si trova negli Stati Uniti (1.061,5 tonnellate, il 43,29% del totale). L’oro è poi, in misura minore, conservato in Svizzera (149,3 tonnellate, il 6,09%) e nel Regno Unito, dove si trovano 141,2 tonnellate (5,76%).

Mercoledì scorso la De Nederlandsche Bank ha annunciato di aver ritirato 86 delle 313 tonnellate di oro detenute negli Usa e in Canada. In un comunicato, la Dnb ha spiegato che la misura ha l’obiettivo di migliorare la liquidità e la negoziabilità delle riserve e rafforzare la capacità di resistere alla crisi. Per risultare più efficaci nel rispondere alle emergenze dettate da uno scenario internazionale sempre più instabile, i Paesi Bassi hanno cercato di giungere a una distribuzione più bilanciata delle riserve per spalmare il rischio.

Il passaggio è avvenuto tra marzo e agosto e l’oro è stato spostato verso la Bank of England, a Londra. La capitale britannica è considerata «il maggior centro» mondiale per l’oro fisico, dove il metallo può essere disponibile più facilmente e velocemente in caso di crisi. Il governatore Olaf Sleijpen ha precisato che i Paesi Bassi si aspettano di «non doverlo usare mai» ma che, al contempo, hanno bisogno di rafforzare la resistenza del paese.

Le riserve complessive della Dnb ammontano a 612,4 tonnellate, per un valore che a fine 2025 equivaleva a 72,2 miliardi di euro. I Paesi Bassi custodiscono in patria il 30,8% del proprio oro. Prima del trasferimento dal Nordamerica al Regno Unito, il 31,3% dell’oro della De Nederlandsche Bank si trovava New York e il 19,7% a Ottawa. Adesso Usa e Canada custodiscono invece il 18,5% delle riserve auree olandesi ciascuno. La quota di oro custodita a Londra è invece salita dal 18,1% al 32,1%.

Bankitalia spiega che, oltre alle ragioni storiche legate ai luoghi in cui l’oro fu acquistato, la scelta di conservare le riserve in posti differenti dipende anche da una «strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi». In più, custodirlo nelle principali piazze finanziarie «ne permette, in caso di necessità, un più rapido utilizzo, limitando i costi e i tempi legati al trasporto del metallo».

I motivi per cui detenere oro sono molteplici. Innanzitutto, come illustrato sul sito della Banca d’Italia, le sue caratteristiche chimico-fisiche ne prevengono il deterioramento, rendendo possibile custodirlo per lunghi periodi. Dal punto di vista finanziario rappresenta poi «un efficace strumento di copertura contro eventi avversi», dato che il suo prezzo tende a salire quando gli operatori finanziari percepiscono un elevato livello di rischio.

In più, in caso di crisi valutarie una banca centrale può disporre dell’oro per preservare la fiducia nella valuta nazionale «utilizzandolo come garanzia per ottenere prestiti o, in ultima istanza, vendendolo sul mercato per acquistare la valuta nazionale così da sostenerne il valore». Il valore dell’oro, infine, tendendo a rimanere stabile nel tempo, costituisce «un buon presidio contro l’inflazione».

Articoli correlati