
La mostra alla Courtauld Gallery fino al 6 settembre 2026 indaga, non senza soprese, il rapporto dell’artista con il colore
Anche per gli artisti più noti la Courtauld Gallery riesce sempre a trovare un’interpretazione inedita e un punto di vista originale. Barbara Hepworth è la scultrice inglese più celebre del secolo scorso, con un museo dedicato a lei in Cornovaglia dove aveva lo studio e innumerevoli retrospettive negli ultimi cinquant’anni dopo la sua scomparsa nel 1975. La nuova mostra della Courtauld, “Hepworth in Colour”, riesce a essere la prima mai dedicata all’uso del colore nei disegni e nelle sculture dell’artista.
“L’obiettivo è esplorare un aspetto della sua opera che non è mai stato studiato, apprezzato o capito – spiega Stephen Feeke, ideatore e co-curator della mostra -. Le foto dell’epoca sono tutte in bianco e nero, ma la Hepworth ha vissuto una vita a colori.”
Nota soprattutto per le sue grandi sculture astratte in pietra, marmo e legno, la Hepworth è stata un’artista eclettica, che ha disegnato, inciso, dipinto e scolpito, esplorando sempre nuovi materiali e sperimentando con dimensioni diverse. Il leit-motiv della sua vita è stato l’amore per la natura, che ha cercato di riprodurre nelle sue sculture organiche, distillando la bellezza in forme di semplice, essenziale purezza.
Fuggita da Londra nel 1939 per sfuggire alla guerra, la Hepworth si era trovata a vivere in Cornovaglia dove il paesaggio era un’ispirazione continua, e durata tutta la vita, ma dove in quegli anni era difficile reperire materiali. Costretta a ridimensionare le sue ambizioni artistiche, impossibilitata a creare le sue monumentali sculture, la Hepworth si era adattata disegnando e creando piccole sculture in gesso, pietra e legno, arricchite dall’uso del colore.
Intese come bozzetti, modelli di opere da creare in futuro, queste mini sculture inizialmente furono dipinte in colori vivaci – i blu, rossi e gialli decisi dell’amico Mondrian, che lei ammirava – e spesso impreziosite dalle corde tese, in colori contrastanti, che creano un dialogo visivo tra gli spazi interni ed esterni e che evocano lo stretto legame tra arte e musica.
“Le corde rappresentano la tensione che sento tra me e il mare, il vento o le colline”, scrisse la Hepworth, mentre “il colore nelle cavità delle sculture mi fa tuffare nelle profondità dell’acqua e delle grotte”. Le sculture hanno nomi come Pelagos, Onda o Marea.
Nel 1943 l’artista con l’opera Sculpture with Colour, Pale Blue and Red scoprì un nuovo colore, un azzurro pallido, ispirato dal cielo e dalle coste della sua amata Cornovaglia, che continuò a utilizzare nei decenni successivi, assieme ad altri colori più tenui, un tenero verde erba, un giallo pastello, un rosa polvere. Una sperimentazione continua.
Nel 1954 la Hepworth parlò con disappunto della “cromofobia” dei critici d’arte: “Nessuno parla del mio uso del colore”, disse. Dopo una lunga attesa, la mostra della Courtauld rende ora omaggio a questo gioioso ma trascurato aspetto della sua opera.
Hepworth in Colour, fino al 6 settembre 2026, Courtauld Gallery, Londra
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